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"Prove Invalsi: sono davvero così valide per la valutazione delle conoscenze?"

Via Ustica, 46 · Altarello

Nei giorni scorsi c'è stata la seconda prova Invalsi, quella di matematica. Da operatore della scuola mi e capitato spesso di ascoltare commenti positivi e negativi sulle prove e altrettanto spesso mi si è manifestato il desiderio di curiosare all'interno delle stesse per conoscere il contenuto di queste fantomatiche verifiche che il Ministero impone agli studenti come una sorta di dictat importante per la loro valutazione. Però per mancanza di tempo o perché magari risultavo impegnato in altre attività la cosa non mi è risultata possibile.

Questa volta però, rispetto agli altri anni ho visto facce più perplesse dei somministratori e la cosa mi ha notevolmente incuriosito... Per cui dopo aver predisposto le postazioni telematiche per consentire la correzione delle stesse mentre ordinavo la documentazione residuale predisponendola per la conservazione, mi e venuta la curiosità di guardare quali fossero i quesiti di quest'anno... E li ho capito le ragioni della perplessità delle colleghe. Non è tanto il contenuto che mi ha colpito ma la forma.

Benchè ad un esame sommario mi apparissero molti di essi veramente complicati per un bambino di scuola primaria , non essendo insegnante e di conseguenza non conoscendo i programmi di 5 elementare, non posso dire se fossero o meno adeguati alle conoscenze dei ragazzi. la cosa però che mi ha più sorpreso è stato proprio il linguaggio che era utilizzato nelle stesse. Difatti ho riscontrato il medesimo schema di costruzione dei test somministrati agli adulti per le prove di esame o di concorso. Un linguaggio poco comprensibile a mio avviso a bambini di 10-11 anni che richiedeva da parte loro un notevole sforzo di abilita per la comprensione il tutto in 75 minuti l'equivalente di circa 2-3 minuti a domanda.

La cosa mi ha fatto riflettere e mi ha fatto porre degli interrogativi

1) Ma a dei bambini che hanno diversi livelli di apprendimento e di linguaggio come possono essere valutativi questi test che sono costruiti per quei 2 o 3 che li riescono a comprendere in quanto posseggono qualità interpretative notevoli?

2) Come può essere indicativo l'apprendimento di alcuni concetti di calcolo di base o avanzato se si hanno magari problemi di comprensione del testo? Non potrebbe capitare che i bambini più dotati nelle capacità di calcolo lo siano meno in quelle di espressione non riuscendo a capire bene cosa chiede il test e conseguentemente possano avere difficoltà notevoli nel risolvere lo stesso?

3) Ma soprattutto perché una scuola che dichiara apertamente di essere "Buona" non considera il principio base ogni bambino e diverso da un altro e apprende le cose a modo proprio?? Ogni bravo insegnante questo lo sa e utilizza diverse modalità per somministrare concetti adattandoli in un linguaggio che sia comprensibile a tutti. Sia a coloro che hanno competenze di base notevoli sia a coloro che invece raggiungono con difficoltà la sufficienza. Perché il compito dell'insegnante, a mio avviso, non è esaltare il talento di pochi ma far si che la classe come gruppo recepisca coesa con la collaborazione di tutti gli alunni per consentire alla maggior parte degli stessi di metabolizzare determinati concetti che possano rimanere fruibili nel tempo. Rendendo di contro eccessivamente complicata la somministrazione delle verifiche si altera la valutazione oggettiva dei concetti appresi. Questa situazione dovrebbe far riflettere i creatori dei test.

Maria Montessori affermava "Ogni bambino è unico e diverso dagli altri, ha ritmi e tempi propri: l'adulto deve solo imparare a conoscerli, comprenderli e adattarvisi" Ferrière diceva che la scuola deve essere attiva, una scuola dove l'ordine risulta, ma dal concorso della volontà degli alunni che attivamente prendono parte alla formazione, impegnandosi in attività che li interessano. L'insegnante assume un ruolo centrale,dovendo convogliare gli interessi, esaltare le doti individuali, promuovere attività diversificate, collaborare con le autonome scelte di ricerca degli allievi. Per Vygotskij l'aspetto caratteristico dello sviluppo è costituito dalla socialità: il bambino cresce nell'interazione con gli altri Ma coloro che elaborano le prove invalsi di queste idee ho l'impressione che non ne tengono conto... Concludo facendo un esempio legato alla giornata di oggi: Il 5 maggio come tutti sappiamo moriva Napoleone Bonaparte e Alessandro Manzoni scriveva una poesia che molti ragazzi della mia età conoscono a memoria... Noi però le prove invalsi non le avevamo. Su quelle poesie analizzavamo il testo ricreavamo il contesto l'ambiente e la poesia diventava una storiella. Un avventura di un condottiero che moriva e che in quel giorno zittiva il mondo... e anche parlando di morte si faceva letteratura e storia...

In Matematica costruivamo fantomatici problemi ai quali si cercava soluzione e ci si confrontava fino a suggerire sempre al malcapitato che era alla lavagna cercando di non fare accorgere l'insegnante. Oggi forse tra test e valutazione abbiamo perso qualcosa che ci consentiva di conservare nella mente i concetti... la poesia... la collaborazione... e soprattutto la semplicità.

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Commenti (1)

  • Gran bel contributo! Condivido pienamente!

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