Il giorno di Astori, Lo Faso: "Ogni volta che tornavo a Palermo mi ricordava di portargli i cannoli"

La Fiorentina è tornata a Udine: l'anno scorso si consumò la tragedia la notte prima della gara. Il ricordo del trequartista palermitano: "Mi diceva: 'Non ti dimenticare i cannoli, minghione'"

Davide Astori

Per la Fiorentina niente è stato più come prima. Dopo che Astori se n'è andato nel sonno, nella camera del ritiro di Udine. Il capitano viola era arrivato poche ore prima, con la stessa allegria di sempre. Poi la cena, la play station in camera con Sportiello, la buonanotte e la vita che scivola via ad appena 31 anni. Il destino quest'anno ha disegnato strani intrecci con il calendario: l'ultima partita di Astori sera stata col Chievo a Firenze. Una settimana dopo ci sarebbe stata Udine. Come oggi. Sette giorni fa i viola hanno affrontato e battuto (3-4) il Chievo al Bentegodi e adesso la Fiorentina ha giocato proprio con l'Udinese (1-1 alla Dacia Arena).

Fuorigioco, il settimanale allegato alla Gazzetta dello sport, ha mostrato come Astori viene ricordato dai compagni. Simboli, frasi, tatuaggi. Il "DA13" ad esempio è inciso indelebile sul braccio di Cristiano Biraghi. Bernardeschi ha un 13 stampato tra le parole in latino dell’Ave Maria.

Poi c'è il giovane palermitano Simone Lo Faso, che ha le cifre di Astori sul collo: "Era goloso, tanto - ha detto Lo Faso a Fuorigioco -. Ogni volta che tornavo a Palermo mi ricordava di portargli i cannoli: “Non ti dimenticare minghione”. Ero un ragazzo e mi ha fatto sentire parte del gruppo dei grandi. Un leader vero, se tutti dicono che era d’oro un motivo ci sarà".

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Lo Faso ha giocato con Astori un anno fa nel corso della sua parentesi fiorentina: "Trasmetteva un’energia pazzesca: non solo il giocatore, ma il ragazzo che era".

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