Caso Calaiò, il Parma davanti al giudice: "Macché illecito sportivo, solo cazzeggio"

Udienza in Corte d’appello, l'attaccante: "Posso giurare sui miei figli". Il legale Rodella: "Stiamo parlando di quattro messaggini inviati con le emoticon...". Il Palermo spera in un clamoroso ribaltone che potrebbe valergli la A

Emanuele Calaiò - foto Ansa

E' iniziata con quaranta minuti di ritardo l’udienza in Corte d’appello per il caso sms che ha coinvolto il Parma e il suo assistito Emanuele Calaiò, intorno alle 14. Un'udienza che è cominciata con le parole dell’avvocato Paolo Rodella, legale rappresentante del tesserato. E' il giorno del guidizio, il "ring" è quello della sede della Corte d’appello federale, con il Parma in Aula per il ricorso e il Palermo col fiato sospeso, a sperare in un clamoroso ribaltone che potrebbe valergli la A. La sentenza potrebbe arrivare in serata. L'udienza è terminata poco dopo le 16.

I fatti: il Parma prova a ridurre una squalifica comminata in primo grado a causa dei messaggi che l’attaccante Calaiò ha inviato a Filippo De Col prima di Spezia-Parma, la sfida del 18 maggio che ha regalato (complice anche il pari tra Frosinone e Foggia) la Serie A al Parma. Squalifica in subordine con 5 punti di penalità da scontare nella stagione 2018/2019 per il club, più due anni di squalifica al giocatore per tentato illecito sportivo. Questa la richiesta della Procura Federale che non ha presentato ricorso, al contrario del Palermo che spinge da mesi nel tentativo di prendersi la Serie A.

Il legale di Calaiò, Paolo Rodella, si è difeso così: “Quello commesso dal mio assistito non è un illecito sportivo. I quattro messaggini inviati con le emoticon arrossiscono rispetto ai procedimenti per illecito sportivo celebrati in passato, dove c’erano le pistole, gli zingari e tanto altro. Chi manda un messaggio con quelle emoticon non sta trasmettendo un messaggio serio: voi ce lo vedete Calaiò inviare un messaggino da illecito sportivo sdraiato sul lettino dello spogliatoio del Parma? Non sarà una considerazione giuridica, ma secondo me basta questa immagine: non può essere un illecito sportivo, neppure tentato. Faccio appello alla sensibilità di una visione sostanziale dell’accaduto: possiamo discutere sulla opportunità di questi messaggi, possiamo censurare il “cazzeggio”, ma non può mai essere considerato un illecito sportivo”

Emanuele Calaiò si appella al buon senso: “Non ho mandato i messaggi con un secondo fine, lo posso giurare sulla vita dei miei figli. Se avessi voluto alterare una partita, non lo avrei fatto con dei whatsapp, ma potevo recarmi direttamente a La Spezia, sono pochi chilometri. Io queste cose non le faccio, sono una persona corretta e l’ho sempre dimostrato nei venti anni in cui ho giocato. Sono sempre stato un esempio per i giovani, una persona limpida: vorrei finire la mia carriera come l’ho iniziata. Spero crediate alla mia buona fede”.

L’avvocato Chiacchio: “Non può essere considerato come illecito. I giocatori dello Spezia non hanno avvertito come tale questa situazione. Il Parma non può essere punito”. La corte Federale sembrerebbe aver contestato alla Procura un ritardo nell avvio delle indagini considerato che, dopo la segnalazione dei giocatori dello Spezia e l’invio dei commissari a seguire la partita, l’inchiesta è stata avviata solo dopo ventuno giorni. Circostanza che potrebbe aprire una crepa nell’impianto accusatorio imbastito dalla Procura e che potrebbe portare la corte a ribaltare il verdetto finale. 
 

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