Gol immortali: Giorgio Corona (43 anni) non molla e firma con l’Atletico Catania

Bomber senza età: il palermitano, ex Catania e Messina, riparte dalla Promozione. Una carriera infinita con la ciliegina della A all'ombra dell'Etna. Scartato dalla sua città, ha segnato 236 reti tra campionati dilettantistici e professionistici. Il gol più famoso proprio al Barbera

Mentre Arcoleo plasmava il Palermo dei picciotti, nei paraggi c'era già un ragazzino che segnava gol a grappoli. Metà anni Novanta. Dici Corona e pensi alla musica dance. Perché "Re Giorgio" non era ancora re, e su quel bomber di provincia non voleva scommetterci nessuno. Eppure già allora profumava di talento puro. Media realizzativa da sballo con la maglia del Cinisi, tanto da far drizzare le antenne di Arcoleo. Il Palermo lo osserva, lo studia, lo prende in prova e poi lo scarta e preferisce puntare su un altro goleador palermitano sbocciato in provincia, Gaetano Capizzi, decisamente più esperto.

La storia gli ha restituito quello che il Palermo gli ha tolto. Ventidue anni dopo Corona segna ancora, nonostante abbia superato la quarantina da un po'. Re Giorgio e il gol: una storia infinita. Dopo aver deciso di appendere le scarpe al chiodo, Corona ci ha ripensato. Alla soglia dei 43 anni ha firmato con l'Atletico Catania. Duecentotrentasei gol dopo, sarà di nuovo in campo. E poco importa se lo scenario sarà quello del campionato regionale di Promozione. Punta potente fisicamente ma agile e scattante. Tratti distintivi: capelli al vento e pantaloncini arrotolati nelle mutande, come Kempes, bomber mondiale dell'Argentina '78.

Palermitano del quartiere Kalsa, Corona è cresciuto negli Esordienti dell'Alberto Amedeo allenato da suo zio Francesco Ganci. Rosanero mancato per un soffio. Classico esempio di come a Palermo non ci sia spazio per i profeti in patria. Il treno è passato nella folle stagione 1996-97, quella del possibile salto in A e conclusa con la retrocessione in C e il tramonto del Palermo dei picciotti. Un periodo di prova, le partitelle infrasettimanali con i "grandi". Poi l'attaccante è stato parcheggiato altrove e scaricato per sempre dal "suo" Palermo.

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Da lì Corona ha iniziato la sua rincorsa. Trentasei gol in 24 partite a Cinisi. Poi la favola prende corpo: nell'estate del '97, su pressione di Nino Barraco, Corona incontra Pasquale Marino a Milazzo. Segna a raffica, va a Tricase, quindi Campobasso (esordio alla Favorita nella Coppa Italia di C), Giugliano, Brindisi e l'esplosione a Catanzaro. L'apoteosi è la A con la maglia del Catania. E poi ancora Mantova, Taranto, Juve Stabia, Messina, Scordia e Atletico Catania. A quasi 43 anni. Una carriera infinita che ha trovato la sublimazione nel gol rompi-ghiaccio al Palermo, al Barbera. Una rete-capolavoro: scatto sulla fascia sinistra, doppia finta a ubriacare Zaccardo e piatto destro per giustiziare Agliardi. Finì 5-3 per i padroni di casa. Fu la rivincita di Re Giorgio. Un lampo per spezzare il ritmo della notte. Come cantava l'altra Corona.

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