Reset, le richieste dei sindacati al Comune: "Più fondi e mobilità tra aziende"

Gli autonomi ribadiscono la necessità di riempire il vuoto stimato di 300 posti alla Rap e auspicano un incontro con il sindaco Orlando. La Torre (Ursas): "Bisogna ripristinare una condizione di normalità tra i lavoratori della ex Gesip"

Subito la mobilità tra aziende e più fondi per ripristinare una condizione di normalità tra i lavoratori della Reset. E' quanto tornano a chiedere le segreterie di Ursas, Alba, Usb e Cisal, auspicado da parte del sindaco Orlando la convocazione del tavolo sindacale "essendo già abbondantemente trascorso il termine dei 15 giorni indicati al termine dell’incontro svoltosi il giorno 1 febbraio scorso".  

Il segretario dell’Ursas, Pietro La Torre sottolinea come "la mobilità interaziendale rimane, congiuntamente alle altre leve di natura economica, strumento centrale per addivenire a soluzioni conducenti di ripristino di una condizione di normalità. Pertanto vanno superate quelle resistenze che, interne alle singole realtà aziendali, pensano ad autartiche gestioni delle problematiche occupazionali".

I sindacati ribadiscono la necessità di riempire il vuoto stimato di 300 posti alla Rap in seguito al potenziamento della raccolta differenziata. "Bisognerà trovare il modo di ricomporre, almeno sul versante dei rapporti di lavoro, la frammentarietà discendente dai singoli progetti su cui il Comune vuole impegnare i lavoratori - spiegano Ursas, Alba, Usb e Cisal - progetti che, pur importanti, per loro natura sono delimitati nel tempo e nelle risorse. In tale contesto il rischio rimane quello di una forza lavoro divisa fra coloro che, beneficiando dalle prestazioni straordinarie, riescono a percepire retribuzioni di un certo livello, e lavoratori che rimangono comunque esclusi da ogni ricaduta connessa all’utilizzo di tale istituto contrattuale, che comunque rimane per tutti una condizione assolutamente precaria e transitoria".

Al presidente della Reset, le sigle sindacali hanno chiesto di "fornire informazioni sull’arretrato dei versamenti dei ratei di Tfr ai fondi di previdenza complementare, sulla situazione contributiva dei lavoratori anche con lo scopo di prevenire il danno che il perdurare di tale situazione può provocare".

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