Il codice da vincenti: da Bagheria i comandamenti del fair play per chi ama il calcio

L'idea del presidente della scuola calcio Fortitudo Pierandrea Figlia. Un elenco di comportamenti affissi nello spogliatoio: "Non fare al tuo avversario quello che non vorresti che lui facesse a te". 27 norme per chi scende in campo, più altre 12 indicazioni per i genitori

Il codice da Vinc…enti: dentro, ma soprattutto fuori dal campo. Perché anche in un terreno di gioco si può imparare ad essere uomini prima ancora che atleti: è questa l’ultima e interessante idea partorita a Bagheria, dal presidente della Fortitudo Pierandrea Figlia. Dalle parole dunque si passa ai fatti, in questo caso trascritti nero su bianco. Dei veri e propri comandamenti affissi all’interno dello spogliatoio che possano fungere da guida per tutti quei ragazzi che sognano, un giorno, di poter fare del pallone la propria ragione di vita. “Per chi ama veramente il calcio – si legge nel codice deontologico -  il fair play non deve assolutamente mancare. Alla base, poi, ci sarà sempre lo studio”.

Ventisette norme per chi scende in campo, più altre dodici indicazioni per i genitori, spesso e volentieri croce e delizia dei loro figli. E’ questa la filosofia che il presidente della Scuola Calcio rossoblù ha prima “brevettato” e poi condiviso con il resto del mondo calcistico. Così in una lunga intervista rilasciata a Gianlucadimarzio.com, il patron rossoblù ha spiegato i meccanismi di questa interessante manovra, che come obiettivo si pone quello di affiancare ai progressi tecnici tattici, un intenso e formativo percorso di crescita. “Se i ragazzi giocano e poi non studiano – spiega il patron -  abbiamo l’obbligo di richiamarli con l’autorizzazione dei genitori. L’impegno scolastico per noi è davvero fondamentale. Così come il rispetto, tanto che quando i ragazzi scendono in campo, la diligenza e l’educazione verso i propri compagni, verso gli avversari e verso il direttore di gara diventano qualcosa a cui badiamo con particolare interesse.

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La regola numero 6 ad esempio – spiega Figlia - dice che è buona norma confortare e incoraggiare i compagni quando sbagliano, mentre la numero 24 dice che bisogna comunicare con tutti i componenti del gruppo, senza emarginare qualcuno. Dai compagni di squadra alle formazioni che ci ritroviamo di fronte, importante in questo senso sarà la regola numero 10, ovvero quella che dice di non fare al tuo avversario quello che non vorresti che lui facesse a te. Per quanto riguarda la direzione di gara siamo stati chiarissimi: l’arbitro può sbagliare, così come sbagliamo noi quotidianamente, le valutazioni del direttore di gara non devono interessarci, anche perché noi siamo qui per lavorare su quello che possiamo migliorare, come ad esempio un errore tecnico del ragazzo”.

E ad avvalorare questa interessante visione del presidente Figlia è anche e soprattutto il motto condiviso all’unisono da tutta la Scuola Calcio: “Dobbiamo crescere”. Una crescita che in questo caso sembra sposarsi perfettamente con il codice deontologico, dei dettami che il patron della Fortitudo spera possano essere fonte d'ispirazione non soltanto in Sicilia, ma anche in tutto il resto d’Italia. “Lavoriamo quotidianamente – spiega Figlia - affinché questo codice possa essere migliorato grazie anche all’aiuto dei miei collaboratori Mariagrazia, Pietro e Giuseppe.  Inoltre m piacerebbe che la Federazione facesse delle riunioni con i presidenti, il sistema può essere migliorato soltanto con iniziative come queste. Lo scopo che cerchiamo di prefissarci – conclude - è quello di poter formare uomini migliori”. 
 

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