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La vita ai tempi del Coronavirus: "Non sprechiamo il tempo a lamentarci"

Via Angiò, 111 · Bagheria

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di una lettrice di Bagheria che riflette su come affrontare questo periodo segnato dall'emergenza Coronavirus.

"Tutto scorreva normalmente nel nostro Paese, tutto scorreva nello stesso modo ormai da anni. La nostra vita andava avanti a pane e social, pane e stress, pane e corsa giornaliera per i mille impegni di ognuno. Non c'era tempo per parlare, non c'era tempo per concedersi quelle pause tanto desiderate, non c'era tempo per svegliarsi con calma e con il sole che ti scaldava il viso e ti ricordavo che un nuovo giorno era iniziato, a volte non c'era tempo neanche per mangiare! Ognuno di noi ha sempre desiderato avere il tempo per un caffè tanto rimandato, tempo per leggere un libro acquistato e mai aperto, tempo per stare sul divano in compagnia di chi si ama, tempo per metabolizzare piccoli e grandi traumi, tempo per aggiustare quel mobile rotto, tempo per imparare a cucinare quel piatto tanto desiderato. Quanto è strana la vita... Da un giorno all'altro abbiamo tutto il tempo che forse non abbiamo mai avuto! Qualcuno (non ci è dato sapere chi, se un pipistrello o il potere oscuro che governa il mondo) ci ha dato la possibilità di fermarci, fermare il caos che girava intorno alla nostra vita e dedicarci al posto più osannato del mondo: la casa! Casa è il posto dove ti senti al sicuro, il posto dove nascono i tuoi traumi che impari a metabolizzare e a rendere produttivi per lo sviluppo di un'identità più sana... Casa può essere gioia e dolore insieme! Casa, nel bene o nel male, è il posto che ci ospita ogni sera, quello che ci permette di ragionare sulla giornata appena trascorsa e di fantasticare su quella che verrà domani! Ogni avvenimento della nostra vita, anche il più devastante, ci insegna qualcosa! Ci insegna che, nella gioia o nel dolore, siamo vivi! Ci insegna cosa abbiamo fatto bene e cosa, invece, potevamo evitare o modificare. Sconforto, ansia, paura, panico, tristezza, rabbia, angoscia sono sentimenti spesso bistrattati. Pensiamo sia meglio tenerli fuori dalla nostra coscienza, pensiamo sia meglio accantonarli perché non fanno altro che farci scendere quelle lacrime dagli occhi, farci battere così tanto forte il cuore da pensare che sia arrivata la nostra fine, farci diventare rossi fino al punto di non capire più nulla! Vi dirò una cosa: sono proprio quei sentimenti che ci permettono di conoscere il senso più profondo della vita e di noi stessi! Non abbiate paura di accoglierli, conoscerli, accettarli nelle vostre vite".

"Godetevi - aggiunge - ogni singola emozione che esplode dentro di voi! Non starò qui a dire quanto sono difficili, tristi, lunghe queste giornate... Questo lo sapete già! Vorrei invece farvi cogliere il lato positivo... Si, perché c'è un lato positivo! E ancora non starò qua a dirvi che potrete riscoprire i valori persi, potrete conoscere nuovi lati delle persone con cui quotidianamente condividete gli spazi domestici... No! Il lato positivo lo potrà creare solo ognuno di voi! Vi siete chiesti, in questi giorni, cosa ne sarà di questo periodo? Cosa vi porterete dentro? Come potrà cambiarvi? Non lasciamo che sia un semplice periodo di transizione, non lasciamo scorrere gli eventi della vita senza portarci qualcosa dentro che sia stato elaborato! Buttiamo tutto fuori oggi! Domani potrebbe sembrare una montagna insormontabile scrollarsi di dosso tutte queste emozioni negative! Se oggi, ogni singolo giorno di questa "reclusione", riusciamo a ragionare, elaborare, metabolizzare tutto ciò, affronteremo la nostra "liberazione" con una maggiore libertà d'animo, con la capacità di cogliere realmente il lato positivo anche quando tutto sembra remare contro, con la consapevolezza di avercela fatta ma di avercela fatta bene! Da queste riflessioni nasce l'idea di cui vorrei parlarvi! Dal terzo giorno di questa quarantena ho avuto la convinzione di dover dare un senso a tutto ciò (ammesso che già non lo abbia di per sé)... E allora ho pensato: come posso dare un senso a qualcosa di così eccezionale, grande e apocalittico?".


"Mi piacerebbe - conclude - che ognuno di voi, all'interno della propria casa, realizzi una qualsivoglia cosa che potrà essere ricordata nel tempo... Qualcosa che, quando sarete più grandi, vi faccia dire: 'Questo l'ho fatto quando c'era la quarantena'... Qualcosa che vi susciterà un ricordo eterno, un ricordo che potrete tramandare di generazione in generazione e che diventi un cimelio di famiglia, proprio come quelli che ci mostravano i nostri nonni! Tutto ciò che verrà realizzato, mi impegnerò personalmente affinché venga esposto in una mostra che potrebbe essere realizzata alla fine di tutta questa storia! Una mostra locale che ci permetta di gridare al mondo intero che ce l'abbiamo realmente fatta, che è andato realmente tutto bene! Una mostra in cui esporre ciò che è venuto fuori dal nostro malessere, una liberazione nella liberazione! Qualsiasi cosa decidiate di fare, non dimenticate di buttare fuori tutto! Imparate a liberarvi dentro e a ricercare nel profondo di voi stessi il bello che la vita può offrirci!"

Floriana Parisi

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Commenti (1)

  • Brava Flori, parole vere che fanno riflettere...noi qui a casa stiamo costruendo un presepe...e montiamo puzzle...ci svaghiamo come possiamo. Un bacio

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