Da "fantasmi" a cittadini, con residenza fittizia famiglia riacquista diritti: "Fine di un calvario"

I coniugi Chiappara e i due figli nel 2009 avevano dovuto lasciare la loro casa al Capo perché a rischio crollo. Dopo anni passati tra alberghi, parenti e sistemazioni di fortuna, la svolta: grazie a una determina del sindaco potranno avere documenti e benefici sociali

Il vicepresidente della Prima circoscrizione Antonio Nicolao con i coniugi Chiappara

Nel 2009 sono stati costretti a lasciare la loro casa di via Filippone, al Capo, perché a rischio crollo. Da quel momento in poi è iniziato il calvario della famiglia Chiappara: papà Mario, mamma Rosa e le due figlie - Martina e Chiara - senza un'abitazione, hanno perso via via i loro diritti, diventando nel 2014 dei veri e propri "fantasmi viventi". Niente documenti d'identità, niente medico di famiglia ed esenzioni sanitarie e nemmeno il diritto di voto.

Adesso, grazie ad una determina firmata dal sindaco Leoluca Orlando, i componenti della famiglia Chiappara non sono più "irreperibili" (per dirla in burocratese), ma hanno una residenza. Seppur fittizia. Fine del calvario, dopo anni in albergo (pagato per un breve periodo dal Comune), notti passate in macchina, a casa di parenti e sistemazioni di "fortuna".

"In base al decreto Lupi del 2014 - spiega l'assessore alla Cittadinanza sociale Giuseppe Mattina - è possibile concedere anche agli abusivi una residenza fittizia in caso di particolari motivi: problemi di salute, igienico-sanitari, presenza di soggetti fragili, minorenni, disabili o meritevoli di tutela. Si tratta dell'articolo 5 comma 1 quater del decreto 47 del 28/3/2014. Nell'ultimo anno ne abbiamo concesse una quarantina. Nel rispetto della legge e dopo un'attenta valutazione, caso per caso, dei servizi Sociali del Comune. Niente generalizzazioni quindi: abbiamo esercitato questa deroga solo per aiutare chi ne ha veramente bisogno. La residenza, anche fittizia, è un diritto che viene prima di ogni altra cosa". 

La residenza in deroga consente adesso alla famiglia Chiappara di uscire dal dramma. "E da fantasmi viventi riconsegna loro la possibilità di accedere a tutti i benefici sociali" dice Antonio Nicolao, vicepresidente della Prima circoscrizione, al fianco della famiglia Chiappara sin dallo sgombero della casa di via Filippone avvenuto nel 2009. "Oltre ai disagi materiali per aver perso un tetto sopra la loro testa - aggiunge Nicolao - la famiglia Chiappara ha subito anche quelli della burocrazia". 

"Non sono stati anni felici - racconta il signor Mario - la mattina dello sgombero c'erano vigili del fuoco, assistenti sociali, protezione civile e operai del Comune che chiusero definitivamente la porta di casa nostra con dei grossi mattoni. Abbiamo dormito in macchina e qualche volta in B&B, poi i parenti ci hanno dato una mano. Nel frattempo però l'Anagrafe del Comune ci notificava l'inizio del calvario: nessun componente della famiglia aveva più né residenza né domicilio anagrafico. Non abbiamo potuto nemmeno votare. Adesso grazie all'assessorato alla Cittadinanza sociale e soprattutto al sindaco Orlando è stata emessa la determina che ci consente di avere un documento d'identità e accedere ai benefici sociali. E' la fine di un calvario".

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