M5S e lo scandalo firme false, Di Vita: "Se condannata mi dimetterò"

Dopo la richiesta di rinvio a giudizio per la vicenda delle firme raccolte in occasione delle elezioni comunali del 2012 e la sospensione dal Movimento, la parlamentare torna a parlare del terremoto che ha travolto lei e suoi colleghi

Giulia Di Vita

"Nel caso di condanna in primo in grado seguiranno prontamente le mie dimissioni come da impegno preso all'atto della candidatura secondo i principi del M5S che ho sempre rispettato, perchè ci credo fermamente, da 10 anni a questa parte". Lo scrive sul proprio profilo profilo Facebook Giulia Di Vita, una dei tre parlamentari pentastellati coinvolta nell'inchiesta sulle firme false in occasione delle elezioni del 2012.

La parlamentare figura tra i 14 indagati per cui è stata avanzata la richiesta di rinvio a giudizio. Oltre alla vicenda giudiziaria, si è però innescata anche la polemica per i commenti sull'attuale candidato sindaco pentastellato Ugo Forello. Anche se i diretti interessati (oltra alla Di Vita sono coinvolti anche i colleghi Nuti e Mannino ndr.)smentiscono di avere espresso critiche sull'avvocato in corsa per Palazzo delle Aquile, il leader Beppe Grillo ieri li ha di fatti messi alla porta: "In seguito alle dichiarazioni dei portavoce sospesi dal Movimento 5 Stelle Nuti, Mannino e Di Vita riportate dai giornali, in cui viene attaccato il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle a Palermo e in cui vengono fatte considerazioni sulla magistratura che non coincidono con i nostri principi, verrà chiesto ai probiviri di valutare nuove sanzioni oltre a quelle già applicate".

"Ho accettato la sospensione che mi è stata comminata - scrive ancora Di Vita - e infatti non utilizzo il simbolo e non parlo a nome del M5S. Sono certa che tutto si chiarirà per il meglio. Per scrupolo vorrei ribadire, come detto ieri, che da parte mia non c'è mai stato un attacco nei confronti della magistratura a cui mi affido totalmente per provare la mia estraneità ai fatti di cui vengo accusata e a cui ho consegnato già le relative prove. Non ho mai nemmeno criticato il candidato sindaco di Palermo del M5s e nemmeno sapevo che nel 2014 i colleghi della commissione Antimafia avessero sollevato un potenziale caso di conflitto di interessi in seno alla onlus antiracket Addiopizzo di cui l'attuale candidato sindaco era presidente. L'ho appreso dai giornali soltanto questa estate. Non provo alcuna ira e non cerco rivalsa. Nelle sedi giudiziarie dimostrerò quanto ho sempre detto dall'inizio della vicenda che mi vede coinvolta".

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