Regione, Roma impugna la legge sugli appalti M5S: "Motivazioni politiche"

La riforma violerebbe "il secondo comma dell'articolo 117 della Costituzione, che riserva esclusivamente alla competenza legislativa dello Stato la materia della tutela della concorrenza". Forti critiche dal M5S e da Forza Italia

Foto archivio

Il Consiglio dei ministri ha impugnato la riforma degli appalti, approvata dall'Ars nel mese di luglio, rilevando "profili di illegittimità costituzionale". La riforma violerebbe "il secondo comma dell'articolo 117 della Costituzione, che riserva esclusivamente alla competenza legislativa dello Stato la materia della tutela della concorrenza". L'esecutivo nazionale ha però deciso di aprire un tavolo di confronto istituzionale con la Regione Siciliana per procedere all'individuazione di possibili soluzioni.

"La lettura delle motivazioni, che non entrano nel merito degli approfondimenti giuridici prodotti a supporto della legge 14 e chiesti da palazzo Chigi – afferma il primo firmatario della legge Sergio Tancredi del M5S - mi fanno pensare che le motivazioni siano esclusivamente politiche, perché si vuole evitare che la Sicilia riaffermi il proprio diritto a legiferare, anche nelle materie concorrenti, peculiarità dataci dal nostro statuto, che da più parti ultimamente viene attaccato. Questo è l'ultimo di una serie di sfregi del governo Renzi alla Sicilia e all'economia siciliana. Mi aspetto che Crocetta difenda la legge chiedendo alla Corte costituzionale di pronunciarsi in merito e sono convinto che alla fine la Corte ci darà ragione, anche perché se non lo facesse, alla luce delle precedenti sentenze, smentirebbe se stessa”.

“Quella sugli appalti è una riforma fondamentale per il settore – continua Tancredi – e la recente manifestazione degli imprenditori, che sono arrivati perfino ad incatenarsi per difendere la legge ne è prova lampante. Lo stop farebbe ripiombare nella disperazione tutti gli operatori dell'edilizia, vanificando la possibilità di rilancio del comparto”. “Da rimarcare – conclude Tancredi – che con la nuova legge i partecipanti alle gare sono aumentati sensibilmente, confermando che l’auspicio di un incremento di competitività era corretto e che si tratta di una norma che stimola la libera concorrenza, ampliando la platea dei soggetti che possono aspirare all’aggiudicazione”.

Critico anche Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all’Ars. “Ci risiamo - dice - Palazzo Chigi dà nuovamente uno schiaffone all’esecutivo regionale siciliano, questa volta sulla legge sugli appalti, malgrado le rassicurazioni giunte nei giorni scorsi dall’assessore alle infrastrutture Giovanni Pizzo. Ma qualcosa era già nell’aria. L’impugnativa della legge made in Sicilia, da parte del governo nazionale, è infatti il risultato di un braccio di ferro in atto in questo momento nella maggioranza di governo tra Pd e Udc, dove a pagare le conseguenze è il partito di D’Alia, che dopo il ruolo di servo sciocco nei confronti di un esecutivo inadeguato e fallimentare, è addirittura costretto all’ennesima magra figura".

 “Ho seguito con attenzione - commenta il capogruppo Pd Antonello Cracolici - l’evoluzione della legge sugli appalti, e fin dal primo momento ho ritenuto che non ci fossero i requisiti di costituzionalità: la decisione del Consiglio dei ministri non fa altro che confermare i dubbi che più volte avevo esposto in aula durante il dibattito”.  “Purtroppo – aggiunge – adesso dobbiamo fare i conti con le conseguenze di un atto di pirateria di chi ha proposto e sostenuto questa legge a tutti i costi.  Questo pasticcio è il frutto di un populismo che, facendo leva su una reale sofferenza del sistema imprenditoriale, ha finito per partorire un provvedimento che produrrà un solo effetto: paralizzare il sistema degli appalti in Sicilia”. “A questo punto – conclude Cracolici – mi auguro che, con umiltà, i responsabili di questo caos - a partire dal Movimento 5 Stelle che ha dimostrato la propria incultura di governo, fino a chi è componente della giunta regionale - si presentino in parlamento per rimediare a questa situazione ripristinando il sistema che c’era fino a due mesi fa in Sicilia, ovvero le norme nazionali che regolano gli appalti”.

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