Palermo, il grande bluff: il mister X, la partita col Foggia a rischio e l'allarme dei dipendenti

La luce in fondo al tunnel che sembrava incominciare a vedersi dopo le “rassicuranti” dichiarazioni di Facile, sembrano lasciare spazio a nuove tenebre. E adesso sembra difficile trovare i 30 mila euro per far fronte alle spese della partita con i pugliesi

E adesso spunta anche l’ennesimo mister X, ovvero il “faccendiere” di Zamparini, Corrado Coen. Sembrerebbe non aver alcun dubbi il quotidiano La  Repubblica, che nell’edizione odierna parla senza mezzi termini di una cessione bluff e dunque di un passaggio di quote pilotato a cui a capo di malsano disegno figurerebbe appunto Coen, ex amministratore fra l’altro di Norman95, condannato a ottobre scorso dalla terza sezione penale del Tribunale di Milano a cinque anni e mezzo di reclusione per il reato di bancarotta fraudolenta. 

Facile: "Palermo? Società piena di problemi ma siamo primi"

La luce in fondo al tunnel che sembrava incominciare a vedersi dopo le “rassicuranti” dichiarazioni di Facile a PalermoToday, sembrano – purtroppo – lasciare spazio a nuove terrificanti tenebre. Perché la Repubblica non ha dubbi: la cessione di Zamparini alla compagnia British sarebbe stata un gigantesco bluff studiato a tavolino per mesi. In una delle prime riunioni operative tenutasi negli uffici milanesi della Abalone infatti erano presenti Maurizio Zamparini, James Sheen, Maurizio Belli, Emanuele Facile e Corrado Coen. L’ex amministratore di Norman95 entra in contatto con l’imprenditore friulano a luglio, cercando di mettere in piedi un programma di ristrutturazione aziendale per il Palermo che preveda la creazione di una rete che potesse mettere al sicuro la società di viale del Fante da eventuali sviluppi legate alle vicissitudini giudiziarie che di fatto qualche giorno fa hanno portato l’ex patron rosanero agli arresti domiciliari.

Ecco spiegato il perché delle tante scatole cinesi che non hanno fatto altro in questi mesi che ingigantire il mistero. Sarebbe proprio Coen dunque l’”architetto” di questa cessione dai mille e uno punti interrogativi. In sostanza l’uomo che avrebbe fatto da tramite fra acquirente e venditore nella storia del closing. Il fondo maltese è dunque riconducibile a Coen che detiene dei rapporti proprio con la società maltese Abalone. Lo stesso fondo che più di un anno fa era pronto a investire 16 milioni di euro nel salvataggio di Melegatti. Un’operazione a cui partecipò anche l’ad del club rosanero Emanuele Facile.

Così i 15 milioni di euro, annunciati dagli inglesi per il famoso aumento di capitale, secondo i rigidi piani dovevano transitare in contanti proprio da Malta. Salvo imprevisti chiaramente. Perché il problema a cui sono andati incontro Richardson, Facile, Coen e Zamparini risiederebbe nel fatto che il finanziamento non ha fatto in tempo ad arrivare, così si è reso necessario trovare formule alternative per l’annunciato aumento di capitale. Vedi le obbligazioni di cui tanto si è parlato finora.

In questa triste vicenda c’è spazio anche per il consigliere rosanero John Treacy, con tutta la sua struttura che coinvolge Dominic White. Perché Treacy farebbe parte di una fitta rete che parte da Clive Richardson e arriva fino a Zamparini proprio attraverso – guarda un po’ - Coen. White, infatti, è considerato il braccio destro di Coen, e questo non può che sciogliere gli ultimi dubbi: tutti i protagonisti della vicenda Palermo, sono strettamente concatenati fra loro. Abalone (società maltese) inoltre avrebbe lavorato con Coen e Financial Innovation anche nell’acquisizione di Alma Media, editore di Pop Economy, vale a dire il canale scelto da Zamparini e Mr. Richardson per annunciare lo scorso 4 dicembre la cessione del club.

Ma non è tutto, perché sempre secondo quanto evidenziato dal quotidiano Repubblica adesso a porsi quattro domande sarebbero anche e soprattutto i dipendenti del club rosanero. E sono proprio loro a sapere indirettamente che situazione stia vivendo il Palermo dal punto di vista finanziario. Tanto che gli stessi dipendenti avrebbero addirittura deciso di formare una delegazione per incontrare il sindaco Orlando e rassegnare a lui i timori per il futuro della società e dei dipendenti che lavorano in viale del Fante. La situazione sarebbe così tanto travagliata che in questo momento diventa difficile anche “semplicemente” trovare i 30 mila euro per far fronte alle spese della partita col Foggia in programma allo stadio Renzo Barbera il prossimo 4 febbraio. Tra i creditori del Palermo, infatti, figurano quelle ditte che forniscono i servizi per le partite:  manutenzione dello stadio, ditte che curano il campo, ditte addetta al gasolio, alle pulizie, steward e via discorrendo. Tutte società che, a vario titolo, avanzano soldi dal Palermo e hanno minacciato di sospendere il servizio se il loro crediti non verranno soddisfatti. Così, a sei giorni di distanza dal prossimo match del Palermo i rischi che la partita col Foggia possa anche non giocarsi crescono di minuto in minuto.  


 

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