Studenti a lezione di legalità con il prefetto: "La sfida è capire i mutamenti delle mafie per contastarle"

All'incontro hanno partecipato gli allievi dell'istituto professionale Ascione e dei licei scientifici statali Benedetto Croce e Galileo Galilei

Studenti "in trasferta" nei locali della Prefettura per confrontarsi su Cosa nostra e 'ndrangheta con esponenti delle istituzioni e giornalisti. I cronisti Salvo Palazzolo de La Repubblica e Paolo Bonacini de il Fatto Quotidiano.it hanno discusso con gli allievi dell'istituto professionale Ascione e dei licei scientifici statali Benedetto Croce e Galileo Galilei.

Si tratta di istituti scolastici con i quali il prefetto Antonella De Miro ha avviato da tempo un percorso di amicizia e di condivisione di valori nel quadro di una più ampia e costruttiva "complicità istituzionale" con il mondo della Scuola palermitana.

"Cosa nostra e ndrangheta - ha detto De Miro - sono organizzazioni distinte, ma parimenti temibili e accomunate da uno stesso obiettivo di potere, di dominio e di controllo del territorio. Organizzazioni accomunate un tempo anche nella volontà di destabilizzare le istituzioni democratiche. Mafia che uccide, mafia che va allo scontro con lo Stato, mafia che, però, lo Stato, mostrando decisione e capacità nell'azione di contrasto, ha saputo fortemente contrastare. La mafia oggi non uccide più, ha smesso l'azione rivelatasi perdente dello scontro diretto contro lo Stato, perché ha compreso che è molto più conveniente l'inabissamento, per passare inosservati e fare affari in tranquillità. Così oggi la mafia non fa più paura ed anzi è cercata per la capacità di erogare servizi. La sfida dei nostri tempi - sottolinea il prefetto - sta tutta nella capacità dello Stato di intercettare in tempo i mutamenti delle mafie, l'evoluzione delle dinamiche al loro interno e i rapporti tra la mafia e il mondo esterno, la silente capacità di inquinamento dell'economia legale e la sempre più raffinata capacità di nascondimento". 

Nel proprio intervento, Salvo Palazzolo ha sottolineato il valore della memoria per  "imparare dal dolore trasformandolo in conoscenza e forza per non avere paura".

Come il punto di partenza di una mappa immaginaria che traccia una storia di mafia e di riscatto, ha iniziato il suo racconto di speranza proprio dalla prefettura e dalla sala dedicata al prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa (dove si è svolto l'incontro). 

Paolo Bonacini, nel suo intervento, ha descritto la pervasività di penetrazione dell'organizzazione criminale calabrese in tutte le aree geografiche del mondo e la sua forza di leader nel commercio della droga in Europa. 

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