Tumore al polmone, al Villa Sofia-Cervello uno studio che migliora sopravvivenza pazienti

Risultati importanti sulla sopravvivenza dei pazienti colpiti da carcinoma polmonare a piccole cellule, cosiddetto microcitoma polmonare, arrivano da un importante studio internazionale. Il rischio di morte si è infatti ridotto del 27%

Risultati importanti sulla sopravvivenza dei pazienti colpiti da carcinoma polmonare a piccole cellule, cosiddetto microcitoma polmonare, arrivano da un importante studio internazionale al quale sta partecipando l’Unità operativa complessa di Oncologia dell’Azienda Ospedali Riuniti Villa Sofia Cervello. I risultati dello studio di fase III Caspian sono stati presentati nella sessione plenaria del Congresso Mondiale sul tumore al polmone dell’International Association for the study of Lung Cancer, che si è chiuso ieri a Barcellona. Lo studio che coinvolge  209 centri in 23 paesi, annovera fra i suoi presentatori il dottore Francesco Verderame (nella foto), direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia di Villa Sofia Cervello, che fra i sette centri italiani coinvolti nello studio è quello che ha registrato il maggior arruolamento di pazienti, otto, in cinque mesi. Circa 800 invece i pazienti complessivamente coinvolti nello studio in tutto il mondo.

“Si tratta – sottolinea Verderame -  del primo lavoro di immunochemioterapia in prima linea nel microcitoma polmonare, che vede un netto miglioramento della sopravvivenza dei pazienti. Erano circa 30 anni che in questo campo non vi era un avanzamento della ricerca. Per la buona riuscita dello studio nella nostra Unità operativa è stato fondamentale l’apporto di tutto il gruppo di lavoro composto da medici, infermieri, data manager e psicologhe che hanno lavorato per la ricerca grazie anche al finanziamento Psn del 2015. Tutto questo è avvenuto in raccordo con le Unità operative di Anatomia patologica, Farmacia e Radiologia che sono state preziosissime nel raggiungere l’obiettivo”.

Francesco Verderame-2Il carcinoma polmonare a piccole cellule è un tumore aggressivo a crescita rapida che interessa soprattutto le zone centrali del polmone e che recidiva e progredisce velocemente nonostante la risposta iniziale alla chemioterapia a base di platino. Lo studio prevede la somministrazione della molecola immunoterapica Durvalumab che, in combinazione con quattro cicli di chemioterapia a base di platino, ha portato, come hanno spiegato i ricercatori, ad un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza globale rispetto allo standard di cura costituito dalla sola chemioterapia. Il rischio di morte si è infatti ridotto del 27% , con un beneficio prolungato di sopravvivenza globale stimato del 33,9% di pazienti vivi a 18 mesi con il trattamento di Durvalumab e chemioterapia contro il 24,7% di pazienti trattati con sola chemioterapia, mentre la sopravvivenza ai 12 mesi è del 53,7% con il Durvalumab e chemio contro il 39,8% con la sola chemio.

Anche gli altri dati statistici relativi al numero di pazienti liberi da progressione, al tasso di risposta e all’aumento della durata di risposta presentano numeri positivi. Il carcinoma al polmone è la principale causa di morte per cancro tra uomini e donne e in particolare il cancro al polmone a piccole cellule rappresenta circa il 15% delle diagnosi e in circa due terzi dei pazienti la diagnosi avviene in uno stadio avanzato di malattia. Al Congresso di Barcellona la presentazione è stata affidata a 20 medici in rappresentanza di altrettanti centri internazionali. Oltre all’Azienda Villa Sofia Cervello con Francesco Verderame per l’Italia, erano presenti rappresentanti di Spagna,Usa,Germania,Giappone,Ucraina,Russia, Austria,Turchia, Sud Corea, Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria,Bulgaria, Gran Bretagna.

"La partecipazione a questo studio – sottolinea il Direttore Generale di Villa Sofia Cervello, Walter Messina – conferma il percorso virtuoso e il ruolo di primo che l’Azienda  riveste in ambito nazionale e internazionale nel campo della ricerca, reso possibile grazie all’interazione multidisciplinare fra diverse Unità operative. Adesso infatti grazie a questa terapia si sono aperte nuove importanti prospettive per molti pazienti colpiti da questa malattia”.  
 

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