"Buttana di lusso", il libro che anticipò lo scandalo alla Regione

Scritto nel 2010 dalla giornalista palermitana Alessia Cannizzaro, raccoglie la testimonianza di una escort con un "grosso politico regionale". L'editore: "Fece sapere che ci avrebbe ostacolato in ogni modo"

Se in questi giorni sono in corso le indagini della magistratura per far luce sull'operazione "Mala gestio", che ha portato all’arresto di 17 persone, tra cui due ex assessori regionali, e vede indagati diversi personaggi di spicco della politica regionale, gli "strani intrecci" tra escort e alcuni politici siciliani erano già stati anticipati tre anni fa in un libro. "Buttana di lusso - confessioni di una escort" (Ed. La Zisa), scritto nel 2010 dalla giornalista palermitana Alessia Cannizzaro, raccoglie la testimonianza diretta di Chiara - così dice di chiamarsi - avvicinata da un intermediario per conto di un "grosso politico siciliano" che "voleva trovare un 'diversivo', qualcuno in grado si soddisfare i suoi desideri, ma che al tempo stesso potesse presentare come una del suo staff per non destare sospetti".

Libro irriverente - svela anche la presenza della escort durante alcuni impegni istituzionali con i vertici del partito - che scatenò le ire del politico in questione (descritto molto accuratamente dalla escort ma di cui tuttavia non fa mai il nome), tanto che l'editore, in un articolo pubblicato sul settimanale L'Espresso dal titolo "L'onorevole sadomaso", affermò: "Ci ha fatto sapere che abbiamo perso un amico e che d'ora in poi ci avrebbe ostacolato in ogni modo". Replicando: "Noi non abbiamo amici, se si ritiene danneggiato ci porti in tribunale. Ma dovrà dimostrare che abbiamo mentito. Naturalmente alla presenza della escort". Ecco alcune parti del racconto della escort tratte dal libro scritto da Alessia Cannizzaro:

"Ero in giro per negozi, in via Ruggero Settimo, stavo guardando le vetrine e ricordo che ero rimasta attratta da un polacchino di Bruno Magli e stavo sinceramente pensando di entrare a provarlo. Il cellulare di lavoro iniziò a squillare. Il numero era privato, come nella maggior parte delle volte. Risposi e una voce dall’altro lato mi chiese se fossi Chiara. La conversazione ammetto che fu strana e all’inizio non capii molto. Mi chiese un incontro preliminare per capire se potessi fare al caso loro".

"Feci qualche domanda per capirne di più, perché ammetto che allora non capii assolutamente niente. Lui mi disse di lavorare per un politico, uno 'grosso' a livello regionale e che voleva trovare un 'diversivo', qualcuno in grado si soddisfare i suoi desideri, ma che al tempo stesso potesse presentare come una del suo staff per non destare sospetti".

"Se non avevo capito male, io avrei dovuto seguirlo in viaggio, essere la sua assistente, o una delle sue assistenti, di giorno e poi un’amante di notte, e per una settimana. Nel frattempo ordinammo due Martini con ghiaccio che arrivarono in fretta. Chiesi se le spese fossero tutte a carico loro e quale fosse il mio compenso per il disturbo. Le risposte furono molto chiare: un sì alla prima domanda e un foglio bianco sul quale scrivere una cifra, per la seconda. Ci pensai un po’ su e poi scrissi 10.000, lui prese il foglio e scrisse 5.000, io lo presi e tagliai entrambe le cifre. Girai il foglio e scrissi 7.000 e a voce dissi: 'Prendere o lasciare'. Si allontanò e fece una telefonata. Pochi secondi e poi si avvicinò e disse che aveva ricevuto l’ok e che mi avrebbe contattata in settimana per darmi tutte le informazioni e le coordinate del viaggio".

"In aereo ero in fondo, mentre il 'mio uomo misterioso' era seduto davanti. Non ci fu nessun contatto con lui. Un taxi mi portò in albergo".

"Bussai e mi aprì quasi subito. Finalmente lo vidi in faccia. Lo avevo già visto molte volte in realtà, ma non di presenza, solo sui manifesti elettorali, sui grandi cartelloni in città e nei tg regionali. Non era periodo di elezioni, ma c’era un grande fermento come se si stesse aspettando qualcosa da un momento all’altro. Aveva una corporatura robusta, i capelli lisci, lunghetti che portava con un’ampia riga di lato, occhi castani leggermente all’infuori. Era sulla quarantina, portati tutto sommato bene".

"Mi parlò di sua moglie e di suo figlio e, onde evitare malintesi futuri, mise in chiaro una cosa: non aveva alcuna intenzione di mollare la moglie e io ero solo un 'diversivo' e che sperava fossi stata informata di tutto".

A questo punto Chiara si lascia andare ad accurate e dettagliate descrizioni sui gusti sessuali del suo interlocutore, con tanto di accessori che vanno dal tanga in lattice alla maschera di pelle "simile a quella di Hannibal the Cannibal". Successivamente, prosegue con alcuni particolari circa la sua presenza durante l'attività professionale del politico:

"'Appuntamento alle 17 per incontro istituzionale con i vertici di partito, serve la sua presenza. Poi cena e ritorno in albergo. Tutto chiaro?' Per il pomeriggio indossai un semplice tailleur gessato grigio con camicia bianca, decolleté nere, filo di perle attorno al collo, capelli raccolti e trucco sobrio, appena accennato. In auto andai con lui e mi rivolse a malapena la parola. Si comportò con la stessa affabilità e ipocrisia di sempre. Parlammo di elezioni e risultati ottenuti, di proiezioni e di consenso. Ascoltai con interesse, visto che probabilmente avrei dovuto intervenire anch’io qualora qualcuno mi porgesse qualche domanda. Mentre lui e il suo assistente si divertivano a istruirmi, squillò un telefono. Rispose l’assistente e fece da filtro. Fecero riferimento ad un concorso e poi rassicurarono il chiamante dicendogli che era tutto a posto e non c’era più nulla di cui preoccuparsi. Il solito scambio di favori, pensai e non mi meravigliai più di tanto".

"Il pomeriggio trascorse in maniera piuttosto neutra, tra alte cariche dello stato, vertici di partiti e politici che a vario titolo facevano parte del panorama locale e nazionale. Una lista di nomi e cognomi altisonanti che a gruppi, più o meno folti, si scambiavano confidenze e stringevano accordi".

"Di pomeriggio presenziai ad un’altra noiosissima riunione, a cui feci finta di assistere con interesse, prendendo anche qualche appunto. Poi ci fu il break e vidi gente abbracciarsi e dopo sparlarsi, e poi ancora riavvicinarsi per stringere nuovi accordi. E lui era là, il re di popolarità, sicuro e pieno di sé, così lontano dall’uomo che conoscevo io. Mi ritrovai a fissarlo e a notare quello sguardo perso nel vuoto anche quando parlava con i suoi “superiori”, a salutare due o tre volte le stesse persone, come se non facesse caso alle sue azioni. Mentre eravamo in auto, di ritorno all’albergo, ricevette una telefonata dalla moglie. Si sentì stranamente in imbarazzo e io voltai lo guardo fuori dal finestrino, facendo finta di non ascoltare. Parlavano del figlio, della scuola, di un problema con un compagno, e di routine familiare. Povera donna, se solo sapesse…"

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"L’indomani non lo vidi per nulla, ma seppi che era stato invitato nella villa di uno dei suoi compari a trascorrere la serata".

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