Venerdì, 18 Giugno 2021
Attualità Sperone / Vicolo del Castellaccio, 21

Castello di Maredolce, al via il recupero delle aree verdi: affidate in concessione

Saranno gestite per sei anni da un’associazione temporanea di imprese. I terreni saranno piantumati, riapriranno i sentieri e tornerà in vita il mandarineto storico. Il lavoro sarebbe portato avanti anche da giovani portatori di handicap e detenuti

Il castello di Maredolce

Una cooperativa sociale avrà in concessione le aree verdi del castello di Maredolce per sei anni. E' di pochi giorni fa, la firma della convenzione tra la Soprintendenza ed un’associazione temporanea di imprese – ATS composta da Sosvile, Solidarietà, Sviluppo e Legalità, Libera…mente, e Ada, Associazione diritti degli anziani, che hanno risposto ad una manifestazione di interesse  - a cui vengono affidati in gestione i sei ettari di terreno. L’idea è proprio quella di rivitalizzare il mandarineto storico, riaprire i sentieri, piantumare i terreni. Insomma, far rinascere Maredolce, con una spinta sociale visto che il lavoro sarebbe portato avanti anche da giovani portatori di handicap e detenuti.

Di questo si discuterà domani, dalle 16,30, proprio al castello di Maredolce (vicolo del Castellaccio, 21/23, a Brancaccio) nel corso di una tavola rotonda a cui partecipano il sindaco Leoluca Orlando, nella veste di presidente del Comitato di pilotaggio del sito seriale Unesco, il dirigente generale del Dipartimento dei beni culturali, Sergio Alessandro, il direttore della Fondazione Patrimonio Unesco Sicilia, Aurelio Angelini, il sovrintendente dei Beni culturali, Lina Bellanca; l’architetto Manfredi Leone, docente all’Università di Palermo e Giuseppe Barbera, direttore del Dipartimento di Culture arboree.

Intanto prosegue il restauto del castello arabo, costruito dall’emiro Kalbita “ Ja’Far II”, che sotto Ruggero II divenne uno dei solatii regii. Maredolce già nel nome ispira un luogo di sogno, elegante, raffinato, una favola araba. Abbandonato per anni, occupato abusivamente, sta per essere restituito alla città e potrebbe essere inserito nel percorso Unesco di Palermo arabo-normanna. La giornata dedicata al Castello di Maredolce permetterà di parlare di futuro, della nascita di un itinerario arabo normanno a 360 gradi, e non declinato soltanto sui monumenti inseriti nel sito seriale riconosciuto dall’Unesco. “Un itinerario che possa servire da attrattore turistico – spiegano il sindaco Leoluca Orlando, nella sua veste di presidente del Comitato di pilotaggio del sito seriale Unesco, e il direttore della Fondazione Patrimonio Unesco Sicilia Aurelio Angelini – sia dei monumenti iscritti al sito seriale che di quelli che portano indelebili le caratteristiche di questo determinato periodo storico e ne raccontino il percorso comune”.

 La storia del castello

Sfruttando la vicina sorgente della Fawwarah ai piedi del monte Grifone, i re normanni dotarono il castello dell’emiro di un’enorme peschiera di acqua dolce, addirittura navigabile (Mare Dolce… appunto),  piena di pesci di vari colori e razze, portati anche da Paesi lontani. Un giardino di delizie, particolarmente amato da Costanza d’Altavilla che amava trascorrervi l’estate con il piccolo Federico, futuro imperatore illuminato. Al centro della peschiera, Ruggero aveva fatto impiantare un isolotto a forma di Sicilia rovesciata, quasi una voliera per la grande quantità di uccelli ospitati. Nel 1328 il castello viene ceduto da Federico II d’Aragona ai Cavalieri Teutonici che lo trasformarono in ospedale. Per due secoli appartenne alla famiglia dei Bologna con cui divenne un’azienda agricola, per poi passare al duca di Castelluccio. Dagli inizi dell’800 inizia il declino e l’abbandono di Maredolce, “castellaccio” ad uso del quartiere, utilizzato dagli abitanti per ricoverare le bestie, addirittura occupato come abitazione. Acquistato dalla Regione Siciliana, viene affidato alla Soprintendenza che ne avvia il recupero, cercando di riportarlo alla sua conformazione originaria. La peschiera ovviamente non esiste più, al suo posto c’è un agrumeto, del tutto abbandonato. Ed è proprio da qui che parte il recupero di Maredolce e la riconsegna alla città.

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