Paolo Borrometi diventa palermitano: "Dedico la cittadinanza onoraria a Nino Agostino" | VIDEO

Il sindaco Leoluca Orlando ha conferito a Palazzo delle Aquile l'onorificenza al giornalista che da 5 anni vive sotto scorta perché nel mirino della mafia per le sue inchieste "scomode"

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Il sindaco Leoluca Orlando ha conferito questa mattina la cittadinanza onoraria a Paolo Borrometi, il giornalista e scrittore, autore di inchieste e reportage sulla criminalità mafiosa, da anni ormai costretto a vivere sotto scorta.

Nelle motivazioni della cittadinanza si legge:
"Per avere esposto a rischio la propria incolumità per l’affermazione della verità, facendo luce con le sue inchieste su zone d’ombra del nostro Paese, denunciando episodi di corruzione, riciclaggio, traffici illeciti, affari intessuti da Cosa Nostra a carattere nazionale e internazionale, rapporti tra mafia, politica e affari. Per avere praticato e promosso un giornalismo sempre attento alla difesa della democrazia, rivestito di autorevolezza e indipendenza contro ogni tentativo di 'mascariamento'".

Orlando: "Borrometi rischia la vita per la verità"

Nel corso della cerimonia il sindaco Orlando ha espresso a Borrometi "stima e ammirazione per la sua professione esercitata contro ogni forma di censura, omertà, violenza e sopruso, espressione dei valori di giustizia e libertà, valori condivisi e promossi da questa città".

Borrometi ha parlato di Palermo come "città martire della mafia, che ha avuto tanti suoi figli illustri caduti per mano mafiosa. Le tante tragedie che l'hanno segnata sono però servite a risvegliare una coscienza civile e una consapevolezza sulla necessità del rifiuto di ogni forma di accondiscendenza verso la criminalità organizzata. A Palermo, insomma, è maturata una coscienza civile nei confronti della mafia, che, purtroppo, non si riscontra in altre realtà della nostra Sicilia. Io sono un siciliano con un forte attaccamento ai valori del nostro Sud e proprio per questo ho ritenuto mio dovere, prima che di giornalista, di cittadino, denunziare le attività mafiose in zone, come la mia provincia di Ragusa o quella limitrofa di Siracusa, che per comodo di tanti, venivano considerate immuni dal cancro della mafia".

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