rotate-mobile
Lunedì, 17 Giugno 2024
Attualità

"Un mare di plastica": la mostra personale di Barbarotto in occasione dell'Earth day 2023 di Cefalù

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

L’Amministrazione municipale di Cefalù, il prezioso borgo siciliano sulla scogliera fra Tirreno e Madonie, ha trovato in Gaetano Barbarotto l’Artista con cui celebrare l’Earth Day 2023. Giornata d’importanzamondiale, che prese avvio mezzo secolo fa grazie all’Unesco e coinvolge oggi quasi 200 nazioni all’insegnadel rispetto di ogni biodiversità, contro lo spreco delle risorse e il depauperamento del pianeta. GaetanoBarbarotto, in arte Gaba, lavora da tempo con una particolare attenzione all’ambiente: ha presentatoopere sull’inquinamento delle acque e sul circolo vizioso dell’incendio boschivo. Questi dipinti, assieme allenuove opere sul materiale riciclato, riempiranno di colore, di bellezza ma anche di veemente denunciasociale l’Ottagono di Santa Caterina con la mostra “Un mare di plastica”.

L’evento vedrà la presenza dell’Artista con la prima esposizione pubblica di 16 nuove opere create perquesta importante occasione dal respiro internazionale; i lavori (bassorilievi, dipinti, sculture) sonointeramente realizzate con materiale di riciclo (plastica, cartone, legno e metalli). A questa nuovaproduzione si aggiungono altre 4 opere pittoriche catalogate, provenienti dalla mostra Inquinamenti e una,a sua volta catalogata, che fu realizzata per la mostra sugli incendi boschivi allestita nel 2022 alla RealCasina di caccia dei Borboni alla Ficuzza. “Un mare di plastica” va oltre il concetto di un’arte contemporanea mirata al collezionismo o allamusealizzazione, perché cerca di farsi messaggio e comunicazione incisiva di contenuti. La produzioneartistica di Gaetano Barbarotto ha, infatti, questa peculiarità: è al contempo bella nel senso più classico diequilibrio compositivo e padronanza del colore, ma anche molto diretta per raccontare attraverso leimmagini quanto la scienza quotidianamente ci spiega e il senso comune intuisce. Per questi motivil’Amministrazione Comunale di Cefalù ha identificato nella mostra di Gaetano Barbarotto il mezzo piùefficace per avvicinare - attraverso l’arte - ogni cittadino alla consapevolezza della fragilità dell’ecosistema Terra.

E’ l’Assessore all’ambiente, mare e pesca del Comune di Cefalù, Architetto Francesca Mancinelli, che spiegala perfetta sintonia tra il messaggio di Earth Day, la volontà dell’Amministrazione e il significato piùprofondo delle opere del Maestro palermitano:“La promozione della sostenibilità ambientale, la cura del territorio e la tutela degli animali costituiscono glielementi fondamentali di una buona amministrazione, attenta all'ambiente e al futuro delle nuovegenerazioni, e rappresentano inoltre il risultato del quotidiano impegno per la comunità, finalizzato anchealla promozione di proficue sinergie e collaborazioni con le scuole e le varie associazioni, esempio dicittadinanza attiva e responsabile. In questa direzione nasce Earth Day Cefalù dieci anni fa, e in questa prospettiva mi sono attivata in tuttiquesti anni, credendo fortemente nel valore individuale di ogni essere umano nella lotta alla salvaguardiadella nostra unica Casa: la Terra.Earth Day Cefalù è la dimostrazione pratica di come si può fare rete, anche con diverse realtà territoriali, per costruire insieme un nuovo modo di fare marketing turistico, un nuovo modello di sviluppo e dipromozione della città a partire non solo dalla Cultura, dalla Storia, dall'Arte e dal Cibo, ma anche dallaNatura e dallo Sport. Earth Day Cefalù dunque si svolge in un lungo week end interamente dedicato alla Terra, dove Sport, Arte,Cultura e Natura sono i protagonisti. In questo contesto si inserisce a pieno titolo la significativa mostra del Maestro Barbarotto nella prestigiosasala espositiva del Municipio di Cefalù in piazza Duomo e chiamata Ottagono Santa Caterina.‘Un Mare di Plastica’ è quello che ci aspetta tra qualche anno se non cambiamo rotta subito, prima chequesto folle processo di autodistruzione dell'umanità diventi irreversibile.Non possiamo più rinviare. Ciascuno di noi è chiamato a fare la sua parte, a dare il suo piccolo contributoper invertire la rotta. Adesso è il momento di agire e salvare il nostro Pianeta”.

La mostra “Un mare di plastica” sarà presentata sabato 22 aprile alle ore 19.00 in un vernissage; le opereesposte e l’estetica del Maestro saranno presentate dalla Professoressa Rosalba Gallà. Dalle sue parole bensi coglie il significato simbolico delle opere di Barbarotto, che vanno oltre la rappresentazione per diventaremonito, riflessione, momento di profonda consapevolezza. “Alcune fra le opere esposte suggerisconoall'osservatore l'infinita bellezza dei coralli, con i loro ecosistemi ricchi e variegati, in cui è pienamenterealizzata la possibilità di una vita simbiotica, di una coesistenza di specie diverse, animali e vegetali: il corallo diventa simbolo di un equilibrio naturale da preservare e proteggere da ogni forma di offesaambientale. Le forme essenziali, il contrasto dei colori, in cui il rosso evoca lingue di fuoco, e in particolareuno dei materiali utilizzati, la plastica, inducono a riflettere su quanto i coralli siano a rischio e su come ledissennate scelte umane siano alla base della crisi del meraviglioso equilibrio naturale.Più che mai oggi dovremmo guardare ai coralli come a un modello di coabitazione per tutti gli esseri chevivono nella nostra grande e unica casa, la Terra. Così, nella Giornata mondiale della Terra, come in ognigiorno dell’anno, è necessario sottolineare l'impegno di tutti affinché le splendide barriere coralline nonvengano sostituite da orribili barriere di plastica”.

Infine sono i testi del critico d’arte e curatore, Massimiliano Reggiani, che spiegano come GaetanoBarbarotto abbia potuto trovare nella mostra un felice equilibrio tra forma, bellezza e significato: “Un maredi plastica” ha un timbro malinconico, quasi struggente nonostante la bellezza dei colori e la serenità delleforme che rappresentano l’essenza dell’arte di Barbarotto. Sono immagini che discendono dal vissutodell’Artista, dalle corse spensierate sulla battigia, dalle nuotate in apnea sul precipitare roccioso della Sicilianelle profondità del Tirreno. Questo immaginario, che per il Maestro è identità e memoria, mantiene icolori degli abissi che avevano affascinato il pubblico davanti alle “Meraviglie del mare”. In questapersonale, la voce di Barbarotto si fa espressionista, con una sensibilità introspettiva, capace di raccontarela sofferenza per qualcosa che - irrimediabilmente - sembra prossimo a scomparire. Ci sono tre profondipiani di lettura in “Un mare di plastica”: la lezione del riuso, perché ogni opera - che sia dipinto, bassorilievoo scultura, prende corpo da un materiale di scarto sottraendolo all’abbandono, alla corsa selvaggia delrifiuto dalla discarica a quel poco d’incontaminato che resta della natura selvaggia. L’importanza dellabellezza, come strumento della comunicazione perché attraverso il proprio fascino misterioso fatto diforme e colori, sembra poter ancora smuovere le coscienze verso il rispetto o almeno l’attenzione per unabiodiversità che andiamo follemente distruggendo. La consapevolezza dell’enormità del danno cheabbiamo arrecato all’ambiente e rimane il centro del messaggio annuale di Earth Day: noi crediamo divedere il mare o la bellezza del guizzo d’un pesce ma tutto è ormai falso.

Noi osserviamo, respiriamo,mangiamo un mondo di microplastiche, di reagenti, di contaminanti, di depositi tossici. Osserviamo con gliocchi della mente rimanendo in realtà ciechi davanti il disastro compiuto. Se tutto appare ma è solo unricordo, allora anche noi, apici della catena alimentare, superpredatori per cultura irrazionale, non saremopresto a nostra volta rifiuti in forma d’uomini? Sangue e idrocarburi, visceri e tossine, capaci di bellezzaeppure insistentemente ignavi all’azione e traditori del futuro?” Nota biografica dell’Artista: Gaetano Barbarotto, in arte GABA è nato a Palermo nel 1957 e sin da piccolo ha manifestato passione per ildisegno e la pittura, intraprendendone poi lo studio fino al diploma - conseguito nel 1978 - presso le BelleArti di Palermo; negli stessi anni frequenta lo studio dell'artista Guido Quadrio (1938-2006), pittore moltoattento sia allo studio della figura che alla politezza del tratto; da questa formazione di bottega il “giovanepittore” si perfeziona nello stile ed è subito chiamato per partecipare a diverse mostre e rassegne d'artenella città di Palermo.Negli anni Ottanta Barbarotto si trasferisce a Milano e prosegue la propria affermazione artisticainserendosi nel mondo di Brera, dove conosce altri Maestri tra cui Giuseppe Migneco, Ernesto Treccani,Mario Bardi e Enzo Migneco in arte “Togo”.

La frontalità dell’immagine e la pennellata sfuggente diTreccani, l’impostazione statuaria e senza essere eroica di Migneco e Bardi, la nostalgia e l’uso emozionaledel colore di Togo cominciano a dialogare con la poetica e lo stile di Barbarotto; la profonda amicizia che lolega a Togo, docente di tecniche dell’incisione, gli svela i segreti della calcografia, tecnica molto adatta allasua innata capacità grafica.Impegnato fra partecipazioni a collettive e diverse rassegne personali, nel 1982 Barbarotto concorre alPremio Nazionale d'Arte Contemporanea dedicato al tema “Padre Kolbe e l'olocausto” un evento curato dalcritico Albano Rossi; assieme a Barbarotto altri importanti artisti del momento: Bruno Caruso, ErnestoTreccani, Mario Tornello e Gianbecchina. L’Olocausto, nel suo dramma storico e nel valore universale diinaudita e insensata sofferenza, si impone con forza nell’atto creativo e Barbarotto si stacca dalla meraraffigurazione costruendo l’immagine “secondo le proprie impressioni, trasferendo sulla tela il sentimentoche porta nell'anima” come scrisse il critico Giovanni Capuzzo. L’opera raffigurerà una “Stola rossa appesaad un filo spinato” con un tale impatto simbolico da attirare l’attenzione del primate Glemp ed esser premiata dai critici di Varsavia. Nel 2019 torna a vivere stabilmente nella propria città natale, dove riprende frequenti contatti con moltiamici artisti siciliani e compagni degli studi alle Belle Arti.Continua a partecipare a rassegne tra cui la “Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea Sacra e delleReligioni dell’Umanità - BIAS 2020” che accoglie tre sue opere alla Galleria del Loggiato di San Bartolomeo di Palermo.

L’evento, presieduto dalla contessa Chiara Modica Donà dalle Rose, aveva per tema: “The timeof the game, the game of the time”. Nell’estate 2021 presenta per la prima volta meraviglie del mare: è a Palermo, nella Real Fonderia allaCala, alla presenza del professor Tommaso Romano, dell’assessore alla cultura e professore all’AccademiaMario Zito e del maestro Enzo Togo. Altri dipinti di Gaetano Barbarotto sono stati esposti all’Arsenale di Venezia, sul Naviglio Grande di Milano, al Museo Beccadelli di Marineo, nella Biennale d’artecontemporanea di Ciminna, Palazzo Jung di Palermo, Museo Regionale Palazzo d’Aumale di Terrasini, Basilica Padre Kolbe di Milano, Accademia Belle Arti “ Michelangelo di Agrigento, Basilica San Sebastiano Acireale,Museo Reggia Borbonica di Ficuzza, Museo degli Angeli di Brolo, Ottagono Santa Caterina per Simposio d’arte, Museo D’Arte Moderna Palazzo Riso di Palermo, Galleria d’Arte Studio 71 di Palermo,Galleria Concept Art Brera Milano e a Ottagono Santa Caterina di Cefalù.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"Un mare di plastica": la mostra personale di Barbarotto in occasione dell'Earth day 2023 di Cefalù

PalermoToday è in caricamento