C'è l'accordo sulla riforma delle Province, no al "sindaco metropolitano di diritto"

L'Ars ha approvato tutti gli articoli della legge e adesso manca solo il voto finale. A scrutinio segreto è stato cassato l'emendamento, presentato da deputati Pd, che attribuiva al sindaco del Comune capoluogo il diritto di guidare la città metropolitana

Foto archivio

Dopo polemiche e tensioni, che hanno messo a rischio più di una volta la tenuta della maggioranza, sta per tagliare il traguardo la riforma delle Province. Nella tarda serata di ieri l'Ars ha approvato tutti gli articoli della riforma e adesso manca solo il voto finale.

Via libera quindi a liberi consorzi dei comuni e città metropolitane, anche se il ruolo del "sindaco metropolitano" è stato ridotto. A scrutinio segreto è stato infatti cassato l'emendamento, presentato da deputati Pd e sponsorizzato da Leoluca Orlando ed Enzo Bianco, che attribuiva al sindaco del Comune capoluogo il diritto di guidare la città metropolitana. La norma approvata prevede che il sindaco della città metropolitana verrà eletto dai primi cittadini e dai consiglieri dei comuni che compongono l'intera area metropolitana.

I due enti intermedi avranno competenze proprie in materia di servizi sociali e culturali, di sviluppo economico, di organizzazione del territorio e tutela dell'ambiente. La riforma inoltre dispone che gli enti di area vasta stabiliscano entro tre mesi la propria dotazione organica e offre la possibilità di formare nuovi Liberi consorzi di comuni che abbiano i requisiti di continuità territoriale e una popolazione non inferiore a 180 mila abitanti. Il personale che resterà assegnato ai nuovi enti o che andrà in mobilità sarà individuato con decreto del presidente della Regione, previa delibera di giunta su proposta dell'assessore regionale alle Autonomie locali, sentite le principali organizzazioni sindacali.

L'Assemblea resta divisa: pezzi consistenti del centrodestra che chiedevano l'elezione diretta del presidente degli enti da ieri non partecipano ai lavori. In compenso, i partiti minori della coalizione, Sicilia democratica e Pdr, sono tornati in aula per sostenere il testo.

LE REAZIONI
"Dopo tre governi regionali, infinite promesse non mantenute e due anni e mezzo di nulla di fatto, Palazzo d'Orleans punta ad approvare una 'non riforma' delle province siciliane. Forza Italia si oppone ad un disegno che non ridurrà i costi, non migliorerà i servizi e annullerà la rappresentatività dei cittadini". Così i deputati di Forza Italia. "Abbiamo deciso  - spiega Vincenzo Figuccia - di abbandonare l'Aula e lasciare votare a questa maggioranza un provvedimento dal quale i lavoratori delle province in primis ci hanno chiesto di prendere le distanze".

Per Antonello Cracolici, presidente della commissione Affari istituzionali all'Ars, "Finalmente la 'riforma delle Province' è una realtà: in Sicilia nascono i Liberi Consorzi di Comuni e le Città Metropolitane, fra ottobre e novembre con elezioni di secondo livello si sceglieranno i presidenti fra i sindaci siciliani. Finalmente si dà certezza ai lavoratori e si mette fine al'incertezza sull'assetto degli enti locali in Sicilia".

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