Venerdì, 24 Settembre 2021
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Nasce il vivaio "portatile", frutto della collaborazione tra Italia e Tunisia

Si chiama "Cellula della vita" e nasce nell'ambito di un progetto finanziato dall’Unione Europea. Fornirà contemporaneamente ortaggi e pesci, è climaticamente autonoma e dotata di un'elettronica di controllo avanzata e autosufficiente sul piano energetico

Si chiama Cellula della vita (ufficialmente “CEllule technologique de LA VIE”) ed è il vivaio portatile sperimentale ideato attraverso il progetto Celavie, finanziato dall’Unione Europea all’interno del Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Tunisia 2014 2020 e attuato dal Coreras – Consorzio regionale per la ricerca applicata e la sperimentazione (ente capofila) insieme con l’Université de Sfax, il Consiglio nazionale delle ricerche – Cnr (presente con i propri istituti Ias, Ibbr e Ismed), la Green Future s.r.l., l’Union tunisienne de l’agriculture et de la pêche – Utap e l’Association de la continuité des générations – Agc. Il budget complessivo è di 975.688 euro, di cui il 10% finanziato dai partner del progetto con risorse proprie. Sono partner associati il Gal Elimos, l’Ente di sviluppo agricolo – Esa, l’Association pour la conservation de la biodiversité dans le golfe de Gabès e l’Union régionale de l’agriculture et de la pêche.

Completata la fase tecnica di progettazione, con un evento di presentazione in diretta web per addetti ai lavori gli elaborati esecutivi sono stati illustrati a enti, imprese e altri portatori di interesse. Tutto è pronto adesso per avviare, dalla prossima settimana, la realizzazione del prototipo a Palermo, nella sede di Green Future, e a Sfax, nella cittadella universitaria. Le attività di Celavie andranno avanti fino al 31 dicembre 2022.

Un sistema flessibile per colture senza impatto ambientale

La struttura, una capsula prefabbricata e climatizzata di 6 metri e 10 per 2 e 45, alta 2 e 60, con all’interno un sistema “a circuito chiuso” fuori suolo per la produzione sia vegetale che acquatica, integrerà l’antica metodologia dell’acquaponica con dotazioni tecnologiche per la gestione e il monitoraggio, anche a distanza, dei cicli biologici in ogni loro aspetto. In basso staranno le vasche per gli organismi acquatici: la sperimentazione inizierà con i crostacei, poi si passerà ai pesci. Nella fattoria verticale a terrazze posta al di sopra, speciali luci a led simuleranno i fotoperiodi per la crescita delle piantine, mimando di fatto le stagioni. Saranno studiate le possibili alternanze delle colture, sia vegetali che acquatiche, e la correlazione della Cellula con l’ambiente esterno, grazie a un sofisticato sistema di controllo e monitoraggio dei parametri ambientali e dei flussi energetici. Il dispositivo avrà impatto ambientale quasi nullo, perché in grado di autoprodurre da fonti rinnovabili l’energia necessaria al proprio funzionamento e perché l’acquaponica, oltre a minimizzare il consumo di acqua e suolo, non richiede l’uso di pesticidi. Inoltre, essendo del tutto autonoma e prestandosi a qualsiasi configurazione, la Cellula della vita potrà essere installata e messa in funzione in qualsiasi luogo e contesto ambientale, eventualmente affiancando più moduli e con la possibilità di adattare in modo flessibile la tipologia e la quantità delle produzioni alle specifiche esigenze da soddisfare.

Dagli scopi commerciali a quelli umanitari, tanti gli usi possibili

La Cellula della vita guarda a un’ampia varietà di applicazioni. Potrà essere utilizzata come fonte di cibo a chilometri zero per piccole comunità in zone difficili da rifornire, oppure dove scarseggiano risorse idriche, suolo coltivabile e mezzi, o per sostenere attività agricole o di acquacoltura, o ancora per il ripopolamento degli invasi, per esempio quelli utilizzati per la pesca sportiva, oppure in situazioni di estrema emergenza, per esempio paesi isolati a causa di frane o terremoti, e poi anche per scopi didattici.

Il modulo Celavie potrà quindi fare al caso di un’azienda che svolge attività di coltivazione o allevamento, di un piccolo comune, del singolo consumatore, o di gruppi di lavoratori impegnati in zone remote, ma potrà servire anche per scopi umanitari, per esempio per offrire supporto alimentare alle persone che vivono nei campi profughi.

Territori coinvolti e obiettivi a medio-lungo termine

L’area della cooperazione di Celavie abbraccia territori transfrontalieri sulle due sponde del Mediterraneo e, in particolare, il progetto sarà sviluppato in Sicilia nelle province di Trapani e Palermo e in Tunisia nei governatorati di Sfax e Kairouan.

GianfrancoBadami-2"Questo progetto – commenta Gianfranco Badami, presidente del Coreras – è stato selezionato da una commissione con altri 18 tra 150 presentati, e visti i contenuti e la qualità del partenariato credo sia particolarmente importante non solo per il Coreras ma anche per l’assessorato regionale dell’Agricoltura. Il gruppo di progettazione, un collettivo qualificatissimo, include risorse interne, consulenti, ricercatori del Cnr, partner pubblici e privati siciliani, tunisini e di altri paesi. L’utilità finale del progetto, al di là di quella sperimentale, sta anche nel capire come le due sponde del Mediterraneo possono collaborare, nel testare prassi di ricerca in comune tra imprese e istituzioni, nel creare le premesse per futuri consorzi misti. Per esempio, speriamo di far nascere a fine progetto una startup per il ripopolamento della fauna ittica. Quella di Celavie è, quindi, una sperimentazione di carattere socio-economico oltre che di natura scientifica”.

"Celavie è un progetto innovativo – sottolinea Amine Elleuch, coordinatore dei partner di Celavie in Tunisia – che può rispondere alle aspettative della popolazione, degli agricoltori e degli scienziati. L’obiettivo a lungo termine è contribuire a nutrire la popolazione con verdure e pesce, utilizzando tecnologie innovative per la produzione vegetale e ittica su piccole superfici e minimizzando l’inquinamento che potrebbe derivare dal fabbisogno energetico necessario per il funzionamento del sistema. Quest’ultimo, in effetti, sarà autonomo e funzionerà essenzialmente a energia solare. Gli scienziati, insieme con i professionisti, dovranno trovare soluzioni a tutti i problemi affinché il sistema sia funzionale e ottimizzato prima della fine del progetto, il cui successo comunque non potrà prescindere da un contributo della società civile alla diffusione delle attività e dei risultati tra i cittadini”.
 

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