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Mercoledì, 18 Maggio 2022

VIDEO | Ficarra e i giocatori del Palermo incontrano i piccoli pazienti oncologici: "Bello renderli felici"

Nell'ambito del progetto "Ritorniamo a giocare", promosso da Samot e Libertas, l'attore e i rosa hanno donato nei locali del Barbera un pallone firmato e attimi di spensieratezza ad alcuni dei 55 bambini in cura presso l'associazione no profit. "Mi sento sempre un po' bambino quando faccio i miei film"

Ritorniamo a giocare, il progetto della Samot dedicato ai piccoli pazienti oncologici ha aiutato lo scorso anno 55 bambini oltre alle loro famiglie. Promosso dalla Samot in collaborazione con il Centro nazionale sportivo Libertas, con il supporto del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, avviso 1/2020, è stato rifinanziato per il 2022. Ed è nata una vera e propria rete con enti del territorio: dal PalermoCalcio al SiMuA (Sistema Museale di Ateneo con Orto Botanico e Museo Gemmellaro); Virgin Active Italia, PalermoFavorita, il Teatro Massimo. Ogni struttura ospiterà i bambini per visite e attività, ma sono previsti anche laboratori didattici, gruppi Scout, escursioni all’aria aperta: tutto per coinvolgere i piccoli pazienti nella convinzione che gioco e sport siano indispensabili per il recupero sociale e fisico.

I primi a dare il loro contributo sono stati gli attori Ficarra e Picone, da sempre vicini alla Samot, e il Palermo Calcio: ieri pomeriggio Salvo Ficarra e alcuni giocatori – Matteo Brunori, Andrea Accardi, Andrea Silipo e Alberto Pelagotti - hanno incontrato i bambini, giocato, firmato i palloni, visitato il museo interattivo dello Stadio, posato per la foto ricordo, nel corso dell’evento “Facciamo squadra” organizzato dalla Samot. “Io mi sento sempre un po’ bambino quando faccio i miei film, le risate dei più piccoli vengono dalla pancia, sono spontanee. Samot è un’associazione seria che da anni lavora con i bambini malati, è giusto mettere il nostro nome e la nostra faccia sul loro progetto” interviene Salvo Ficarra.

“Regalare un sorriso a questi bambini è stato bellissimo” dice Alberto Pelagotti. “Renderli felici: mi verrebbe voglia di abbracciarli ad uno ad uno. Tutti noi da bambini volevamo diventare calciatori: è giusto e bello che seguano i loro sogni” ripete Matteo Brunori. Un bimbo malato non è per forza un bimbo triste, ma spesso è molto solo. Il suo bisogno di correre, scherzare, giocare, dare un calcio ad un pallone, magari provare un piroetta, e perché no … litigare, gridare, ridere, spesso si scontra con inevitabili paure per ogni contatto esterno. Situazione che il Covid ha necessariamente reso ancora più pesante, rendendo difficilissimo, a tratti impossibile, l’accesso degli operatori ai reparti ospedalieri; sono state così privilegiate attività domiciliari, in modo tale da garantire il più possibile la salute dei bambini e favorire la tranquillità dei genitori.

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