Conferenza di Palermo, il premier Conte agli amici libici: "Il destino è nelle vostre mani"

Il presidente del Consiglio lascia la città con "un sentimento di fiducia", ma avverte: "Non dobbiamo illuderci. Stabilità facilita gestione migranti". L'inviato Onu Salamé: "Il summit? Un successo". Ma il generale Haftar non ha partecipato alla plenaria e la Turchia ha abbandonato anzitempo i lavori

La conferenza stampa di Conte e Salamé

L'inviato delle Nazioni Unite, Ghassan Salamé, ha parlato di "successo" e ha definito la Conferenza di Palermo una "pietra miliare"; mentre il premier Giuseppe Conte ha lasciato la città con "un sentimento di fiducia". Con un avvertimento però: "Non dobbiamo illuderci. Sono state poste le premesse per la stabilizzazione della Libia". 

A sentire le parole di Salamé e Conte il bicchiere è mezzo pieno. Ma se è vero com'è vero che strette di mano e abbracci hanno suggellato l'incontro tra il generale Haftar e il leader riconosciuto dalla comunità internazionale al Serraj, al quale ha partecipato Conte, è pur vero che Haftar non ha partecipato alla sessione plenaria e la Turchia ha abbandonato anzitempo i lavori "con profondo disappunto". Una ritirata in polemica per non essere stata coinvolta nella riunione informale del mattino. "Non si può pensare di risolvere la crisi in Libia coinvolgendo le persone che l'hanno causata ed escludendo la Turchia", ha detto il vicepresidente turco Fuat Oktay. Ed ecco il bicchiere mezzo vuoto. "Non ce l'aveva con l'Italia", ha precisato Conte.

Conte: "Stabilità facilita gestione dei migranti" | Video

Dimostrazione delle tensioni, l'assenza di un documento finale, a cui le diplomazie pure lavoravano da settimane. A quanto apprende l'Adnkronos, sarebbe stata in particolare la delegazione del generale Khalifa Haftar a contestare il testo della dichiarazione finale della Conferenza, che comunque già si sapeva nei giorni scorsi non sarebbe stata firmata, ma presumibilmente solo approvata.

Nella sintesi della due giorni di Palermo, comunque, a detta del presidente del Consiglio ciò che conta è "l'ampia consivisione della comunità internazionale: un sostegno che può favorire la stabilizzazione della Libia. Faccio il primo ministro, non l’analista politico, lascio giudicare a voi se la Conferenza è stata un successo o meno". E rivolgendosi agli attori libici, Conte ha detto: "La Libia è un Paese amico, a cui siamo legati da vincoli antichi di amicizia, di cooperazione economica e legami culturali, ci sentiamo responsabili nell’offrire un contributo. Ma siete padroni del vostro destino". La parafrasi è presto fatta: c'è ancora tanto da fare e i libici devono trovare una soluzione politica alla crisi. Un concetto espresso anche da Salamé, secondo cui "finché si spara il processo politico non può andare avanti. Il prossimo passo per noi è consolidare il cessate il fuoco a Tripoli". I presupposti ci sarebbero, visto che ha riferito Salamé "c'è un chiaro impegno da parte dei libici" per la conferenza nazionale che si dovrebbe fare nelle prime settimane del 2019. 

E' questa la data segnare sul calendario: il dopo-Palermo, la prova della verità. I russi, con il solito pragmatismo, sono convinti che sia necessario percorrere la strada della "ripresa economica" per blindare gli accordi politici. Altrimenti, ha dichiarato il premier Dmitry Medvedev, c'è il rischio che "questi accordi politici vengano prima o poi disattesi". Se a Palermo si è fatto qualche passo in avanti, bisogna verificarne la tenuta. In Libia, pace e stabilità - secondo Giuseppe Conte - possono facilitare "la gestione dei flussi migratori". Anche se, come anticipato stamattina, l'immigrazione non è stata al centro né degli incontri bilaterali né della sessione plenaria. Conte lo ha confermato: "Non è stata specifico oggetto dei temi trattati", ma "è ovvio che dalla stabilizzazione della Libia ci aspettiamo che possa derivare una più facile gestione dei flussi migratori". "Un più efficace contrasto all'attività terroristica ed al traffico di esseri umani - ha aggiunto - è un discorso complessivo. La sensibilità dell'Italia non è riassumibile semplicemente nel problema della migrazione" e la Conferenza di Palermo "non è stata organizzata per questo".

Sui migranti si è invece soffermato Salamé: "Sono più di 22mila" quelli che hanno accettato il rimpatrio volontario dalla Libia solo quest'anno. ''I migranti illegali che si trovano nei centri di detenzione in Libia sono migliaia e migliaia - ha detto Salamé -. E sono 700 mila i migranti illegali in territorio libico. Quindi quelli che sono nei centri di detenzione sono una piccola minoranza rispetto a un gruppo molto più ampio''. Di questi, ha spiegato, le agenzie delle Nazioni Unite si stanno occupando in modi diversi. Tra le opzioni ci sono i ''rimpatri volontari'', che interessano coloro ''che vogliono tornare nei loro Paesi o andare in altri Paesi. Più di 22 mila sono tornati a casa solo quest'anno''. Poi ci sono i migranti ''che vogliono restare - ha concluso Salamé - La Libia ha bisogno di manodopera straniera, questi sono fatti. La Libia, come tanti paesi petroliferi in quella parte del mondo, ha sempre impiegato stranieri. Alcuni di loro lavorano. Ed è a causa della debolezza dello Stato che sono illegali, ma la loro posizione potrebbe essere regolarizzata nel prossimo futuro''.

Le reazioni

"Palermo, grande soddisfazione, l'Italia è tornata centrale dopo anni di servilismo. Bravo Giuseppe Conte!". Commenta il vicepremier Matteo Salvini al termine della Conferenza di Palermo.

Secondo l'ex presidente della Camera Laura Boldrini "la Conferenza di Palermo sulla Libia si è conclusa in un clima di grande incertezza e questa incertezza preoccupa perché se la situazione in quel Paese non farà passi avanti si aggraverà un conflitto che ha fatto già migliaia di vittime e ci saranno ulteriori, pesanti ripercussioni in tutta l'area del mediterraneo. Pochissimi i Capi di Stato e di Governo di Nazioni importanti e influenti. Un Paese importante come la Turchia ha polemicamente abbandonato i lavori, il generale Haftar, che comunque lo si giudichi è uno dei protagonisti determinanti per il futuro della Libia, non ha partecipato alla plenaria ed è ormai chiaro purtroppo che Conferenza si è conclusa senza risultati concreti. C'è da chiedersi quanto abbia contribuito a questo esito deludente 
l'isolamento nel quale si è venuto a trovare il governo italiano a causa delle sue politiche di chiusura e di contrasto con altri Paesi 
europei e non soltanto europei. Per questo considero urgente che l'esecutivo venga a riferire nelle sedi parlamentari sugli obiettivi 
che si era prefisso di raggiungere in vista di questo appuntamento e delle ragioni per le quali questa Conferenza tanto attesa si è invece 
rivelata un'occasione mancata".

L'ex ministro dell'Interno, Marco Minniti, parla di "drammatica delusione". "Lo dico - prosegue - con profondo dolore perché da italiano quando l'Italia fa una conferenza internazionale su uno scacchiere strategico come la Libia l'auspicio che faccio, non è importante essere al governo o all'opposizione, e che abbia successo ma temo sia stata una delusione".

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