Nervi tesi tra Ars e Governo, Miccichè: "Nessuna legge chiusa nei cassetti ma serve collaborazione..."

Il presidente di Sala d'Ercole è intervenuto in aula replicando punto su punto alle frecciate lanciate nei giorni scorsi dal governatore Nello Musumeci: "Non ci sono leggi nascoste nei cassetti e in ogni caso i cassetti sono aperti e può verificare"

Gianfranco Miccichè e Nello Musumeci

Clima da resa dei conti all'Ars, dove il presidente Gianfranco Miccichè è intervenuto replicando punto su punto alle frecciate lanciate nei giorni scorsi contro Sala d'Ercole dal governatore Nello Musumeci. "Mai il governo  - ha esordito Miccichè - può pensare che questo Parlamento faccia qualcosa per boicottare o rallentare la sua azione. Sarei un pazzo, l'interesse di tutti noi è quello di aiutare la Sicilia, che è debole, e l'economia che non è sana. La cosa peggiore sarebbe boicottarla, ma la cosa peggiore è anche chi tenta di boicottare questo Parlamento dando informazioni che non corrispondono al vero". 

Il riferimento, per nulla velato, è a Musumeci che nei giorni scorsi, nel corso di una conferenza stampa, aveva attaccato i suoi predecessori ma anche l'Ars dicendo che "Ci sono tante riforme proposte dal governo chiuse nei cassetti di Palazzo dei Normanni".

"Non ci sono leggi nascoste nei cassetti - ha replicato Miccichè - in ogni caso i cassetti all'Ars sono aperti, non ci sono chiavi. Quindi volesse verificare lo può fare tranquillamente. Però ammetto che sono molto amareggiato per le parole pronunciate dal presidente della Regione Musumeci nei giorni scorsi. Però, noi abbiamo bisogno di maggiore collaborazione anche da parte del governo che dovrebbe dare informazioni più precise".

Miccichè ha difeso il suo operato come quello dei parlamentari: "Non ho mai tentato di tenere nascosta qualche legge o qualsiasi altra iniziativa del governo. Se alcune leggi non sono state approvate è stato solo per mancanza di tempo". E ha chiesto "maggiore collaborazione del Governo" che "dovrebbe dare informazioni più precise".

Altro tema "caldo" quello dei cosiddetti "collegati". "Non sono - ha puntualizzato Miccichè -  un capriccio del Parlamento, sono stati chiesti dal governo. Non si può dare alcuna responsabilità a questo Parlamento su leggi non approvate. Ne sono state approvate tantissime, quando c'è stato il tempo. Ma se da dicembre a oggi siamo ancora con i collegati non è responsibilità del Parlamento. Se il Parlamento fosse stato avvisato che c'erano problematiche finanziarie che stanno emergendo, già nel giugno di quest'anno, probabilmente invece di andare appresso ai collegati avremmo potuto mettere in esame le leggi a cui fa riferimento Musumeci. Questo Parlamento ha già legiferato alcune leggi a prescindere dal collegato, come il ddl sulla pesca, per cui non siamo stati fermi e non abbiamo tenuto nel cassetto nessuna legge".

E tra un'accusa e l'altra, Miccichè ha aperto anche uno scenario poco roseo: "L'eventuale accoglimento da parte della Corte costituzionale dell'impugnativa del Consiglio dei ministri delle norme del ddl collegato generale (all'ultima legge regionale di stabilità) determinerebbe un peggioramento del disavanzo pari a 64,4 milioni di euro".

Le reazioni

Armao -"C'è chi parla e c'è chi scrive...". Il vicepresidente della Regione siciliana, Gaetano Armao, assessore regionale al Bilancio, si limita a rispondere con una battuta all'intervento in aula di Miccichè. Entrambi di Forza Italia, da mesi sono ai ferri corti. La "guerra" tra i due è scoppiata prima delle elezioni regionali quando Armao ha appoggiato il candidato sardo Salvatore Cicu, mentre Miccichè appoggiava Giuseppe Milazzo, poi eletto. 

 

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