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"L'emergenza Coronavirus ha stravolto la mia vita": paure e speranze di una studentessa del Garibaldi

Via Kennedy, 81 · Cruillas

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di una studentessa che frequenta il liceo classico Garibaldi. In un tema, assegnato dalla sua insegnante, il racconto di come è cambiata la sua vita da quando è scoppiata l'emergenza Coronavirus.

"Sono sempre io, sono sempre la stessa, Christelle, ho 14 anni, continuo a studiare nonostante tutto, sto con la mia famiglia, pranzo, ceno e mi corico, ma la mia vita negli ultimi giorni è cambiata radicalmente. Una pandemia si è abbattuta su tutta la Terra, un episodio unico nella storia dell'umanità, un evento sicuramente catastrofico e di cui ancora non possiamo stimare le proporzioni, che ha colpito la mia nazione più di tutte le altre, ad oggi. La mia vita, prima della diffusione del Covid-19, il Coronavirus, che ha già contagiato in Italia 31.506 persone, era una vita spensierata ed allegra, scandita dai ritmi dello studio e delle pause tra la scuola mattutina e i compiti a casa il pomeriggio. La mattina mi alzavo presto, intorno alle 6:30, per circa tre quarti d'ora mi preparavo per andare a scuola, e poi in autostrada velocemente entro le 7:15 per non incontrare traffico e arrivare puntuale alla campanella delle 8:00. Al liceo stavo attenta a tutte le lezioni, prendevo appunti, ascoltavo i nuovi argomenti spiegati dai professori, e poi all'uscita da scuola mi attardavo sempre con le mie amiche e compagne di scuola, prima di prendere l'autobus e tornare a casa. Tornata a casa, pranzavo, studiavo, a volte fino a sera, e tra una pausa e l'altra chattavo con i compagni o gli amici programmando cosa fare di sabato, con chi uscire e dove andare. Il tempo scorreva in maniera lineare, univoca, sempre uguale: il mio stile di vita era semplice, ordinato, e le attività nel tempo quotidiano ben distribuite. Poi è accaduto l'irreparabile. Qualche telegiornale preso sottogamba, qualche informazione farfugliata dai miei genitori che all'inizio non ho ascoltato con grande attenzione: 'bisogna restare a casa - dicevano - non sappiamo per quanto tempo! È un virus letale, si può morire'. Mi sembravano esagerati... Ma quando siamo rimasti chiusi in casa, a causa di un decreto governativo, e quando ascoltare le notizie di cronaca si è trasformato in una necessità quotidiana, quando ho realizzato e capito che i miei genitori non sarebbero più tornati a lavorare, e io e i miei fratelli non saremmo più tornati a scuola, non si sa per quanto tempo, tutto è cambiato, in un batter d'occhio! La scuola si è velocemente riorganizzata con delle lezioni on-line. Ma le giornate non sono più le stesse. Sono sempre io, sono sempre la stessa, quello che è cambiato e ciò che rimane fuori di casa, a cui si cerca di non far varcare la soglia del portone, quello che è cambiato è il contagio, che si aggira per le strade, che ci aspetta al varco se usciamo fuori, che ci ha costretti a una quarantana che durerà più di 40 giorni, a una reclusione forzata anche se tra mura dorate, quelle domestiche. Quello che è cambiato è il ritmo del tempo. Tutto il giorno, tutti i giorni, siamo sempre chiusi in casa. La mattina mi sveglio presto quando ho delle lezioni on-line, studio, poi pranzo, poi mi riposo, cerco di proiettare i miei pensieri fuori di casa, con la fantasia, tramite i social, ma nessuno pubblica più "storie" dall'esterno. Circolano soltanto dei post malinconici di adolescenti che dichiarano di aver fatto amicizia con tutti gli acari di casa, o che si vestono e si preparano solo per fare un giro in cucina.... amara ironia per descrivere l'impossibilità di respirare fuori casa l'ossigeno che prima ci sembrava così normale, e che ora ci è precluso. Non si può fare una passeggiata, non si può camminare sulla riva del mare, non ci si può abbracciare tra amici, non si può scherzare e chiacchierare ai tavolini di un pub o di un bar. Tutte le attività commerciali sono chiuse, restano aperte solo quelle di primaria necessità. I miei genitori neanche escono per fare la spesa, se la fanno consegnare a domicilio. Sono già morte migliaia di persone. Sono fatti che non si possono ignorare. Ringrazio Dio perché la mia famiglia è in salute, perché in casa stiamo bene gli uni con gli altri, perché ho un fratellino che allieta con i suoi sorrisi tutte le nostre giornate. Ma la noia, la paura, la stanchezza, l'incertezza, sono in agguato e potrebbero trasformarsi in tristezza, abbattimento, alienazione. Tutti ci ripetiamo un unico mantra: 'tutto andrà bene!' ma come immaginare di dirlo alle famiglie di coloro che hanno già perso i propri cari, i propri parenti, i propri amici? E poi perché tutto questo è accaduto? Da dove è spuntato fuori questo virus? O forse qualcuno l'ha diffuso... intenzionalmente? Abbiamo ormai tanto tempo per riflettere, ogni giorno, e questi quesiti non hanno risposta".

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