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Storie di bella sanità…

Riceviamo e pubblichiamo


Il tempo è tutto in caso di attacco cardiaco. Percepire i segnali di allarme e continuare il monitoraggio del paziente anche quando i primi parametri strumentali non lo evidenziano, può salvare una vita.

Nell’Ottobre del 2016 ho intervistato Tiziana: "La mia vita da infermiera", una grande storia di amore e di vita in corsia. Oggi riprendo a raccontarvi di lei ripartendo da un punto fermo della sua storia: "Fare l'infermiera è il mio grande amore, qualcosa in cui credo con tutta me stessa, mi piace essere quell'attimo di pace, di sorriso, di speranza nelle situazioni di dolore e malattia che vivono i pazienti che incontro ogni giorno nel mio lavoro". 

Tiziana Ognibene è una ragazza minuta, bionda, con grandi occhi azzurri limpidi come il cielo. Lei crede molto in Dio, lo definisce il motore della sua vita, quella forza da cui trae origine l’amore che serve per aiutare chi ha bisogno:  “è proprio grazie a Dio che è nata la passione per il mio lavoro, che per me non è solo un lavoro ma è soprattutto una missione di vita”.

Abbiamo conosciuto Tiziana e la sua dedizione agli ammalati quando lavorava come infermiera a contratto nel reparto di Chirurgia Generale ed Oncologica dell’Ospedale "Hsr G. Giglio" di Cefalù. Adesso presta servizio da quasi 2 anni presso il Punto Territoriale di Emergenza di Bagheria, sede distaccata dell’Asp di Palermo. Alcune sere fa l’ho rivista e le ho domandato di raccontarmi del suo nuovo lavoro. Tiziana mi ha sorriso con timidezza e con i suoi grandi occhi blu pieni di luce ed entusiasmo, mi ha risposto così: “Devo dire che questo cambiamento, specialmente all’inizio, non è stato facile, il Pte è un punto di prima emergenza in cui arriva di tutto, purtroppo. Spesso ci ritroviamo, soprattutto nei turni di notte, ma anche durante il giorno, ad entrare in contatto con persone difficili, alcuni di loro con atteggiamenti violenti e comportamenti aggressivi, sia fisici che verbali, possono mettere a rischio la nostra incolumità senza un reale motivo, ed in questi momenti è difficile lavorare con serenità".

Il suo carattere è mite e solare, la sua grinta e caparbietà le hanno consentito di diventare un punto di riferimento per i pazienti che arrivano al Pte, che in lei trovano professionalità unitamente ad un sorriso, una carezza o una semplice parola di conforto. E la scrupolosità nel riconoscere i segnali di come si presenta un infarto può aiutare a salvare una vita…Ci racconta Tiziana: “Ricordo quella sera del 20 novembre 2018 come se fosse ieri, ero in turno con la Dottoressa Maria Grazia Mazza, medico, anche lei da poco tempo, in servizio presso questa struttura. Una giovane donna, dai modi garbati e gentili, in grado di stringere rapporti di empatia con i pazienti,  ma soprattutto di gestire con calma e lucidità i casi di urgenza, grazie alla sua esperienza, maturata in tanti mesi di attività sulle ambulanze del 118. Quella sera arriva un paziente di 62 anni, che di lavoro fa il soccorritore del servizio 118 della zona limitrofa a Bagheria. Giuseppe Spadaro, bussò alla nostra porta con il viso pallido e sofferente, riferendoci di avere un dolore toracico puntorio e continuo da un paio di ore. Guardandolo negli occhi – prosegue Tiziana - gli consigliai di distendersi sulla lettiga e controllai i parametri vitali, che risultarono nella norma. Ma i segni che riferiva il paziente non ci convinsero, a quel punto incrociai il mio sguardo con quello della dottoressa e, senza scambiarci nemmeno una parola, ma condividendo il nostro pensiero con gli occhi, decidemmo di eseguire un elettrocardiogramma, che diede esito negativo.

Per accertare che tutto fosse nella norma, eseguimmo il prelievo ematico per il dosaggio della “troponina” (enzima cardiaco), e in attesa del risultato continuavamo il monitoraggio cardiaco tramite Lifepak, monitor/ defibrillatore di ultima generazione, in grado di trasmettere il tracciato direttamente in centrale operativa 118 e all’Utic dell’ospedale Ingrassia, subito contattati dal cardiologo reperibile, ricevemmo la conferma che in quel momento non c’erano segni di infarto al miocardio. Il paziente continuava a stare male, anche se cercava di tranquillizzare la moglie preoccupatissima per il marito. Continuando il monitoraggio del paziente, dopo circa 5 minuti mi accorsi guardando il monitor che qualcosa stava cambiando, il tracciato si era modificato.  Allertai la dottoressa comunicando quanto avevo notato, e lei, confermò prontamente un infarto acuto del miocardio. Iniziammo immediatamente il trattamento farmacologico del caso, allertando la centrale operativa per trasferire il paziente presso una struttura ospedaliera dotata di emodinamica pronta ad intervenire tempestivamente con coronarografia e successiva angioplastica”. “Il paziente oggi sta bene” -  riferisce con le lacrime agli occhi per la commozione Tiziana - “e fin da subito continua a ringraziarci per la precisione nel lavoro svolto".

Poi mi fa guardare uno dei messaggi di ringraziamento ricevuti dal paziente: “Ringrazio Dio e mi reputo fortunato, perché quella sera ho trovato al PTE di Bagheria due angeli, uno vestito da infermiera e uno da dottoressa; un grazie infinito dal profondo dei nostri cuori a voi due, siete delle professioniste dell’emergenza e dell’urgenza. Un abbraccio e a presto di nuovo in servizio più forte di prima. Giuseppe e moglie". Ma Tiziana resta umile quando conclude affermando: “Fiera di essere quella che sono, continuerò a lavorare per dare sempre il meglio e a studiare per migliorare sempre di più".

Morale della storia che vi ho appena raccontato: spesso si tende a pensare che alcuni fastidi come mal di stomaco, affanno, sudorazione e stanchezza non abbiano niente a che fare con il cuore e con un possibile infarto, ma i cardiologi e il personale sanitario consigliano di rivolgersi al medico o al pronto soccorso più vicino immediatamente se dovessero presentarsi sintomi inspiegati di questo tipo. L'infarto del miocardio, comunemente conosciuto come attacco di cuore, avviene quando una o più arterie (coronarie) che trasportano il sangue si ostruiscono, impedendo di conseguenza che il flusso sanguigno raggiunga il muscolo cardiaco. L’interruzione del flusso diretto al cuore può danneggiare o distruggere una parte del muscolo cardiaco ed essere fatale.

Marina Fontana Cona 

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Commenti (1)

  • Davvero una bella storia. Speriamo che tale caparbietà, tale conoscenza, tale buonsenso possano ritrovarsi nella totalità degli odierni e futuri operatori sanitari. Impariamo, altresì, a conoscere il nostro corpo e quello che ci comunica attraverso sintomi ben precisi. Il dosaggio della troponina dovrebbe esser svolto con maggiore propensione, così come l'utilizzo delle tecnologie di controllo. Per ultimo, non dimentichiamoci della mancanza grave di defibrillatori nei luoghi pubblici, luoghi con forte afflusso di gente... mancanza di personale formato ed informato.

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