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Musica e "sgami", alcol e divertimento: quando a Palermo il giovedì c'era il Birimbao

Le celebri serate rimaste nella memoria dei quarantenni di oggi. In centinaia si assembravano fino all'alba all'interno della villa in stile Liberty, che ora finisce all'asta. La fila all'esterno, la "lista" e la drink card. Poi c'era la domenica del compianto Nasta: aperitivo, cena e musica live...

Si scrive Villino Ramione Cusimano, si legge Birimbao. Perché la palazzina Liberty al civico 85 di via dei Leoni realizzata ai primissimi del Novecento, non fu solo la residenza di villeggiatura di una nobile famiglia palermitana, ma soprattutto una delle più rinomate discoteche della città. Oggi però il sogno di un ritorno a quelle notti fino all'alba fatte di musica e divertimento sfuma all'asta. Perché Villino Ramione Cusimano, ormai abbandonato al degrado e all'incuria, sarà venduto. 

Le celebri notti al Birimbao

Il 6 maggio, giorno della vendita "senza incanto", si conoscerà il destino di quello che fu il Birimbao che, prima di essere una discoteca, fu una casa di riposo per anziani e prima ancora una casa di villeggiatura. Erano gli anni '70 quando Villino Ramione ospitò Villa Gaia (fino agli anni '80). A partire dagli anni '90, però, la svolta. Il villino che ha anche un giardino su cui spicca una fontana si trasformò in uno dei più celebri locali di Palermo per via delle serate che lì furono organizzate. Serate rimaste nella memoria dei tantissimi palermitani che le hanno frequentate negli anni Duemila. 

Le più celebri furono quelle del giovedì e della domenica, anche se il Birimbao funzionava come vero e proprio format sin dal mercoledì e sin dal 2001, perché prima era un locale di musica jazz. La svolta però arriva nel 2003 quando Daniele Di Gregoli prende il timone e ne diventa il gestore insieme a Paolo Sardina e Corrado Caronna. Qualche anno addietro lo aveva frequentato come dj alle serate organizzate da Domenico Macchiarella e Daniela Genova. Ironia della sorte, fu proprio Di Gregoli - con i suoi soci - il regista di quelle notti impresse nei cuori dei tanti ragazzi, ormai quarantenni, che ancora oggi le ricordano con nostalgia. La più iconica, quella del giovedì, era firmata da Ivano Quartuccio, Walter Colosi e Vittorio Schimmenti, tutti giovani che gravitavano intorno al mondo della piscina comunale e della pallanuoto. Da lì a breve il Birimbao diventò una vera e propria moda ospitando non solo nuotatori e pallanuotisti, ma anche tutta una generazione di ragazzi che non smetteva di ballare sulle note di Giuseppe Silvestri e Peppe Chetta.

Arrivarono a dare man forte altre "organizzazioni", tra tutte quella formata da Sergio Genovese, Paolo Scancarello, Serena Gebbia, Gaia Giambona e Fulvio Morgano. L'ingresso era gratuito, si pagava solo una drink card. Se si arrivava dopo un certo orario riuscire a entrare era dura: c'era la famosa "lista". Una volta dentro però il divertimento non sarebbe mancato. E neppure gli "sgami". Il Birimbao era una vera e propria fucina dell'amore e dei flirt. La musica il collante. I drink il passepartout. Peculiarità della serata era però proprio la musica: non la classica da palla stroboscopica, ma un genere r&b di cui i due dj palermitani furono dei veri e propri pionieri. Poi a un certo punto le bartender salivano sul bancone e offrivano alcol. Rigorosamente dalla bottiglia. Tanto erano tempi Covid free...

La domenica, invece, era tutta un'altra musica. Il trio non era ancora un trio, ma ben presto avrebbe scritto una delle pagine più importanti della storia della movida palermitana. Si presentavano come Alessandro Nasta (purtroppo deceduto in un incidente stradale), Alessandro Alessi ed Enzo La Deda. Qualche anno dopo il loro nome diventò sinonimo di qualità, garanzia di serate dove il divertimento non sarebbe mancato mai. Non è strano che, i ragazzi di allora, raccontino di come abbiano conosciuto l'attuale moglie ad una delle loro feste. In consolle Francesco Gatto che, anche negli anni a seguire, rimase uno dei loro fedelissimi. La domenica al Birimbao fu quasi una serata sperimentale per i tempi. Avanguardia pura per una discoteca. Partiva prestissimo. Si faceva l'aperitivo, poi la cena e a mezzanotte, cascasse il mondo, si staccava la musica e tutti tornavano a casa. Una specie di piano bar dove per la maggiore andavano i live. Nessuno avrà dimenticato la voce di Romina Pillitteri, anche lei morta prematuramente in un incidente stradale, che amava le canzoni dei cantautori italiani. Cantava Gianna Nannini, Gerardina Trovato e Claudio Baglioni in modo unico. 

Una menzione a parte, infine, merita il sabato dei più "piccoli". Dei giovanissimi Andrea Graffagnini, Giuseppe Macchiarella e Bernardo Martorana portarono al Birimbao la musica di Cristiano Caeti, Ervin Mara e l'ormai inseparabile duo di dj formato da Richi&Manu (Manuele Pensabene e Riccardo Schermi). Si poteva entrare solo con la tessera (qualche stagione dopo arrivò la rivoluzione con ingresso "in lista"), ma la serata del sabato sera era una certezza, quasi un'istituzione per garibaldini e gonzaghini, melini e donboschini (perché tra gli under 18 ci si classificava così, in relazione alla scuola di appartenenza). 

La tessera per entrare al Birimbao-2

Storia e architettura di Villino Ramione Cusimano 

Il fabbricato, realizzato nei primi anni del Ventesimo Secolo, è composto da un piano terra, un primo, un secondo e un terzo piano. L'accesso avviene attraverso due cancelli in ferro battuto, uno dei quali in viale Croce Rossa. E' da lì che si accede alla corte esterna, ormai avvolta da una vegetazione selvaggia. 

La palazzina con giardinetto - 600 metri quadrati in totale, con appezzamento di circa 350 metri quadrati - sorge in quella che un tempo fu la Piana dei Colli. Oltre al pianterreno di 11 vani, con disimpegni, ripostigli e tre bagni, anche un primo piano con 5 vani (più un ripostiglio, una mansarda, un bagno, due terrazze e un balcone) e un secondo piano con due vani, un disimpegno e un bagno. Chi la comprerà, però, dovrà mette in conto di fare un grosso intervento di ristrutturazione. 

Il villino Liberty ha soffitti affrescati, infissi in legno e pavimenti con marmette di graniglia, un particolare materiale molto in voga a quei tempi. Sopra le aperture esterne un fregio continuo che raffigura dei putti alternati ad un motivo floreale si rifà alle tecniche di Ernesto Basile, mentre le decorazioni pittoriche interne sarebbero opera di Rocco Lentini o con tutta probabilità della sua scuola. Una nota a parte merita la ringhiera in ferro battuto della scala monumentale interna: dai motivi floreali tipici dello stile Liberty, è riconducibile a Salvatore Martorella ed è uno dei più pregiati elementi architettonici dell'intero immobile.

 

La vendita all'asta 

Chi acquisterà all'asta questa villetta, che fino ad ora è stata in custodia giudiziaria, farà un vero e proprio affare. Perché Villino Ramione Cusimano ha un valore stimato che sfiora i quasi 2 milioni di euro (esattamente 1.880.000 euro) ma oggi la base d'asta ammonta a 375.000 euro con un'offerta minima di 281.250 euro. Pignorato da quasi un decennio, è dal 2012 che l'immobile degli eredi Cusimano affronta peripezie giudiziarie. Una prima asta andata a vuoto (con un prezzo base di 1.440.000 euro), poi una seconda nel 2019 ad un prezzo più che ridotto (475.000 euro). Ora quella del prossimo 6 maggio in cui si conoscerà il destino del Birimbao. Una nuova opportunità che potrebbe presto strappare ad incuria e degrado questo piccolo tesoro Liberty che ha ospitato le più belle feste di Palermo. 

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