Trionfo di Musumeci, M5S primo partito e disastro Pd: Ars, è incognita maggioranza

L'analisi dei numeri usciti fuori dalle urne consegna Palazzo d'Orleans al centrodestra e Palazzo dei Normanni ai grillini. Il voto disgiunto sposta consensi da Micari a Cancelleri. In Sicilia vince il "partito dell'astensionismo". Resa dei conti nel centrosinistra

Nello Musumeci festeggia la vittoria

Con Nello Musumeci lanciato verso la vittoria, è già tempo per tracciare un primo bilancio di queste elezioni Regionali. Lo scarto tra il nuovo governatore dell'Isola e Giancarlo Cancelleri, candidato del M5S, dovrebbe cristallizzarsi attorno ai cinque punti percentuali. Un risultato frutto della ritrovata compattezza del centrodestra. C'è anche il sigillo di Silvio Berlusconi nel successo di Musumeci: l'apporto del Cavaliere è stato decisivo ed a sottolinearlo non sono stati solo i vari Miccichè, Schifani e Scoma, ma anche esponenti non di centrodestra. Il "patto dell'arancino", come è stata ribattezzata l'intesa a tre Belusconi-Meloni-Salvini, ha funzionato.

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I pentastellati però possono sorridere: all'Ars avranno il gruppo più numeroso e con una sola lista sono ben oltre i risultati raggiunti dalle coalizioni di centrodestra e centrosinistra. I dati che arrivano dalla sola provincia di Palermo sono lo specchio di ciò che emerge dal quadro regionale: Musumeci viene incoronato, ma è il Movimento 5 Stelle il partito più votato. "Piange" il Pd, vero sconfitto di questa competizione. Micari, candidato fortemente voluto dal sindaco Leoluca Orlando, si attesta sotto il 20%. Il segretario nazionale Matteo Renzi, parlando con i suoi più stretti collaboratori, ha ammesso che si tratta di "un disastro annunciato".

I risultati in tempo reale

I dem temono adesso un riflesso negativo sul voto nazionale; intanto è scattata la resa dei conti. All'interno della stessa coalizione che ha sostenuto Micari e all'esterno nei confronti di Claudio Fava e dei partiti della sinistra progressista. Un tutti contro tutti, in cui ognuno prova a scaricare la colpa sull'altro. Il sottosegretario alla Salute Davide Faraone, pelnipotenziario di Renzi in Sicilia, se l'è presa persino col presidente del Senato Pietro Grasso: "Abbiamo aspettato per due mesi una sua risposta". "Patetico", ha replicato il portavoce di Grasso. Nel mirino di Faraone anche Crocetta: negativo il giudizio espresso sul governo uscente. Sulla stessa scia Leoluca Orlando, secondo cui Crocetta "ha pesato come un macigno" sulle elezioni.

Le reazioni dai comitati

Di fronte però all'analisi dell'ormai ex presidente della Regione c'è poco da obiettare: "Hanno voluto uccidermi e si sono suicidati, Faraone e Orlando chiedano scusa". Rivolgendosi al sindaco di Palermo, Crocetta ha poi aggiunto che "il suo obiettivo è radere al suolo il centrosinistra". Insomma, un clima incandescente che adesso sarà materia della prossima direzione nazionale del Pd, convocata per lunedì prossimo. 

I numeri usciti fuori dalle urne spiegano quella che è stata la volontà degli elettori. A partire da un dato: in Sicilia il "partito del non voto" ha conquistato la maggioranza assoluta. Solo il 46,76% degli aventi diritto al voto ha deciso di votare per il governatore e il rinnovo dell'Ars; il 53,23% ha disertato le urne. Un segnale preciso, che può essere riassunto così: la maggior parte degli elettori ritiene che la politica non sia in grado di dare risposte ai problemi della Sicilia. 

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Sempre i numeri ci dicono che il voto disgiunto ha spostato consensi dal centrosinistra verso il M5S. Non è un caso che Cancelleri ha preso più voti della lista all'Ars; discorso inverso per Micari, ben sotto la somma dei voti raggranellati dalle sue liste. Il candidato del centrosinistra registra sette punti in meno della sua coalizione; e sette punti sono quelli che Cancelleri ha in più rispetto alla lista del M5S. Il cosiddetto "voto utile" si è quindi polarizzato tra Musumeci e Cancelleri, con il primo che l'ha spuntata. Riuscirà adesso Musumeci a governare, pur non avendo la maggioranza assoluta all'Ars? L'esperienza del governo Crocetta - che a Palazzo dei Normanni ha patito, e molto - ci dice che non sarà facile. Ma non impossibile, specie se dovesse arrivare un soccorso da esponenti locali del centrosinistra. O meglio, da quel che resta del centrosinistra.

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