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L'appello dei biologi marini: "Stop pesca illegale nel Mediterraneo, proteggere razze a rischio"

La riflessione pubblicata sulla prestigiosa rivista "Science". Primo autore è Marco Milazzo, docente di Ecologia del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università di Palermo

Un team internazionale di biologi marini ha pubblicato una lettera intitolata “Mediterranean sharks and rays need action” sulla prestigiosa rivista Science. Primo autore dell'articolo è Marco Milazzo, docente di Ecologia del Dipartimento di Scienze della Terra e del Mare dell’Università di Palermo. Nel testo si presentano alcuni spunti di riflessione sulla lotta alla pesca illegale e la protezione di squali e razze a rischio estinzione.

"Le piattaforme social sono arrivate dove la pressione politica e la diplomazia non erano ancora riuscite ad incidere - racconta Milazzo -. La recente pubblicazione sui social media di immagini e video di squali a rischio estinzione venduti a tranci nei mercati di Monastir e Kelibia in Tunisia, ha portato diverse organizzazioni locali ed internazionali a sollevare una protesta formale nei confronti del governo tunisino. Fortunatamente la risposta non è tardata ad arrivare, ed in attesa di una revisione della legislazione nazionale, è stato promulgato un bando di pesca, sbarco e commercializzazione di diverse specie di squali e razze ad alto rischio di estinzione in Mediterraneo”. 

"Le recenti misure adottate dal governo tunisino – continuano dal team di biologi marini - potrebbero finalmente contribuire a cambiare lo scenario della politica della pesca mediterranea, innescando un effetto a cascata sull'azione pigra di altri paesi, molti dell'UE, che sono tra i principali esportatori e importatori di carne di squalo al mondo. Le azioni, peraltro ampiamente riprese dalla roadmap del Green Deal Europeo, devono riguardare la lotta efficace alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, i controlli nei porti e nelle industrie di trasformazione, e la sicurezza alimentare (gli squali sono venduti al posto del pesce spada in diversi mercati in Italia e in Grecia), ma anche la creazione di santuari internazionali per la protezione di squali e razze a rischio estinzione".

“Le acque costiere del Nord Africa ospitano molte aggregazioni di elasmobranchi e un’elevata diversità di specie, la maggioranza delle quali sono a rischio di estinzione. Contrastare la pesca illegale e deliberata di squali e razze, ancora in atto in queste aree, rappresenta un passo fondamentale per la loro efficace protezione” afferma Carlo Cattano, ricercatore della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Istituto Nazionale di Biologia, Ecologia e Biotecnologie Marine in Sicilia.

"Le statistiche ufficiali della Fao, ci dicono che la Tunisia ha la più grande flotta peschereccia nordafricana, è seconda solo alla Libia per la pesca degli squali nel Mediterraneo, ed in generale che i paesi dell'Africa settentrionale hanno sbarcato il 70% delle catture di elasmobranchi di tutto il Mediterraneo. Questi dati sono largamente sottostimati", aggiunge Ioannis Giovos, ricercatore di iSeA e della Università di Patrasso in Grecia.

L'instabilità geopolitica dell’ultimo decennio e la recente pandemia hanno portato ad una forte contrazione delle economie dei paesi nordafricani e al collasso della loro industria del turismo. “Ci sono chiari segnali di un incremento della pesca illegale in questi paesi, probabilmente per effetto di una domanda crescente di carne di squalo in mercati interni ed a sostegno di un’economia di sussistenza, ma anche da parte di ristoranti asiatici in Europa. Tutto questo sta mettendo gli elasmobranchi mediterranei in un pericolo maggiore rispetto a prima e bisogna agire prima che sia troppo tardi”, conclude Sara Al Mabruk, fondatrice di Marine Biology in Libia, Al Beida (Libia).

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