Docenti "richiamati" dal liceo Cassarà, l'ex Provincia: "Decisione degli insegnanti"

Quindici professori e sette amministrativi non hanno accettato la proposta di passare all'amministrazione statale e dovranno lasciare la scuola. Il commissario straordinario spiega: "Non possono lavorare in un'altra istituzione restando a carico nostro"

La protesta degli alunni del liceo Cassarà

Fine dell'anno scolastico tra le polemiche al liceo Cassaràdi via Don Orione. Quindici docenti, dipendenti formalmente dall'ex Provincia, dovranno lasciare le classi a poche settimane dagli scrutini perchè "richiamati" da Palazzo Comitini. Gli studenti sono scesi in piazza rivendicando il diritto alla continuità scolastica, ma il commissario staordinario Manlio Munafò sottolinea che si tratta di una decisione presa dagli stessi docenti e li invita a "dare il buon esempio e non anteporre le proprie esigenze personali agli interessi degli studenti".

Munafò, ribadendo le "gravi difficoltà finanziarie che gravano sulle ex Province e il probabile dissesto finanziario che incombe su questi enti" spiega che "si è concluso l'accordo con il Miur per la statizzazione dell'Ipcl allo scopo di tutelare gli studenti, i docenti e indirettamente gli impiegati della Provincia, sui quali incombe lo spettro della mobilità forzosa. L'accordo con il ministero prevede il passaggio nello Stato dei docenti e del personale Ata con la copertura dei posti vacanti e delle cattedre disponibili. Ebbene 15 docenti e 7 dipendenti ATA non hanno ritenuto per 'motivi personali' di transitare nello Stato e inspiegabilmente hanno scelto di restare negli organici della Provincia, con oneri finanziari a carico di quest'ultima".

"Questi stessi docenti e dipendenti Ata che hanno rinunciato a transitare nello Stato - sottolinea - chiedono però di continuare a prestare servizio nella Scuola, senza curarsi della difficile situazione finanziaria della ex-Provincia e degli attuali dipendenti sui quali pesa un futuro incerto e non privo di preoccupazioni.Senza volere entrare nel merito delle scelte personali dei docenti e del personale Ata che non hanno accettato la mobilità nello Stato, è inconcepibile ed inaccettabile che in un momento di grave crisi economica e di crescente disoccupazione si rifiuti un posto di lavoro nello Stato, una possibilità che certamente non hanno finora avuto i numerosi dipendenti delle ex Province e i tanti docenti precari che sperano da anni di ricevere un incarico nello Stato, disposti a raggiungere qualsiasi località, persino all'estero". 

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Secondo il commissario straordinario "La tanta invocata continuità didattica, si spera richiesta nell'interesse esclusivo degli studenti, presuppone non solo la disponibilità del ministero e delle Istituzioni scolastiche, ma  anche qualche sacrificio da parte degli stessi docenti, che dovrebbero dare ai propri ragazzi l'esempio e non anteporre le proprie esigenze personali agli interessi degli studenti. Tra l'altro occorrerebbe  spiegare agli organi di controllo e di vigilanza (Corte dei Conti, Collegio dei Revisori) per quale ragione e 'a quale titolo' sono state autorizzate le unità di personale dipendenti rientrati in Provincia per loro scelta, a prestare servizio presso un'altra istituzione, con oneri a carico della Città Metropolitana. L'amministrazione provinciale è comunque disponibile a ridiscutere con il ministero e  l'ufficio scolastico regionale un'intesa per la copertura delle cattedre rimaste vuote, allo scopo di collocare il personale docente in soprannumero che, a differenza di tanti altri loro colleghi, non hanno avuto la possibilità di transitare nello Stato".

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