Mister Ranieri, ex ragazzo di Palermo: quel no a Zamparini...

Sono tanti gli intrecci che legano il tecnico più popolare del momento, al club di viale del Fante. Dai trascorsi da giocatore al ritorno sfiorato nel settembre 2011...

Claudio Ranieri ai tempi del "suo" Palermo

Palermo, primo giorno di settembre del 2011. Maurizio Zamparini parla a ruota libera in viale del Fante, in una conferenza stampa caldissima. Il presidente ha appena esonerato Pioli, si trova tra le mani il tecnico della Primavera, Mangia, e lo promuove. Ma anticipa che un nuovo cambio è alle porte. "Ho sentito al telefono Claudio Ranieri, tra un mese sarà libero, mi ha detto di aspettare. Mangia è una soluzione ponte". Zampa aspetta. Poi succede che Gasperini si fa esonerare dall'Inter e Ranieri va a Milano.

Ma in fondo Claudio Ranieri a Palermo c'era stato già. A prendersi gli ultimi lampi della gioventù. Ormai agli sgoccioli della carriera, Ranieri si presenta in viale del Fante a 33 anni, nell''84. Arriva da Catania, è reduce da una stagione di A. Scende in C, studia da allenatore, si prende la fascia di capitano. E' la Palermo che sembra Beirut, quella degli anni di piombo, della mafia che uccide non solo d'estate. Neanche il calcio regala sollievo ai palermitani. L'era Barbera è finita da un pezzo. Ma Tom Rosati in panchina fa bene, e il club torna subito in B.

Ranieri è una vecchia volpe al tramonto. Cambia ruolo, diventa libero. Ma ha fretta di diventare adulto. Fa un altro anno in B in rosanero, agli ordini di Angelillo, poi il Palermo fallisce. E' l'estate più triste. Quella del 1986. Claudio da Testaccio lascia il calcio giocato. Non ha tempo da perdere, si tuffa nella carriera da allenatore. Ma resta al Sud. Il trampolino è la Vigor Lamezia, dove è sostituito quando è secondo in classifica. Un anno dopo è in un paesino ai piedi del Vesuvio, Pozzuoli. Ambiente caldo, altro che foreste britanniche. Compie un mezzo miracolo, portando la Puteolana a un passo dalla salvezza, svanita nel giro delle successive due giornate di campionato dopo la sua cacciata.

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Poi il doppio passaggio dalla C alla A, con il Cagliari. Quindi Napoli e Firenze. L'esordio in viola è a Palermo, in un pomeriggio di fine agosto del 1993. Ranieri dilaga, vince 3-0, senza Batistuta e Baiano. Dopo la Fiorentina emigra all'estero: Spagna e Inghilterra. Esilio volontario. Arrivano coppe, applausi, notorietà. Torna in Italia a distanza di 10 anni dal primo addio. Lo chiama il Parma, disperato. La salvezza sembra impossibile, ma diventa realtà in un posticipo serale di fine aprile. Nel frattempo la Favorita si chiama Barbera, Claudio è sempre Claudio e vince 4-3 contro il Palermo, che distrugge le ultime speranze Champions. Quella di Ranieri è una partita-capolavoro, nella quale Budan e Giuseppe Rossi fanno quello che vogliono. Una delle tante imprese, nel mezzo di una carriera infinita. Perché il resto della storia è nota. La vecchia volpe ha raggiunto l'uva. E Leicester è diventato l'ombelico del mondo. Grappoli di gloria per un allenatore che nessuno d'ora in poi potrà chiamare "perdente".

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