Sanità, la Cimo chiede più controlli sulle nomine

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

"La denuncia della Cimo sul caso Noto voleva squarciare l’oscurità che incombeva sul sistema dei controlli delle nomine e mostrare come lo stesso facesse acqua da tutte le parti. Infatti era sufficiente autocertificare titoli anche non posseduti per essere inseriti nell’albo dei direttori generali sanitari e amministrativi". Lo dice il vicesegretario regionale vicario Cimo, Angelo Collodoro.

"Abbiamo chiesto all’assessore alla Sanità e alla commissione Sanità che si facessero verifiche serie e serrate sulle nomine effettuate dei vari direttori. Adesso  - dice Collodoro - che la disposizione assessoriale è stata notificata ai direttori generali bisogna diradare le tante nubi che incombono sulla testa di tanti direttori. Il caso Noto, ovvero un dirigente che non aveva mai partecipato ad una selezione, a un concorso per diventare dirigente di struttura complessa, quello che una volta era definito “primario“, evidentemente non è il solo caso".

"Questa condizione di violazione della legge  - conclude - appare anche come un paradosso estremo. Chiunque abbia in Sicilia una disposizione di servizio rilasciata da un direttore generale, amico, può  diventare direttore generale, sanitario o amministrativo scavalcando così tutti coloro che aspettano di potere fare un regolare concorso per diventare quello che una volta si chiamava 'primario'. E che solo dopo 5 anni di servizio svolto in questa qualifica si può concorrere per diventare direttori generali amministrativi o sanitari".

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