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Un ladro al Teatro Massimo, c'è Fra Diavolo in 3D: "Terribile e divertente" | VIDEO

Appuntamento dal 21 al 27 marzo. L'opera sarà eseguita per la prima volta in lingua originale, il francese, a Palermo. Nel cast molti cantanti siciliani.

 

L'opéra-comique di Daniel-François-Esprit Auber su libretto di Eugène Scribe, è stata presentata questa mattina alla stampa nel palco reale del teatro di piazza Verdi. Tecnologia, intrighi, ladruncoli, seduzioni e giochi di luce. Una congerie che tanta parte lascia al sorriso, anche se a tratti amaro, soprattutto nel secondo atto. 

A dirigere Jonathan Stockhammer, mentre la regia è di Giorgio Barberio Corsetti, che ha creato anche le scene insieme a Massimo Troncanetti, costumi di Francesco Esposito, video realizzati da Igor Renzetti, Lorenzo Bruno e Alessandra Solimene, coreografia di Roberto Zappalà ripresa da Enrico Musmeci, luci di Marco Giusti, per un allestimento realizzato dal Teatro Massimo in coproduzione con il Teatro dell’Opera di Roma, con scene create con l’innovativo uso di una stampante in 3D da Wasp Project. In scena nei panni del brigante Fra Diavolo si alterneranno i tenori Antonino Siragusa e Giulio Pelligra, per la giovane Zerline canteranno Desirée Rancatore e Anna Maria Sarra, Lady Pamela sarà interpretata da Chiara Amarù e da Sonia Ganassi, con loro Marco Filippo Romano (Lord Cockburn), Giorgio Misseri (Lorenzo), Francesco Vultaggio (Mathéo), Paolo Orecchia (Giacomo), Giorgio Trucco (Beppo), Giuseppe Toia (Un soldato), Tommaso Caramia (Un contadino), Orchestra, Coro e Corpo di ballo del Teatro Massimo.

In scena per la prima volta nel 1830 all’Opéra Comique di Parigi nella versione in lingua francese con i dialoghi parlati, il Fra Diavolo di Auber conobbe più ampia circolazione nella versione in italiano con recitativi cantati, realizzata anni dopo dallo stesso autore. Al Teatro Massimo sarà eseguita questa seconda versione ma con il testo francese del raffinato libretto di Eugène Scribe, che per la prima volta viene presentato a Palermo. Protagonista è il personaggio storico di Fra Diavolo, il brigante Michele Pezza, che all’inizio dell’Ottocento derubava i viaggiatori sfuggendo ripetutamente ai soldati del Re di Napoli. La bella Zerline, figlia dell’albergatore di Terracina, il suo amato, l’ufficiale dei carabinieri Lorenzo, e i due turisti inglesi in vacanza in Italia, Milord Cockburn e Lady Pamela, vengono presi di mira dalle trame di Fra Diavolo e dei suoi complici.

"Fra Diavolo - dice il direttore Jonathan Stockhammer - viene spesso accostata alle opere buffe di Rossini e Donizetti, ma io la sento anche molto vicina alla grande musica sinfonica: a Beethoven, certo, ma anche a Bruckner, ad esempio nel momento culminante del secondo atto, quando i complici di Fra Diavolo vogliono uccidere Zerline. I singoli numeri chiusi (arie, duetti, terzetti, concertati) somigliano molto ai movimenti di un quartetto o di una sinfonia, e i cantanti intervengono come se fossero strumenti dell’orchestra".

E quasi senza far notare il divario tra l'innovazione massiccia e i luoghi e tempi dell'ambientazione, come in una straordinaria macchina del tempo, il regista Giorgio Barberio Corsetti sposta l’azione dal 1806 agli anni Cinquanta e Sessanta, ricollegandosi a tutto quel filone del cinema italiano che mostra la provincia italiana, abitata da carabinieri, belle ragazze, seduttori, albergatori, turisti stranieri, ladruncoli, seduttori. "L’azione - spiega - si sviluppa in una locanda sulla costa che abbiamo riprodotto con un impianto scenografico stampato interamente in 3D. Ne risulta un effetto di deformazione alla Dalì dell’edificio che domina la scena". Una storia, quella di Fra Diavolo, che ha anche risvolti drammatici: "Sotto la leggerezza della musica si insinua un brivido inquietante; la scena fondamentale è quella del secondo atto, quando Fra Diavolo e i suoi complici progettano di uccidere Zerline per portare a termine indisturbati il loro furto, e la ragazza inerme e addormentata è in loro balìa: una tensione che pervade tutta l’opera e che, nelle immagini proiettate in scena, si traduce in grandi occhi che scrutano nel buio e in mani rapaci che si tendono, quasi per afferrare i personaggi".

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