All'Ascione incontro sull'Oreto, il fiume dei palermitani

Agrumi, profumi intensi e colori caldi. Una Palermo verde di suggestiva bellezza la Conca d'Oro che ora non è più, sepolta in gran parte dal cemento. L'Oreto il suo fiume, irriconoscibile a tratti, inquinato da scarichi fognari e rifiuti che deturpano, ostacolano ma non arrestano il suo corso. Iniziative e progetti di riqualificazione ambientale si sono susseguiti nel tempo. Recente e di una certa risonanza la campagna di sensibilizzazione del Comitato Salva L’Oreto che ha candidato il fiume al concorso Fai “I luoghi del cuore”. E oggi? "E' ancora possibile parlare di un futuro per l'Oreto?".

Molti gli interrogativi aperti che hanno chiuso gli interventi e i contributi del seminario "Controcorrente: Oreto, fiume dei Palermitani" di giorno 15 all'Ascione, di professori universitari, esperti ambientali, rappresentanti di associazioni attive sul territorio, semplici cittadini che da anni si spendono per la rinascita e la valorizzazione del fiume e la sua valle.

"E' dal 2002 che l'istituto cura attività di monitoraggio degli aspetti che lo caratterizzano. Flora, fauna, qualità e monumenti che insistono lungo la sua asta fluviale sono stati e continuano ad essere oggetto di attività di ricerca e di approfondimento da parte degli alunni, affinché possano riappropriarsi del loro fiume". Commenta così la docente Pina Spoto, tra gli organizzatori dell'incontro-dibattito con gli studenti, ringraziando calorosamente Salvatore Bucchieri ,Sergio Calabrese,Giovanni Guadagna,Gisella Liuzzo, Salvo Pasta, Vanessa Rosano, Maria Scilabra, Eugenio Cottone e Silvano Riggio, voci protagoniste di "un convegno che fa da ponte tra passato e futuro, scuola e università, indifferenza e interesse, abbandono e riappropriazione consapevole dell'Oreto".

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