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"Ha raccontato Palermo e l'Isola": laurea honoris causa alla "cuntastorie" Giuseppina Torregrossa

La scrittrice palermitana è apparsa sulla scena nel 2007, a 51 anni, con la pubblicazione del romanzo L’Assaggiatrice e da allora non ha mai smesso di narrare la società nella convinzione che la "letteratura è militanza"

Laurea magistrale honoris causa in "Italianistica" a Giuseppina Torregrossa. A conferire il titolo alla cuntastorie questa mattina è stato il rettore dell’Università Fabrizio Micari. "Ha saputo raccontare i casi minimi della storia della Sicilia e - si legge nelle motivazioni dell'Università - soprattutto della città di Palermo che nella sua opera si fa specchio delle vicende tormentate di tutta una società, quella italiana, rappresentata nei suoi snodi cruciali". 

Laureata in Medicina e Chirurgia con una specializzazione in ginecologia, Torregrossa è apparsa sulla scena letteraria nel 2007 a 51 anni, con la pubblicazione del romanzo L’Assaggiatrice, edito da Rubbettino. La scrittrice si è sempre impegnata in azioni di rilevante valenza sociale, basti pensare alle sue attività nel programma di prevenzione dei tumori dell’apparato riproduttivo nei carceri femminili di Rebibbia e di Termini Imerese. Ha compiuto un percorso culturale e umano che si è sviluppato coniugando interessi plurimi, a partire dal nesso tra letteratura e medicina, nell’obiettivo di raccontare una società "attraverso i suoi malanni" reali e metaforici e nella convinzione che la "letteratura è militanza" e ha "la forza di farsi grimaldello".

"La sperimentazione linguistica della Torregrossa - commenta Luisa Amenta, coordinatrice del corso di laurea in Italianistica - percorrendo, in apparenza, le strade di uno spazio circoscritto e locale, e affondando le radici nella tradizione siciliana del cuntu, sa farsi mezzo comunicativo capace di avvincere un vasto pubblico di lettori. La scrittrice ha saputo in tal modo valorizzare il genere romanzo, riattivandone l’irresistibile carica affabulatoria, elaborando soluzioni stilistiche originali e narrando vicende di intensa passione civile, che riflettono sulla vulnerabilità della condizione umana e invitano a una sofferta ricerca delle proprie radici". 

I personaggi d’elezione delle opere della scrittrice sono perlopiù donne che resistono alla violenza, cercano la libertà, prendono consapevolezza di sé, della propria identità. Assegnando ad esse un protagonismo anticonvenzionale, all’insegna di un’irrinunciabile ecologia umana e ambientale, Giuseppina Torregrossa ha rilanciato l’idea di un sapere femminile a partire dal quale le donne si riappropriano del proprio corpo, affermano il proprio ruolo e imparano ad ‘assaggiare’ fino in fondo la vita, conciliando antico e moderno. Proprio per la sua attenzione al mondo delle donne ha vinto con il monologo Adele il premio opera prima “Donne e teatro” di Roma. La sua opera si riallaccia alla grande tradizione letteraria degli scrittori siciliani e l’aggiorna nel segno di un’inedita esuberanza narrativa, testimoniata sia dalla ricca produzione, basti pensare, tra gli altri, ai romanzi Il conto delle minne (Mondadori, 2009) tradotto in dieci lingue, Manna e miele (Mondadori, 2011), Il figlio maschio (Rizzoli, 2015), Il sanguinaccio dell’Immacolata (Mondadori, 2019) sino all’ultimo Al contrario (Feltrinelli, 2021), sia dai premi ricevuti quali ad esempio il Premio internazionale Nino Martoglio e il Premio Baccante. "Libro dopo libro - conclude Amenta - la scrittrice palermitana ha composto una personale autobiografia dell’Isola che, al contempo, fa intravedere a tratti anche quella più vasta della nazione".

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