Orlando e il suo monocolore Pd, la Giunta alla ricerca del feeling perduto con il Consiglio

Il civismo politico è un ricordo sbiadito, la lite in tv tra Mentana e il sindaco la profezia che si è avverata: 6 assessori su 8 sono tesserati o riconducibili ai dem. Il Professore sogna il "campo largo", ma a Sala delle Lapidi deve ricompattare una maggioranza poco coerente

La Giunta comunale uscita fuori dal rimpasto dello scorso 2 marzo

Il sindaco Leoluca Orlando ripete spesso che il suo partito si chiama Palermo, ma la sua Giunta è un monocolore Pd. Quasi quanto l'amministrazione Nardella a Firenze, la più "dem" d'Italia. 

A Palermo, la squadra di governo uscita fuori dal rimpasto dello scorso mese - eccetto due componenti (Giusto Catania e Maria Prestigiacomo) - ha una chiara impronta dem: Giuseppe Mattina ha la tessera del Pd, idem Adham Darawsha e Fabio Giambrone; Roberto D'Agostino addirittura è referente del circolo Pd "Libertà-Politeama". Giovanna Marano e Leopoldo Piampiano non hanno la tessera del Pd, ma ci gravitano attorno: l'ex sindacalista della Fiom Cgil è storicamente vicina all'area adesso rappresentata dal segretario nazionale Zingaretti, l'assessore in quota Sicilia Futura alle ultime elezioni Politiche era candidato con i democratici alla Camera. In cima a tutti c'è naturalmente il sindaco Orlando, che ha aderito al Pd alla "vigilia" delle elezioni nazionali dello scorso anno. Un passaggio in simultanea con il suo braccio destro Giambrone (ora vicesindaco), candidato in quota renziana alla Camera ma non eletto.

Il percorso iniziato alle Comunali del 2017 sotto le insegne del civismo politico è ormai un ricordo sbiadito. E la lite in diretta con il direttore del TgLa7 Enrico Mentana - che definì Orlando sindaco Pd la notte della sua rielezione, facendolo imbufalire - la profezia che si è avverata. Che di civismo politico ci fosse ben poco lo si era capito con l'insediamento del Consiglio comunale, quando si diede vita a gruppi espressione dei partiti.

Prim'ancora del rimpasto quella del Professore era già una Giunta a trazione Pd, con vista sul "campo largo". Un sogno che Orlando culla da tanti anni e ora ripropone in chiave antipopulista, trovando sponda in altri esponenti dem: su tutti Carlo Calenda, ex ministro dello Sviluppo Economico nel governo Renzi. "C'è la necessità di unire forze ed energie progressiste ed europeiste, dentro e fuori il Partito democratico, per costruire una vera alternativa ai populismi velleitari degli slogan e dell'intolleranza" ha detto Orlando, partecipando alla direzione nazionale del partito del 26 marzo. L'ennesima sfida di un politico di lungo corso che vuole ritagliarsi uno spazio a livello nazionale, anche quando non sarà più sindaco.

Frattanto dovrà pure trainare Palermo verso il 2022: per farlo, Orlando e la sua Giunta dovranno ristabilire il feeling con il Consiglio comunale. Feeling che si è perso durante la prima fase della sindacatura. L'obiettivo è migliorare i rapporti con Sala delle Lapidi, dove la maggioranza continua ad andare in ordine sparso. Tra gli orlandiani c'è ancora un certo caos e non sempre si registra una coerenza di comportamenti politici. E' il caso, ad esempio, di alcuni presidenti di commissione: ribelli fuori dall'Aula, per poi diventare remissivi una volta varcata la soglia di Sala delle Lapidi. Veri e propri "dottor jekyll e mister hyde" che all'attivismo in commissione contrappongono il silenzio in Consiglio. Di contro, spiccano per affidabilità i gruppi di Sinistra Comune e Sicilia Futura, che quasi mai hanno fatto mancare il sostegno all'amministrazione attiva. Più dei gruppi diretta emanazione delle liste fatte dal sindaco. 

In questo contesto di oggettiva difficoltà per la maggioranza, il Movimento 5 Stelle potrebbe andare a nozze. E invece si distingue per la poca incisività, soprattutto dopo la "rottura" con Igor Gelarda (passato alla Lega) e le prese di posizione di Ugo Forello e Giulia Argiroffi che di fatto vivono da "separati in casa" nel M5S. Nel complesso, in Consiglio l'opposizione appare piuttosto sfilacciata. Nel centrodestra, il dominus resta Giulio Tantillo (Forza Italia): veterano di Sala delle Lapidi sa come lasciare un'impronta sull'andamento dell'Aula. E con la sua esperienza ha "strozzato" le velleità di capo dell'opposizione di Fabrizio Ferrandelli, che con i Coraggiosi è adesso confluito in +Europa. Agisce da solista Sabrina Figuccia: l'esponente dell'Udc, come il padre Angelo (consigliere di lungo corso), fa un'opposizione integralista ad Orlando ma slegata da azioni corali. Gelarda può contare sull'appoggio del collega di gruppo Ficarra, ma i leghisti sono pure sempre solo due.

Orlando ringrazia e lavora per serrare le fila nella sua maggioranza, consapevole della necessità di avere un Consiglio produttivo che possa deliberare atti importanti per la città. E ce ne sono a iosa, a partire dal regolamento sui mercati generali che finalmente l'Aula sta trattando.

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