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Ucciso a 45 anni dalla mafia dei giardini, Comune gli intitola strada a Bonagia | VIDEO

Largo del Daino prende il nome del sindacalista Pietro Macchiarella, assassinato a Ficarazzi: la sua storia per molti anni è caduta nell'oblio

 

Largo del Daino prende il nome di Pietro Macchiarella. Continua il percorso di intitolazione delle 19 strade di Bonagia a sindacalisti e dirigenti del movimento contadino uccisi dalla mafia. Questa mattina la cerimonia in memoria di un uomo, vissuto e assassinato a Ficarazzi, la cui storia per molti anni è caduta nell'oblio. “E' la prima volta che la Cgil ricorda Pietro Macchiarella. Con la nostra operazione di scavo e di recupero della memoria, stiamo riportando alla luce le storie di tutti i nostri dirigenti sindacali uccisi negli anni dell'offensiva nei confronti delle camere del Lavoro – dichiara il segretario generale Enzo Campo - Il delitto del dirigente sindacale di Ficarazzi è caduto nell'oblio come tanti altri omicidi di quegli anni. Sul caso furono fatte le indagini ma tutto poi si concluse con l'assoluzione del capomafia indicato come mandante. E in paese, sulla vicenda calò una coltre di silenzio". 

L'intitolazione delle 19 strade da parte della Cgil e dell'amministrazione comunale è stata avviata il 5 dicembre scorso con l'intestazione di Largo del Camoscio a Giuseppe Puntarello, segretario della Camera del Lavoro di Ventimiglia di Sicilia, e il 7 dicembre con l'intitolazione di via del Bassotto a Felicia Impastato, simbolo dell'antimafia.

Pietro Macchiarella era un dirigente sindacale, iscritto al Partito comunista e impegnato nelle lotte dei braccianti agricoli per il rispetto del salario e dell'orario di lavoro. Venne ucciso a Ficarazzi la sera del 16 gennaio 1947, dalla mafia dei giardini, lungo il vialetto d'accesso al fondo Macchiarella, tra Ficarazzi e Villabate. Il sindacalista fu raggiunto da due colpi di lupara alla schiena, mentre stava per aprire il cancello. Figlio di Filippo e di Antonia Caronia, era nato il 18 agosto 1906. Faceva il vaccaro. La voce popolare e i giornali indicarono come mandante dell’omicidio il noto mafioso Francesco Paolo Niosi. Il giorno dopo l’omicidio, i carabinieri avevano inviato a prefettura, questura, procura della repubblica un messaggio in cui in modo telegrafico comunicavano che il delitto era stato commesso per ragioni e interessi privati. “La Voce della Sicilia” invece titolava: «Terzo omicidio politico a Ficarazzi».

La prefettura di Palermo, annunciando l’arresto del presunto assassino di Macchiarella, il pregiudicato Francesco Paolo Niosi, precisava ancora che il movente del delitto era esclusivamente dovuto a interessi privati. Secondo il rapporto dei carabinieri, Niosi aveva più volte manifestato la sua invidia verso Pietro Macchiarella perché ambiva a far pascolare le sue vacche nel fondo di 46 tumoli di Macchiarella e aveva cercato più volte di scalzarlo. Infatti lui aveva invece a disposizione solo un fondo di 8 tumuli, scomodo e insufficiente. Come per molti delitti di mafia, nel rapporto di allora si fece cenno anche a una presunta infedeltà della moglie di Niosi e a una vendetta contro Macchiarella. Ma questo movente venne escluso dagli stessi inquirenti. A conclusione dell’inchiesta, Niosi fu assolto per insufficienza di prove. Negli anni '49-'50 i carabinieri ripresero a indagare su alcuni fatti di sangue avvenuti nei territori dei comuni di Ficarazzi, Misilmeri e Villabate. Ma anche a conclusione di un secondo processo celebrato per l'omicidio Macchiarella, tutti gli imputati furono prosciolti.

"Continua, grazie alla Cgil e alle famiglie delle vittime, un'opera di ricostruzione e salvaguardia della memoria dei tanti che hanno perso la vita per il proprio impegno contro la mafia, per la democrazia e i diritti", dicono il sindaco Leoluca Orlando e l'assessore al Lavoro, Giovanna Marano.

"Grazie a questa collaborazione e alla sensibilità della Commissione toponomastica del Comune - aggiunge - sottraiamo all'oblio alcune vittime della mafia che nel corso degli anni sono state dimenticate dai più, ma certamente non dai propri familiari e non da coloro che quelle battaglie hanno condiviso ed oggi portano ancora avanti".

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