Federica Aluzzo (Mov 139) contro le trivellazioni: "Cambiare le politiche di sviluppo"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday

"Belli i proclami, avvincenti le intenzioni, gli slogan dei grandi politici del mondo che fanno progetti da oggi al 2025 sui temi dell'ambiente del nostro pianeta, dello sviluppo sostenibile, delle energie alternative accompagnati anche dall'Enciclica Laudato Sì di Papa Francesco. A parole sembrano tutti orientati verso un unico obiettivo: la salvaguardia del pianeta Terra, il rispetto dell'ambiente, uno sguardo alle generazioni future, ma tutto questo sembra andare profondamente in contrasto con le scelte politiche portate avanti in questi giorni in Italia che sembrano rispondere allo sviluppo non tanto dell'ambiente quanto della finanza e delle lobby petrolifere". A sottolinearlo è la consigliera comunale Federica Aluzzo (Mov 139), che ha preso parte nelle scorse settimane alle iniziative contro le trivellazioni in Sicilia.

"A pochi giorni dalla fine del COP21 di Parigi, infatti - scrive la Aluzzo in un articolo pubblicato sul periodico Mezzocielo - il governo Renzi per tutta risposta ha autorizzato trivellazioni in maniera indiscriminata così come previsto dall'art.38 dello Sblocca Italia, nuove esplorazioni nel mare delle Tremiti, ri-perimetrizzato l'area di ricerca a Pantelleria e sospeso le trivellazioni entro le 12 miglia, senza vietarle, come avevano invece richiesto molte regioni italiane".

"Anche a livello regionale - prosegue Federica Aluzzo - la situazione è complessa: da un lato Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise portano avanti la loro azione contro le trivellazioni, dall'altro alcune regioni si dimostrano a favore delle stesse, come la Sicilia che ha da poco autorizzato nuove estrazioni a Gela nonostante le false promesse di riconversione dell'Eni e nello stesso tempo l'Ars ha bocciato la proposta di referendum contro le trivellazioni stesse. Un panorama scoraggiante visti i danni che le trivellazioni provocano all'ambiente marino e non solo (i bombardamenti sotterranei farebbero diventare sordi i cetacei con conseguente spiaggiamento, provocherebbero migrazioni di numerose specie e quindi un danno nella biodiversità del sistema marino); all'economia visto che pesca, turismo, e anche agricoltura ne risentirebbero con una riduzione del pescato nelle aree interessate stimata dal 50 al 70% e danni anche all'agricoltura in quanto l'estrazione di petrolio e gas modifica le condizioni metereologiche innalzando la temperatura; e alla salute dei cittadini: basta guardare agli effetti delle raffinerie di petrolio a Gela dove ci sono stati tanti casi di bambini malformati, tumori e inquinamento diffuso; tutto per avere in cambio cosa? Posti di lavoro che nel tempo si sono bruciati, posti di lavoro che, senza la devastazione provocata dalla raffineria, si sarebbero potuti creare attraverso politiche di sviluppo vero e duraturo".

Secondo la Aluz