E’ tornato il “Sinnaco Ollando” Palermo spera in un’altra Primavera

Leoluca Orlando per la quarta vota a capo di Palazzo delle Aquile. I palermitani lo ricordano per la riapertura del Teatro Massimo e la riqualificazione del Foro Italico. Ma anche per i tanti precari. E ora cosa si troverà davanti?

Leoluca Orlando è il nuovo, vecchio, sindaco di Palermo. Il portavoce nazionale di Italia dei Valori torna a sedere per la quarta volta sulla poltrona più prestigiosa di Palazzo delle Aquile. La sua prima esperienza alla guida del Comune risale a metà degli anni ’80, quando dal 1985 al 1990 fu a capo di una giunta di coalizione. Con l’introduzione dell’elezione diretta del sindaco, nel 1993 vinse le elezioni con oltre il 75% delle preferenze superando Elda Pucci. Cinque anni dopo venne riconfermato sindaco, questa volta a discapito di un giovanissimo Gianfranco Miccichè, all’epoca in Forza Italia. Nel 2007, al termine della prima amministrazione Cammarata, Orlando stravince le primarie del centrosinistra e si ricandida a sindaco, ma questa volta viene sconfitto dal primo cittadino uscente con circa 20 mila voti di scarto. Un risultato che contesterà, denunciando brogli e che ancora oggi sta cercando di dimostrare attraverso le vie legali.

"RIDURRO' LA TARSU". L'INTERVISTA ESCLUSIVA A PALERMOTODAY PRIMA DELLE ELEZIONI.

LA PRIMAVERA DI PALERMO. Nonostante in quegli anni la città attraversasse una fase storica molto difficile, reduce dal periodo delle stragi e degli attentati mafiosi, Orlando riuscì a recuperare e promuovere l’immagine della città. Un periodo che ancora oggi è ricordato come la “Primavera di Palermo”. Tra le opere più significative, la riapertura del  Teatro Massimo dopo anni di abbandono, il basolato del Politeama, la riqualificazione del Foro Italico, la costruzione di impianti sportivi, e il recupero della rete idrica e i cantieri culturali della Zisa.

PRECARI. Uno dei maggiori problemi che dovrà gestire Orlando, è quello relativo alla Gesip. L’azienda, interamente acquisita dal Comune, costituita nel 2001 attingendo dal bacino  dei lavoratori socialmente utili (Lsu), creati dallo stesso Orlando nella seconda metà degli anni ’90.  Al di là della paternità e  delle differenze tra l’attuale Gesip e i vecchi Lsu – che secondo Orlando erano interamente a carico dello Stato e assunti tramite ufficio di collocamento e non con chiamata diretta – su cui ancora si discute, bisognerà trovare i fondi necessari per garantire il servizio dei quasi 1.800 lavoratori: circa 70 milioni di euro l’anno che gravano come un macigno sulle disastrate casse comunali. E soprattutto, cercare di rendere produttiva ed efficiente azienda e personale, da molti giudicati inadeguati e frutto soltanto di accordi elettorali.

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