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VIDEO | Musumeci ricorda Mattarella: "Innovatore in un Sicilia non ancora disposta a cambiare"

Davanti al presidente della Repubblica il governatore siciliano ha omaggiato lo spessore culturale e la lucida capacità di analisi del fratello ucciso dalla mafia 40 anni fa: "Pretendere di avere una Regione con le carte in regola diventava per lui non una sfida ma una condanna a morte"

 

Prima l'intitolazione del Giardino Inglese del governatore siciliano ucciso dalla mafia 40 anni, poi la visita di suo fratello Sergio Mattarella, il presidente della Repubblica, a Palazzo dei Normanni, in una Sala d'Ercole gremita di autorità civili e militari. Dopo gli onori di casa fatti dal presidente dell'Ars Gianfranco Micciché a prendere parola è stato il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci: "Nonostante il breve arco di tempo, l’attività legislativa e gestionale del giovane presidente, ormai consacrata negli atti parlamentari, ci dà la misura del suo notevole spessore culturale, della sua lucida capacità di analisi, della sua rara sensibilità di cattolico militante, della sua abilità nel saper mediare anche nei momenti difficili sempre alla ricerca di soluzioni unitarie. Con un simile bagaglio, chissà quale futuro avrebbe avuto quel giovane figlio d’arte predestinato alla vita pubblica se il destino non si fosse abbattuto su di lui come una mannaia a 45 anni costringendo a dischiudere le giovani ali in altissimi voli, come forse avrebbe detto D’Annunzio".

"Ma se posso spingermi ad avanzare una personale e serena valutazione - ha aggiunto il presidente Musumeci durante il suo discorso - dico senza alcun dubbio che il merito maggiore del presidente Piersanti Mattarella consiste nell’aver voluto e saputo accettare la difficile sfida del cambiamento della innovazione in una Sicilia che in quegli anni non era ancora disposta a cambiare. Un’atavica cultura della rassegnazione, assieme a un diffuso familismo, a un disarmante assistenzialismo, ad un innato spirito anarcoide aveva assegnato alla Regione Siciliana il ruolo di una sorta di ammortizzatore sociale per creare spesso occupazione senza lavoro. Gli enti economici regionali divoratori di copiose risorse finanziarie pesavano come zavorra a danno della spesa pubblica produttiva. La mafia, la cui presenza si osava negare in alcuni palazzi dell’Isola ancora alla fine degli anni ’70 attivava il suo feroce braccio armato per affermare la sua supremazia su tutto e su tutti nel disperato tentativo di controllare gli appalti pubblici e i copiosi flussi di denaro. E mentre giornalisti, politici, magistrati, uomini delle forze dell’ordine cadevano a Palermo sotto il piombo di Cosa nostra, lo Stato indugiava sulla necessità di far sentire la propria azione repressiva sempre e seppure invocata da più parti. Questo lo sfondo tragico e sanguinario sul quale Piersanti Mattarella è chiamato a condurre la propria azione alla guida della Regione. Infine l’accorato appello al popolo siciliano: Se tutti quelli che parlano di mafia - disse Mattarella - si comportassero per isolare la mafia, forse oggi avremmo fatto un grande passo avanti. E mentre alla fine del 1979 alimentava questa speranza, il presidente della Regione, dimissionario per la seconda volta, non sapeva di essere ormai l’uomo politico più isolato. L’uomo che aveva avuto il coraggio di tentare vecchi e pericolosi equilibri anche all’interno del suo stesso partito, ora è costretto a prendere atto di un’amara verità: nello scontro tra il vecchio e il nuovo, è ancora il vecchio a resistere e in parte a vincere. In un contesto caratterizzato da preoccupante opacità e contiguità politico-mafiose, pretendere di avere una Regione con le carte in regola diventava per Piersanti Mattarella non una sfida, ma una condanna a morte".

Il discorso integrale del governatore Musumeci

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