Vent'anni fa il debutto con gol nel Torino, oggi l'addio: Emanuele Calaiò si ritira

L'attaccante palermitano ex Parma e Napoli, 37 anni, dice basta col calcio giocato. Dopo la squalifica per illecito sportivo avvenuta ad agosto del 2018, l'ultima parentesi di una lunga carriera costellata di gol con la Salernitana. Adesso farà il dirigente nel club campano

Emanuele Calaiò dice addio al calcio giocato, e lo fa a un passo dai 200 gol fra i professionisti. All’età di 37 anni l’attaccante palermitano ha deciso di deporre arco e frecce per intraprendere la carriera da dirigente, proprio a distanza di 20 anni da quel suo storico debutto con gol in serie A. Gli bastarono soltanto otto minuti al talentino 18enne scuola Panormus prelevato dal Torino, per presentarsi in grande stile al mondo del calcio. Da granata a granata, stessa tonalità ma tutt’altra storia, oltre che tutt’altra età.

Dalla prima freccia scoccata col Toro appena maggiorenne all’ultima della sua carriera a 37 anni con  la maglia della Salernitana. Per lui parlano i gol e i ricordi indelebili che negli anni è riuscito a lasciare in città come Siena, Napoli e Parma, ma in mezzo alle sue rovesciate e ai suoi colpi di testa però c’è spazio anche per una macchia indelebile: la squalifica dell'agosto 2018 per illecito sportivo nel caso degli gli sms inviati a Terzi e a De Cool in occasione di Spezia-Parma, giocata nel maggio precedente. 

Dalla Panormus al Torino per crescere e imporsi, sognando, un giorno, di tornare a Palermo per provare ad essere profeta in patria. Ma così non è stato, Calaiò e il Palermo si sono cercati, a tratti forse anche voluti, ma mai ritrovati. In Sicilia però l’arciere c’è ritornato per ben due volte: prima a Messina, in prestito nel 2002 e poi al Catania, dodici anni più tardi, sfiorando la soglia dei 20 gol in una sola stagione con gli etnei in B.

Soltanto odio e amore invece con la “sua” tifoseria, quella palermitana, una storia dai colori rosa-nero per l’appunto, accentuatasi senza ombra di dubbio due anni fa, quando Calaiò senza rendersene conto scoccò la freccia più amara in carriera proprio al Palermo, rendendosi uno dei tanti protagonisti indiscussi di un chiacchierato finale di campionato di B. "Ehi pippein mi raccomando non rompete il ca*** venerdì, non tradite il rapporto che abbiamo", scriveva l’ex attaccante del Parma ai suoi ex compagni Terzi e De Cool poco prima del match con lo Spezia, partita delicatissima in cui i ducali dovevano assolutamente vincere per festeggiare una promozione diretta contesa proprio con il Palermo. Al Parma venne confermata la promozione, mentre il Palermo perse in finale playoff contro il Frosinone. 

Chi sbaglia paga e così è stato anche per Calaiò che dopo aver festeggiato la promozione e aver messo un piede in serie A si è subito ritrovato "imprigionato" in tribuna per scontare la propria squalifica mentre il Parma tornava a solcare i campi di serie A. Una piccola, ma allo stesso tempo grande parentesi della carriera di Calaiò, l’inizio della fine per un giocatore che all’età 35 anni era riuscito a coronare il sogno di tornare a scoccare le sue ultime frecce nella massima serie, lì dove in passato era riuscito a segnare e a stregare le difese avversarie di mezza Italia con le maglie di Torino, Napoli, Siena e Genoa. Tre sole reti con i Grifoni, tutt’altra storia invece a Siena, la squadra in cui l’arciere è riuscito a scoccare più frecce (50).

Freccia dopo freccia, l’attaccante 37enne è stato anche ribattezzato Cupido: prima da una piazza calorosa come quella di Napoli e poi dai ducali. Quella col Parma è stata una vera e propria scalata verso la gloria, oltre che una grande storia d’amore: dalla Lega Pro alla Serie A in soli tre anni, ed è proprio al Tardini che Calaiò avrebbe voluto scoccare le ultime frecce, se non fosse stato per la squalifica.

L’ultima società ad aver dato fiducia all’arciere è stata la Salernitana di Claudio Lotito, con la quale ha giocato nella scorsa stagione e nel primo scorcio di quella appena iniziata. Adesso Calaiò, di comune accordo con la società campana, ha deciso di intraprendere la carriera da dirigente nello stesso club. 

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