Bombolino, il Real Madrid, le sigarette: D'Agostino riparte da quel ramo del lago di Lecco

Il palermitano, 37 anni, è già alla quarta panchina da allenatore. Lo aspetta l'avventura in C con i lombardi. Da giocatore ha vinto uno scudetto e vestito la maglia della Nazionale. Resta il rimpianto per quel trasferimento in Spagna sfumato in extremis...

Gaetano D'Agostino

A Palermo lo chiamavano Bombolino. Lui, cicciotello, sapeva però segnare. Giocava in attacco e faceva "milioni di gol". E una volta, appese le scarpe al chiodo, raccontò di essere arrivato a 100 in un anno solo. Con la maglia del Palermo. Lui è Gaetano D’Agostino, classe 1982. A 37 anni è già pronto alla sua quarta panchina da allenatore. Dopo Anzio, Virtus Francavilla e Alessandria, in queste ore ha firmato con il Lecco, club del girone A di Serie C. La scelta arriva in seguito all’esonero del tecnico Marco Gaburro. L’ultima esperienza in panchina di D’Agostino risale alla scorsa stagione con l’Alessandria, quando fu esonerato a febbraio dopo 25 partite (con appena quattro vittorie).

D’Agostino dunque - per parafrasare Manzoni - riparte dal ramo lecchese del lago di Como. Il Lecco vanta diverse apparizioni in Serie A fino agli anni Sessanta, e decaduto da tempo nelle serie minori. Sia l'ex centrocampista che la società bluceleste cercano il rilancio nel calcio che conta. Quello che D'Agostino ha annusato per tanto tempo, nonostante le sigarette (un vizio che lo ha accompagnato durante la carriera di giocatore).

Quasi 250 partite in Serie A - mai però con il "suo" Palermo, una maglia rimasta per sempre tabù (ma questo è un altro discorso) - uno scudetto con la maglia della Roma di Capello, un Europeo Under 21 nel 2004, 22 gettoni tra Champions e Uefa, la Nazionale ai tempi di Marcello Lippi, con una convocazione per la Confederation Cup sfiorata in exremis, prima della partenza per il Sud Africa. E soprattutto almeno 3-4 stagioni da regista migliore d'Italia, dopo Pirlo naturalmente. 

Con un unico - forse - grande rimpianto: il Real Madrid. Era l'estate del 2009. "Il mio ex avvocato conserva ancora la copia del precontratto, pure i biglietti dell'aereo - raccontò una volta D'Agostino al sito gianlucadimarzio.com -. Mi chiamò Ernesto Bronzetti, l'intermediario. Ricordo che stavo giocando alla play e non ci stavo con la testa, l'ipotesi Juve era appena sfumata. Sigaretta in bocca, joystick in mano, vidi un numero strano e risposi. Mi disse chi era, che cosa vuole propormi. Pensai a uno scherzo e riattaccai subito. Mi richiamò dopo un minuto, era proprio lui! Buttai il joystick, la sigaretta mi cascò sulla maglietta e ne accesi subito un'altra, avevo un'ansia tremenda. Poi all'improvviso mi chiese se fossi sposato, io gli risposi di si. Lui replicò dicendomi che era una buona cosa, Madrid era una città tentatrice. In quel momento pensai nuovamente ad uno scherzo, ma durò un secondo...". D'Agostino era reduce da una stagione monstre, con 11 gol, ed era diventato il sogno di mezza Europa. Bronzetti aveva tutto: "Aereo in partenza, contratto da 2 milioni a salire, mi disse di aspettare perché in serata sarebbero venuti a prendermi a casa, era sicuro che avrei firmato col Real. Allora riattaccai e chiamai mia moglie, non ci stavo capendo più nulla". E poi? "Da lì in poi, non so più niente. Plusvalenza, giocatori in cambio. Sono circolate mille storie, ma tutt'oggi non so ancora com'è andata".

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