Il sogno americano di una palermitana a New York: "Sarò Barbra Streisand, brillerò come una star"

Dalla passione per il ballo, il canto e Gigi Proietti alla Acting Studio di Susan Batson della Grande Mela dove ha studiato anche Nicole Kidman, Maritè Salatiello è la prima palermitana ad interpretare la leggenda del cinema proprio in America

Maritè Salatiello

Di sogni ne son pieni i cassetti ma il sogno, il vero “american dream”, solo in pochi pochissimi riescono ad esaudirlo. E per farlo servono tenacia, spirito e una valigia. Palermitana di mare aperto, Maritè Salatiello ha trentacinque anni e da un po' di tempo sta vivendo il suo sogno americano. Cosa può desiderare di meglio una attrice se non debuttare nel Paese che ha sfornato le più grandi stars del cinema? A settembre infatti va in scena a New York il suo primo spettacolo, di cui è sceneggiatrice e interprete. Ma c'è di più. Sarà la prima palermitana ad interpretare Barbra Streisand proprio negli Stati Uniti. 

Maritè è un’artista nell’anima. Sin da piccola coltiva la passione per il ballo, per il canto. “Ho fatto la ballerina per tanto tempo, ma già da bambina sognavo di vedermi sullo schermo - racconta a PalermoToday -. Gigi Proietti è stato il mio modello, a lui mi sono ispirata. Forse era una cotta adolescenziale che con gli anni si è trasformata in stima e adorazione per quel suo modo unico di fare recitazione. Così a 16 anni pregai mia mamma di portarmi alla scuola di Ernesto Maria Ponte. E’ con i musical che portavo in scena che capii che la mia vita è sul palco, la mia strada la recitazione”.

Si laurea in Giurisprudenza, si trasferisce a Roma per studiare alla scuola di Gisella Burinato, master coach del cinema in Italia, e di Michael Margotta, attore americano molto celebre negli anni Ottanta. Fa parte di una compagnia teatrale siciliana diretta da Monica Cavaoia, prende parte a tutta una serie di film indipendenti, fa comparse in pellicole più importanti ma capisce che l’Italia non è il suo posto. “Sento che mi manca qualcosa sia nel metodo acting che nello spazio creativo di cui la mia anima di artista ha bisogno in termini di libertà d’espressione”.

rid  (1)-2Ecco che, a questo punto della storia, inizia il sogno americano di Maritè. “All’inizio non capivo cosa stessi davvero cercando ma sapevo che non ero soddisfatta di essere dov’ero e che dovevo andare, andare via, andare in America anche se era un’incognita”, spiega ancora. Per diventare un'attrice internazionale però si deve faticare e la gavetta, nella patria del cinema, ha un nome ed un cognome e si chiama Susan Batson. E' con una delle più importanti maestre americane di recitazione, nella Acting Studio in Times Square dove sono cresciuti artisti come Nicole Kidman, Rihanna e Oprah Winfrey che Maritè inizia a studiare. Impara il “method acting”, il processo di scrittura, la creazione dei personaggi.

Ed è proprio questa la chiave di volta della sua vita. Perché insieme alla Susan Batson Production scrive un one woman show basato sulla vita e sul lavoro della leggendaria artista Barbra Streisand che sarà portato in scena al Susan Batson Theater in Times Square a settembre. “La storia che ho scritto racconta tutta la sua vita - precisa Maritè -. Dalla sua adolescenza in una famiglia ebrea di Flatbush, povero e pericoloso quartiere di Brooklyn , al grande successo di ‘Funny girl’ a Broadway”.

Uno spettacolo, quello di Barbra Streisand, che porta in scena tutta l’energia e la sensibilità di una donna ambiziosa e forte, solare e determinata proprio come Maritè. “Da piccola viveva con la mamma con cui aveva un rapporto molto difficile, insieme al padre acquisito che lei stessa definiva un mostro - racconta ancora -. Da quel quartiere scapperà portando con sé l’accento e la tenacia da ragazza di Brooklyn. Questo spettacolo è la storia di una donna ebrea che rompe le regole, antesignana dell’emancipazione femminile. Perché diventerà celebre, famosa, ricca ma dovrà fare i conti con i difficili meccanismi di Hollywood che la vogliono con il naso rifatto, più disciplinata”.

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Maritè di applausi ne ha già ricevuti e tanti altri ne riceverà, ma mai nessuno sarà come quello di Fabio, la sua persona speciale che oggi, purtroppo, non c’è più. “E’ stato il primo a credere in me, il mio primo supporter, il mio fan, il mio amico, il mio fidanzato, il mio confidente, ma anche il mio direttore artistico - mi confida -. Durante la quarantena ci facevamo delle lunghe videochiamate, come piaceva a noi. E lui è stato parte integrante del processo creativo di questo spettacolo. Mi ha dato consigli, provavo con lui, 'Mari fai così, no è meglio così'. In questo spettacolo ci sono le nostre risate e anche un po' di noi. Sapevo che la sua autenticità avrebbe spinto anche me ad essere autentica nei panni di un’altra persona. Così è stato, così sarà. Questo spettacolo lo dedico a lui e alla luce che mi ha lasciato”. E forse è così che, speriamo, Maritè brillerà tra le stelle di Hollywood.

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