Mondiali di karate, palermitano trionfa a Belgrado: "Così ho messo al tappeto i miei guai"

Exploit di Mohamed Bourguigua, nato e cresciuto al Villaggio di Santa Rosalia. Ha vinto sia nella categoria a squadre che in quella individuale riuscendo a non perdere neanche un incontro. A PalermoToday racconta: è "Questa gioia è uno schiaffo morale alla vita. Futuro? Sogno di aprire una pizzeria o una palestra"

Mohamed Bourguigua sul podio

Palermo protagonista ai campionati mondiali di karate. Mohamed Bourguigua, palermitano del Villaggio di Santa Rosalia di chiare origini arabe e naturalizzato italiano, lascia Belgrado per fare rientro in Italia con una doppia medaglia d'oro sul collo alla sua prima convocazione in azzurro: vittorioso sia nella categoria a squadre, che in quella individuale riuscendo a non perdere neanche un incontro. "Questa vittoria – racconta il karateka a PalermoToday – è uno schiaffo morale alla vita. Non dimentico il mio passato, ma adesso penso soltanto al futuro”. 

Venticinque nazioni, più di 800 partecipanti provenienti da tutto il mondo. Tra loro anche Mohamed Bourguigua, alla sua prima vera spedizione azzurra in buona compagnia di altri 13 atleti azzurri. Sette incontri in totale per il karateka palermitano allenato dal maestro Giuseppe Morello, tutti vinti: nella finale individuale Mohamed ha battuto un suo connazionale di Bari, mentre nella categoria a squadre gli atleti azzurri hanno avuto la meglio contro Serbia e Irlanda prima di approdare in finale proprio contro un altro team italiano. Ma c’è qualcosa che durante il campionato mondiale Mohamed ha preferito non dire a nessuno. “All’inizio – confessa - non credevo neanche poi tanto in me stesso perché qualche mesetto prima avevo accusato uno strappo all’inguine che iniziava a darmi parecchio fastidio. Ho preferito non proferirne parola con nessuno perché temevo che non mi facessero più partecipare. La voglia di combattere era davvero tantissima. Poi, se proprio devo essere sincero, una volta arrivato a Belgrado, mi sono totalmente dimenticato di questo dolore per via della tensione e dell’adrenalina. Nella categoria a squadre ho sempre giocato per ultimo, in poche parole ero l’ago della bilancia. Fortunatamente è andato tutto per il verso giusto. Un’esperienza da urlo, una favola. Un qualcosa che porterò sempre dentro di me”.  

Primo campionato mondiale e prime vittorie dunque, per di più da infortunato. A spronarlo però è stato anche un passato turbolento, fatto di gioie e dolori. Per questo l’atleta palermitano ha voluto paragonare il successo a Belgrado a un vero e autentico “schiaffo morale alla vita. Ho avuto tanti problemi – racconta Mohamed – sia d’integrazione che razziali. Ho perso amici che ritenevo fratelli e ho litigato con parenti con cui sono cresciuto. Ma ciò nonostante sono sempre andato avanti a testa alta, senza mai arrendermi. L’unione fa la forza, sia nel karate che nella vita quotidiana di tutti i giorni. A Belgrado siamo riusciti a trionfare perché sia io che i miei compagni eravamo una vera famiglia. Ci aiutavamo, ci spronavamo, avevamo fiducia gli uni degli altri. Il karate – confessa – ha cambiato la mia vita in tutto e per tutto. Disciplina vuol dire educazione, vuol dire rispetto degli altri e rispetto delle regole. Disciplina vuol dire accettare lo scorrere degli eventi, vuol dire non ribellarsi. Per parlare di civiltà bisogna saper parlare anche di disciplina. A Palermo ho sempre lottato per far valere i miei diritti. Lavoravo per racimolare dei soldi, ma poi andavo via, perché se c’è una causa per cui mi sono sempre battuto è quella dell’irregolarità del lavoro. Non si può nel 2019 sentir parlare ancora di contributi non pagati, di contratti in nero e di ragazzi schiavizzati con alle spalle orari di lavoro infiniti”.    

Mohamed (31 anni) adesso vive a Milano, ha una moglie e due figli, sogna di potersi aprire una pizzeria o magari una piccola palestra, ma ciò che spera realmente è di poter, un giorno, fare ritorno a Palermo. "Quella è, e sarà sempre, la mia terra. Mi piacerebbe tornare senza alcun tipo di problema, visto che in passato nel capoluogo siciliano ho dovuto affrontare dinamiche per nulla piacevoli, anche di stampo mafioso. Mi piacerebbe poter festeggiare con i miei amici palermitani questa bellissima vittoria in azzurro. Adesso però dovrò dedicarmi solo ed esclusivamente al lavoro. Ho due bambini, devo comprare una casa e garantirgli un futuro. Magari aprirò una pizzeria, oppure una palestra, ma quello che è sicuro è che continuerò ad allenarmi, anche la notte, così come ho sempre fatto in passato". 

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