Giunta Musumeci nel mirino, salgono a 4 gli indagati: "Sono garantista e temo gli sciacalli"

L'assessore all'Istruzione Lagalla è coinvolto nell'indagine sulla presunta loggia segreta del Trapanese. Prima di lui erano stati oggetto di indagine, con altre accuse, i colleghi Mimmo Turano, Marco Falcone e Toto Cordaro. Il governatore: "Rispetto il lavoro della magistratura"

Il presidente della Regione Nello Musumeci

Ieri mattina l'ennesima tegola sulla sua Giunta, con l'assessore all'Istruzione Roberto Lagalla indagato nell'ambito dell'indagine sulla presunta loggia del Trapanese che avrebbe condizionato la vita politica, oggi - a distanza di poco più di 24 ore - la presa di posizione del presidente della Regione. "Le indagini della magistratura condotte su ambienti e uomini politici  - dice - sono sempre una garanzia per la buona politica. Garanzia di costante monitoraggio, controllo, verifica ma anche deterrenza, specie in una terra assai difficile come la Sicilia. Ma attenti a non trasformare l’indagato in colpevole".

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Quella di Lagalla è solo l'ultima delle ombre che si sono addensate sull'esecutivo. A novembre dello scorso anno a finire in un'indagine è stato Mimmo Turano, assessore Udc alle Attività produttive, accusato di corruzione e abuso d’ufficio dalla Procura di Trapani. A gennaio invece l’assessore alle Infrastrutture Marco Falcone è finito nel mirino della magistratura per presunte pressioni nella gestione dell’Iacp. E' invece dei giorni scorsi la notizia dell'indagine a carico dell’assessore al Territorio e ambiente Toto Cordaro, fra i 96 indagati dalla Procura di Termini Imerese per presunte irregolarità campagne elettorali dal 2014 al 2017. Quattro tegole, che si sommano ai sedici parlamentari regionali sotto indagine.

Musumeci non cita direttamente i suoi assessori finiti sotto la lente della magistratura, ma porta avanti in ragionamento ad ampio spettro. "Voglio essere più chiaro - prosegue - mi fanno paura i politici giacobini, i sanculotti in servizio permanente, quelli che come iene e sciacalli aspettano, dietro l’angolo, la notizia di giornale per emettere sentenze di condanna e dare lezioni di moralità. I moralisti per professione sono una brutta categoria: usano la giustizia inquirente come arma politica per colpire un avversario altrimenti invulnerabile o per coprire proprie inefficienze, colpe e persino doli, come fatti anche recenti dimostrano".

Lagalla schiva le accuse: "Sono sereno"

Frasi che suonano come una risposta al capogruppo pentastellato a Sala d'Ercole Francesco Cappello, che ieri aveva definito "imbarazzante" il silenzio di Musumeci. "I voti di chi è ora indagato o, peggio, arrestato - aveva detto - hanno contribuito a portarlo alla guida della Regione, sarebbe pertanto enormemente complicato per lui prenderne le distanze".

E adesso Musumeci sottolinea: "Lo dico con la serenità di chi, per formazione e storia personale crede di non potere ricevere lezioni di vita da nessuno: sono sempre stato garantista e non ho mai speculato su vicende giudiziarie che abbiano visto coinvolti uomini e donne di tutti gli schieramenti, grillini compresi. Chi riveste ruoli istituzionali, ad esempio nel governo regionale o all'Ars, ha il dovere di chiedere trasparenza nel voto d'Aula (altro che voto segreto!) e l'applicazione di un codice etico per tutti, governanti, deputati e burocrati. Ma soprattutto ha il dovere di rispettare nel silenzio il lavoro della magistratura e attendere fiducioso il giudizio finale. Pretendendo che se a sbagliare è un politico, merita di essere condannato due volte!"

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