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Martedì, 30 Novembre 2021
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Infanzia, Save the children lancia l'allarme: in Sicilia più di un minore su quattro vive in povertà

L’Atlante “Il futuro è già qui”, pubblicato dall'organizzazione, fotografa una situazione di emergenza dove le disuguaglianze aumentano: nell'Isola solo un bimbo su 16 ha accesso agli asili nido o a servizi integrativi finanziati dai Comuni, un dato lontano dalla media nazionale

Più di un minore su quattro in Sicilia vive in condizioni di povertà relativa e le diseguaglianze e la povertà educativa si sperimentano sin dalla primissima infanzia. A dirlo è Save the Children che ha pubblicato la dodicesima edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia, dal titolo “Il futuro è già qui”. 

Secondo l'organizzazione nell'Isola solo un bambino su 16 (5,9%) usufruisce di asili nido o servizi integrativi per l’infanzia finanziati dai Comuni, un dato ben lontano dalla media nazionale (14,7%). La spesa media pro capite (per ogni bambino sotto i 3 anni) dei Comuni della Sicilia per la prima infanzia è di 386 euro ciascuno, un dato tra i più bassi in Italia dove l’investimento sull’infanzia va dai 149 euro della Calabria ai 2.481 euro della Provincia Autonoma di Trento. 

Anche crescendo, le disuguaglianze non spariscono: in Italia solo il 36,3% delle classi della scuola primaria usufruisce del tempo pieno, con forti disparità sul territorio. Guardando alle province della Sicilia, la maggioranza non riesce a raggiungere nemmeno il 10%, come nel caso di Ragusa (4,5%), Palermo (6,3%), Catania e Siracusa appaiate all’8,7% e Trapani (8,8%), Agrigento si attesta all’11,1% e la situazione è un po’ migliore, ma sempre lontana dalla media nazionale, a Messina (18,2%), Enna (21,5%) e Caltanissetta (23,1%). 

Divari evidenti dall'analisi dei test Invalsi

Cali di apprendimento e divari sono evidenti nell’analisi degli ultimi test Invalsi, su cui pesano fortemente i mesi di chiusura delle scuole durante la pandemia. La dispersione implicita, ovvero il mancato raggiungimento del livello sufficiente in tutte le prove, in Italia è in media del 10% nell’ultimo anno delle scuole superiori, con significative variazioni su scala regionale. In Sicilia, tranne Ragusa che si mantiene in linea con la media del paese segnando un 10,2%, le altre province registrano tutte percentuali più alte a partire da Messina (12,5%), e poi Catania (14,5%), Trapani (16%), Caltanissetta (17,3%), Siracusa (17,8%), Palermo (18,7%), Enna (19%), mentre il grado di preparazione di gran lunga peggiore si segnala ad Agrigento (25%). I dati Invalsi hanno, inoltre, certificato che, se la crisi complessivamente ha colpito tutti gli studenti, le bambine, i bambini e gli adolescenti che erano già in condizione di svantaggio hanno subito le conseguenze più gravi. I punteggi medi dei test in italiano e matematica, evidenziano, infatti, risultati peggiori per i ragazzi che provengono da famiglie di livello socio-economico basso o medio basso, confermando come la Dad abbia fatto venire meno l’effetto perequativo della scuola, lasciando indietro gli studenti che per mancanza di strumenti e di aiuto in casa, non sono riusciti a stare al passo col programma.

I ragazzi tra i 18 e i 24 anni che non studiano e non hanno concluso il ciclo d’istruzione in Sicilia sono il 19,4% e i Neet - giovani tra i 15 e i 29 anni che non lavorano, non studiano e non sono inseriti in alcun percorso di formazione - raggiungono addirittura il 37,5%. Se già rispetto alle percentuali medie in Italia (rispettivamente 13,1% e 23,3%) questi numeri sono indice di un fenomeno preoccupante, il confronto con le medie europee segna un solco ancora più profondo (9,9% e 13,7%).

Il quadro nazionale

In 15 anni in Italia la popolazione di bambine, bambini e adolescenti è diminuita di circa 600 mila minori e oggi meno di un cittadino su 6 non ha compiuto i 18 anni. E nello stesso arco di tempo è dilagata la povertà assoluta, con un milione di bambine, bambini e adolescenti in più senza lo stretto necessario per vivere dignitosamente. Un debito demografico, economico e soprattutto un debito di investimento nelle generazioni più giovani, che ha travolto tutto il paese: tra il 2010 e il 2016 la spesa per l’istruzione in Italia è stata tagliata di mezzo punto di PIL, e si è risparmiato anche sui servizi alla prima infanzia, le mense e il tempo pieno, lasciando che, allo scoppio della pandemia, i divari e le disuguaglianze di opportunità spianassero la strada ad una crisi educativa senza precedenti
 
La fotografia scattata nell'Atlante dell’infanzia a rischio è quella di giovani generazioni su cui non si è investito a sufficienza, che, a causa della pandemia da Covid-19, hanno perso mesi di scuola, hanno sofferto l’isolamento e la perdita di relazioni, e a cui è urgente fornire risposte concrete. La pubblicazione, a cura di Vichi De Marchi ed edita da Ponte alle Grazie, racconta un’Italia ogni giorno più vecchia, ingabbiata nelle diseguaglianze sociali, economiche e geografiche, in cui i minori sono sempre più poveri, non vengono considerati come il capitale più prezioso per il futuro del paese, non vengono ascoltati. 

“Siamo di fronte ad un domani incerto. Da un lato - afferma Daniela Fatarella, direttrice generale di Save the Children Italia - c’è un futuro che rischia di essere compromesso dalla crisi economica, educativa, climatica. Dall’altro sembra esserci la miopia della politica che in questi ultimi decenni non ha investito a sufficienza sul bene più prezioso del nostro paese, l’infanzia. In Italia - continua Fatarella - abbiamo un milione e trecentomila minori in povertà assoluta e la percentuale di Neet più alta d’Europa, con un esercito di giovani che non studia, non cerca lavoro e non si forma. Giovani che non sono messi nelle condizioni di contribuire attivamente allo sviluppo del Paese, senza dimenticare che povertà e assenza di educazione sono il terreno perfetto per attrarre risorse nelle mafie organizzate. Ascoltare le istanze di bambine, bambini e ragazzi è un imperativo: si aspettano una società diversa e dobbiamo renderli protagonisti di questo cambiamento. Il tempo delle parole - conclude la direttrice - è passato e ora bisogna immediatamente impegnarsi in politiche concrete a favore dell’infanzia: i fondi dedicati alla Next Generation sono risorse importanti che possono trasformare le parole in realtà ed è un’occasione che non possiamo perdere”.

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