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La storia di Lulù, la cagnolina coraggiosa che torna a casa dopo 3 mesi

Via Giuseppe Perrotta, 18 · Uditore-Passo di Rigano

Riceviamo e pubblichiamo

Vi voglio raccontare l’incredibile storia di Lulù, cagnolina coraggiosa e determinata a vivere, che dopo 3 mesi di vagabondaggio è tornata a casa. Lulù e’ una cagnolina di piccola taglia, un Jack Russell Terrier bianco con macchie nere. E’ una trovatella, abbandonata in zona Galileo Galilei e recuperata da Francesco, è arrivata in casa nostra 14 anni fa che era un piccolo fagotto di soli 6 mesi. Immediatamente si è rivelata una cagnolina intelligente, attiva, agile e veloce. Odia da sempre il guinzaglio e vuole andare libera, muovendosi sicura, all’interno dell’area del suo quartiere. A passeggio và sempre con papà, lo segue in tutte le sue commissioni – supermercato, banca, dottore - ma quando si stanca di aspettarlo perché lui s’intrattiene chiacchierando con qualche amico, lei autonoma com’è, decide di ritornare a casa, a suo piacimento e secondo voglia, ripercorrendo a ritroso la strada di casa, salendo le scale dei 4 piani ed attendendo fiduciosa che la “mamma” le venga ad aprire la porta.

Conosciuta e amata nel suo quartiere tutti si sono mossi in qualche modo per aiutarci a ritrovarla!! E quando tanta solidarietà, energia positiva e speranza si coalizzano il lieto fine è assicurato!! “Ho perso Lulù”: dall’altra parte del telefono, la voce incredula e preoccupata di mio papà. In un bel pomeriggio di luglio lui e lei, inseparabili, sono andati come spesso accadeva, a passeggiare al Foro Italico - Villa a mare "Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Un giardino che Lulù conosce bene e che ama frequentare dati gli ampi spazi che le danno modo di sfogare la sua inesauribile energia nonostante la veneranda età di 14 anni. Purtroppo era il 15 luglio…. ed il giorno del festino questa area verde è troppo affollata ed i giochi d’artificio hanno contribuito a spaventare Lulù, a disorientarla e farla fuggire alla ricerca di un luogo più tranquillo. “Ho perso Lulù!!! ”.

Riattacco il telefono e corro in macchina verso il Foro italico. Trovo mio padre confuso e disperato ed una coppia di ragazzi in bicicletta che invano l’hanno cercata, senza trovarla. Le ricerche continuano fino a notte fonda, a piedi, in bici, nei quartieri limitrofi - Kalsa, Sant’Erasmo, via M. Marine – ma nulla, Lulù è sparita. Decidiamo di lasciare l’automobile di papà nella speranza di ritrovare Lulù lì la mattina seguente. Ma niente, niente neanche le mattine successive. Le ricerche proseguono giorno e notte alternandoci un po’ tutti a seconda degli impegni lavorativi. Stampiamo 1000 locandine e tappezziamo tutta la zona, tutti i quartieri limitrofi e anche oltre, strade, piazze, vetrine di negozi e ristoranti. Distribuiamo locandine ai passanti. Iniziano ad arrivare le prime telefonate di “avvistamenti” reali o presunti, ci catapultiamo, ma ogni volta è un falso allarme, una vana speranza, una sofferenza indescrivibile. Passano i giorni, le settimane, i mesi. E’ piena estate. La città si svuota. Tutto tace. In cuor nostro speriamo, speriamo, speriamo che almeno sia viva e che qualcuno l’abbia con sé e che se ne prenda cura. Se proprio non dobbiamo più ritrovarla che almeno stia bene. Un giorno arriva una chiamata, una delle tante alle quali ormai quasi non dò più credito.

E’ il 6 ottobre “Buongiorno! Avete perso un cagnolino bianco? Sono la sig.ra Maria ed il cane si trova qui al fiume Oreto” Come al solito ci rechiamo sul luogo dell’avvistamento carichi di speranza e troviamo la gentile sig.ra Maria che dall’alto del ponte su via M. Marine ci indica l’area alla foce del fiume in cui da giorni vede vagare un cagnolino bianco e nero al quale porta ogni giorno qualcosa da mangiare. Attendiamo e…. dopo poco la vediamo arrivare, zampettando dritta dritta com’e’ la sua solita postura. La gioia e’ indescrivibile e come ovvio che sia la chiamiamo a squarciagola. La sua reazione è inaspettata: fugge a gambe levate e si nasconde fra le canne e la vegetazione ai margini del letto del fiume. Per qualche giorno abbiamo tentato lo stesso approccio, trovando una discesa al fiume e cercando di avvicinarla pian piano ma ad ogni rumore, minimo movimento, ad ogni voce che udiva lei fuggiva terrorizzata. “Talmente è il terrore e l’istinto di sopravvivenza che non riesce a riconoscere la vostra voce, lei come prima reazione fugge”… Questa è stata la spiegazione del veterinario.

A questo punto bisognava un piano B Grazie all’ingegno del mitico zio Pino coadiuvato da mio papà creano una gabbia artigianale che viene posizionata per giorni al di là del fiume, dove Lulù si era rifugiata dopo l’intervento maldestro e controproducente dei vigili del fuoco. La gabbia ha funzionato, si è chiusa, ma la forza della disperazione ha prevalso e Lulù l’ha distrutta fuggendo. Rinforzando la gabbia abbiamo tentato per giorni ed ogni giorno si andava sul posto, la mattina presto, carichi di speranze ma la sera si tornava a casa a mani vuote e demoralizzati. Ogni giorno che passava la speranza di prenderla diminuiva. Abbiamo mobilitato amici, animalisti, volontari e gruppi vari alla ricerca di una gabbia-trappola che non si riusciva a trovare finché finalmente Linda risponde al nostro appello e ci presta la sua preziosissima gabbia-trappola. Ma ormai Lulù ha capito, ora riconosce una gabbia e non ci vuole più entrare. Proprio adesso che abbiamo finalmente una gabbia professionale!! E la frustrazione aumenta osservandola che ci gira intorno ma non entra più in gabbia. Giornate interminabili, momenti intensi, batticuore, dita incrociate per ore e ore e per giorni osservando Lulù dall’alto del 10° piano di casa di Maria e Ina che con il binocolo, scrutando ogni suo movimento, speravano che finalmente Lulù si decidesse ad entrare in gabbia. Nei miei appostamenti ero riuscita anche a vederla abbastanza da vicino e la visione di Lulù sofferente e denutrita mi ha dato la carica e la determinazione, nonostante la stanchezza fisica, di volerla aiutare a tutti i costi.

Lulù, una vecchietta di 14 anni, deve tornare a casa e concludere la sua esistenza tra le cure e l’affetto della sua famiglia che non ha mai smesso di cercarla. E’ la mattina di giorno 18 ottobre e come al solito mi reco al fiume, attendo! Attendo che le vedette Maria e Ina (che la osservano dal loro balcone) mi comunichino i movimenti di Lulù. Mi chiama Ina al cellulare con voce tremante ed emozionata: “E’ entrata!!! Lulù è in gabbia!!!” Guardo il telefono incredula e mi tremano le mani, rispondo: “Si, ma la gabbia è chiusa??” Dopo tanti fallimenti dovevo esserne certa prima di uscire allo scoperto e rischiare di far fuggire ancora una volta Lulù alla vista di una “sconosciuta”. Ina riprende in mano il suo binocolo, mette bene a fuoco e urla: “Si Si. E’ chiusa!!!” Sento la sua gioia mista ad ansia sentimenti che sono anche i miei. Non possiamo fallire anche questa volta!!! Questa gabbia non può fallire! Mi fiondo di corsa verso il fiume, lo attraverso con l’acqua melmosa che mi arriva al ginocchio, ma l’emozione e’ forte e non desidero altro che arrivare da Lulù, accertarmi che non possa fuggire e sperare che finalmente, vedendomi da vicino riesca a riconoscermi, quindi tranquillizzarla. Attraverso il fiume, mi muovo lentamente per non spaventarla ulteriormente, mi faccio strada tra le canne e la vegetazione e la vedo agitarsi all’interno della gabbia, lei avverte la mia presenza e ringhia, io mi avvicino lentamente, mi siedo accanto alla gabbia cerco di incrociare il suo sguardo chiamandola dolcemente nel modo che e’ abituata ad ascoltare: “Lulù…. Amore mio” ma con quella tonalità che lei ben conosce e che le fà drizzare le orecchie e muovere la coda a festa. Mi ha riconosciuta!!! Inizia un lamento di gioia da parte sua e lacrime da parte mia. Erano 15 giorni che aspettavo questo momento e 3 mesi che ci speravo Lulù.

E finalmente dopo 15 giorni di tentativi, appostamenti dall'alba al tramonto, turni e collaborazione di tanti Lulù torna a casa. Ringrazio tutti quelli che hanno collaborato direttamente ed indirettamente, attivamente e non al lieto fine di questa incredibile storia. Soprattutto Maria e Ina gli angeli custodi di Lulù che ogni giorno, tutto il giorno, ci informavano dei suoi movimenti osservandola dal loro balcone e sperando insieme a noi. Dopo 90 giorni che manca da casa grazie alla nostra determinazione ed ad un lavoro di squadra Lulù e' tornata con la sua famiglia. Voglio segnalare che nè il canile municipale nè i vigili del fuoco ci hanno minimamente aiutati. Allertati tempestivamente i primi hanno allargato le braccia dicendo che non fanno questo tipo d'interventi (E allora che esistono a fare???) i secondi (vigili del fuoco) non solo non sono stati utili ma hanno peggiorato la situazione con il loro intervenire maldestro e disinteressato - cercandola tra la vegetazione con un bastone in mano - riuscendo soltanto a terrorizzare ulteriormente Lulù e a non farla più uscire dal suo "rifugio" per 2 giorni.

Ma grazie alla nostra perseveranza e determinazione a volerla salvare a tutti i costi e grazie ad una gabbia fornitaci da Linda ci siamo riusciti. Lulù e' una guerriera... determinata a sopravvivere nonostante 90 giorni di vagabondaggio. E' il giusto finale per una storia incredibile e dai tratti tragicomici. Fondamentale per la riuscita dell'impresa è stata la collaborazione di Massimo che ogni mattina prima di andare a lavoro passava al fiume ad attivare la gabbia, di Gabriele, Claudia, mamma e papà e l'ingegno dello zio Giuseppe (detto Pino) che e' stato come sempre disponibile generoso e paziente. Ha creato con il suo risaputo ingegno una gabbia artigianale perfettamente funzionante ma che ha fallito perché coadiuvato da un collaboratore "distratto". Ha creato anche un ponte per evitare di farci fare il bagno nell'insalubre fiume Oreto. Siamo una squadra fortissimi!!! ... E Lulù è la mascotte.

Daniela Gargano

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Commenti (1)

  • bellissima storia complimenti a Linda e zio pino per avere inventato la gabbia

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