Palermo, Santana parla già da capitano: "E' l'anno più importante della mia carriera"

Il funambolo che faceva impazzire i terzini avversari negli anni d'oro in serie A è tornato. E veste subito i panni da leader: "La differenza la fa un gruppo unito". Mano tesa ai giovani: "Hanno valori e qualità, ma le responsabilità ce le prenderemo noi grandi"

Mario Alberto Santana

Sedici anni e non sentirli. Mario Alberto Santana è tornato al Palermo, ma Palermo è come se non l'avesse mai lasciata: "Tutto mi emoziona, tutte le piccole cose che mi fanno venire la pelle d'oca: la famiglia, i parenti, la città, il fatto di avere iniziato qui la mia carriera. Quella strada mi ha portato qui, oggi. I miei figli sono palermitani e pur essendo argentino, mi sento parte di Palermo". Pure l'ultima arrivata di casa Santana, Emily, è nata nel capoluogo siciliano, dove il funambolo che faceva impazzire i terzini avversari negli anni d'oro del Palermo in Serie A ha deciso di tornare per una sfida con se stesso: "Quel Palermo è il passato, questo è più importante e sarà l'anno più importante della mia carriera, spero lo sia anche per i miei compagni".

Ragazzi, più o meno giovani, che vedono in Santana il riferimento da seguire: "Non so se chiamarmi leader, penso che quest'anno il Palermo debba avere una famiglia, tutti devono essere leader. Sarà un anno difficile, con tante aspettative, ma bisogna essere molto uniti per rendere al meglio". Parole da capitano, anche se l'argentino al momento non vuole inserirsi nella "competizione" per la fascia: "Capitano lo si diventa dimostrandolo in campo. Non c'è bisogno di avere la fascia, so che quando scenderò in campo darò tutto per la maglia e per le persone che sono venute a vedere il nostro primo allenamento. La cosa importante è sapere cosa stiamo andando ad affrontare". Un campionato duro che conosce bene, avendolo disputato con la Pro Patria: "Credo che la differenza la faccia un gruppo unito, non tanto chi gioca o se uno è più vecchio. Questo in Serie D non conta tanto. L'unione e l'obiettivo del gruppo invece sì. Se la squadra va dritta verso la montagna che deve scalare, allora diventa più facile".

Intanto le prime sensazioni sono positive: "La cosa più importante è che i giovani hanno valori, hanno qualità e non è facile. Saranno loro a darci una mano durante l'anno. Questi giorni sono serviti per lavorare sul campo, ma soprattutto fuori, per conoscerci meglio. Il tempo è poco e la cosa più importante nel gruppo è sapere di cosa hanno bisogno i compagni, specie i giovani. Il campo è la cosa che conta, ma senza un gruppo unito si fa fatica. I giovani sono disponibili, la squadra si sta comportando bene e sappiamo di avere una grande responsabilità. Ce la prenderemo noi grandi, mi aspettavo questo amore da parte dei palermitani, ma capisco che i giovani possano avere un po' di difficoltà. Cercheremo di essere bravi noi a dar loro tranquillità".

Puntando sia su di loro che sull'esperienza: "Se sono qui oggi è perché posso giocare, se non fossi in grado di fare due metri, non avrei mai fatto questa scelta. Alla fine io vivo a Palermo e so di andare incontro a tante cose, ma so di poter dare ancora tanto fisicamente". Anche perché, proprio a Palermo, non può permettersi di deludere nessuno: "La volontà di tornare a Palermo nasce perché, avendo così tanta passione per questo lavoro, so di poter dare ancora qualcosa. Sono stato io a contattare Sagramola per chiedergli di far parte di questo inizio, loro mi hanno dato fiducia e gli sarò sempre grato. Ci sono tanti giocatori senza lavoro, noi dobbiamo sentirci tutti fortunati di avere questa opportunità. Cercherò di ripagarli al massimo".

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