Scandalo Tutino, adesso è ufficiale: Lucia Borsellino si è dimessa

L'assessore regionale alla Sanità ha comunicato la sua decisione a Rosario Crocetta inviandogli una lettera. Nei giorni scorsi aveva preannunciato questa volontà a seguito dello scandalo giudiziario che ha investito il primario di Villa Sofia

Adesso è ufficiale. L'assessore regionale alla Salute Lucia Borsellino si è dimesso. L'esponente del governo guidato dal presidente Rosario Crocetta, che nei giorni scorsi ha annunciato questa volontà a seguito dello scandalo giudiziario che ha investito il primario di chirurgia estetica e maxillo facciale dell'ospedale Villa Sofia di Palermo, Matteo Tutino, arrestato per truffa e peculato, ha comunicato la sua decisione al governatore inviandogli stamani una lettera. (GUARDA IL VIDEO)

"Prevalenti ragioni di ordine etico e morale e quindi personale, sempre più inconciliabili con la prosecuzione del mio mandato, mi spingono a questa decisione - ha scritto Lucia Borsellino -. Vari, purtroppo, sono stati gli accadimenti che hanno aggredito la credibilità dell'istituzione sanitaria che sono stata chiamata a rappresentare e, quindi, della mia persona".

Borsellino, che ha fatto parte della giunta Crocetta sin dal giorno del suo insediamento, il 10 novembre del 2012, ha quindi osservato come la decisione "di rassegnare oggi le irrevocabili dimissioni, avendo sentito fortemente il dovere di attendere la scadenza appena decorsa del 30 giugno, entro la quale il ministero della Salute ha rivolto alla Regione l'assolvimento di alcune prescrizioni relative a taluni adempimenti in tema di assistenza materna e neonatale". Il riferimento è al caso della neonata morta nel febbraio scorso in ambulanza, durante il trasferimento da Catania a Ragusa per mancanza di posti letto negli ospedali del capoluogo etneo. Una vicenda che attirò su di lei le ire del ministero della Salute.

La figlia del giudice ucciso dalla mafia nel 1992 è il terzo assessore che lascia la squadra di governo dopo le dimissioni nei giorni scorsi di Ettore Leotta e Nino Caleca.

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