Il dopo-voto: il boom del M5S e il nodo seggi, la resa dei conti nel Pd e il ruolo di Orlando

Largo successo per i grillini, ci sono più seggi che candidati. I partigiani dem chiedono l'azzeramento della classe dirigente e tendono la mano a Orlando: "Dia una mano a tutta la comunità Pd". Il sindaco prepara la scalata al partito. A destra, Caronia contro Miccichè

Tutti gli eletti del Movimento 5 Stelle

Da un lato l'imprevisto boom del Movimento 5 Stelle, che crea un "problema" nell'assegnazione dei seggi. Dall'altro la debacle del Pd, che apre la resa dei conti nel partito. In casa centrodestra non mancano i malumori, anche se le ferite bruciano meno rispetto quelle del Pd. 

Il dopo-voto porta con sè vincitori e vinti. Il successo dei grillini è talmente largo che in Sicilia non ci sono abbastanza candidati per occupare i seggi. Troppi infatti i posti rispetto ai nomi presenti nelle liste. Chi ha vinto la sfida nei collegi uninominali infatti deve lasciare il posto nel proporzionale, facendo scattare così lo scorrimento delle liste, che però potevano contenere solo quattro nomi. "In Sicilia - si legge in una nota dei pentastellati - il M5S ha scritto una pagina di storia che inaugura di fatto l’inizio della 'Terza Repubblica', quella dei cittadini. Una valanga di voti che ha mandato in tilt persino il sistema elettorale, facendo emergere tutte le criticità di una legge, il Rosatellum, scritta ad arte per fermare il Movimento 5 Stelle".

Il problema opposto lo hanno le altre forze politiche. Il Pd su tutti, che deve fare la conta degli sconfitti eccellenti. A Palermo spicca quella di Fabio Giambrone, fedelissimo del sindaco Leoluca Orlando ed ex presidente della Gesap. L'effetto-Orlando non c'è stato e ne ha pagato le conseguenze anche Giambrone. Al sindaco Orlando però oggi si rivolgono i partigiani dem, che lo invitano a "mettersi a disposizione di tutta la comunità del Pd, e non solo di una parte, di dare una mano a questa classe dirigente a diventare protagonista del Pd di domani". Parole e musica di Antonio Rubino, braccio destro di Antonello Cracolici, che - traducendo dal politichese - chiede ad Orlando di andare oltre la corrente renziana.

Orlando infatti è entrato nel Pd dopo un accordo raggiunto proprio con Renzi. Ed è diventato renziano poco prima che Renzi venisse travolto dal risultato elettorale. "Il contributo al cambio di rotta politica del Pd e di ricostruzione del contatto con i cittadini" annunciato ieri da Orlando è un modo per tirarsi fuori dalla sconfitta e proporsi come guida. Con il Pd a pezzi, tra l'altro, è più facile la scalata al partito ritagliandosi un ruolo da leader. Non solo locale, ma anche di respiro nazionale. 

La strada sembra spianata."Tutta la classe dirigente deve rimettere il mandato e consentire una rinascita dal basso del partito. Parlo dei segretari regionale e provinciali. Dobbiamo evitare nuove guerre. Occorre una nuova fase costituente del Pd. Non è più il tempo di guerre tra bande e di notti dei lunghi coltelli". Così Rubino, convinto che "l'ingresso di Leoluca Orlando nel Pd sia un arricchimento per il partito". Poi su Fabio Giambrone, che non ha ottenuto il seggio alla Camera, Rubino aggiunge: "Non siamo nelle condizioni di giudicare le performance di singoli candidati. E' evidente che anche in questo caso abbiamo scontato il prezzo di candidature che non nascevano da logiche territoriali".

Sullo sfondo va in scena lo scontro intern al Pd tra opposte fazioni. Ai partigiani dem rispondono subito i faraoniani. "Onestà intellettuale vorrebbe che i cosiddetti partigiani dem ammettessero di aver contribuito alla sconfitta elettorale del Pd. Prima con l’appoggio incondizionato al governo Crocetta e poi, in tutta la campagna elettorale, giorno dopo giorno, con una azione sistematica sui media tesa ad indebolire il Pd. E' evidente che questa scelta irresponsabile abbia favorito i cinquestelle, abbia creato confusione e malumore tra la nostra gente" dice Antonino Musca, segretario dei Giovani Democratici di Palermo, che prosegue: "Questa sana autocritica dovrebbero farla, così come dovrebbero fare un esame approfondito della loro coscienza visto che parlano di azzerare i vertici, omettendo di dire ai siciliani che i vertici del Pd sono stati proprio loro in questi anni".

Immediata la contro-replica: "Le esternazioni di Musca meritano solo una replica: si dimetta e chieda scusa alla giovanile del partito per l'asservimento totale e indiscusso alla corrente di Davide Faraone, causa del disastro elettorale". A parlere è Elvira Martino, componente della segreteria dei Giovani Democratici. "Musca invece di produrre comunicati sotto dettatura e sconnessi convochi gli organismi dei Gd e si dimetta per restituire dignità all'organizzazione. Se non lo fa lui li autoconvocheremo noi".

Anche il centrodestra ha le sue gatte da pelare. All'indomani del voto, dopo i Figuccia brothers, piovono critiche su Gianfranco Miccichè anche da Forza Italia. "Nella nostra regione Forza Italia è stata salvata dal simbolo e dal nome Berlusconi non certo dalle scelte che sono state fatte dai dirigenti del partito siciliano che hanno prodotto un sonoro zero alla voce seggi vinti agli uninominali. Scelte che non sono state capaci nemmeno di coinvolgere chi in Forza Italia è stato attivo sul territorio già nelle regionali o ha militato da anni e che attendeva uno svecchiamento". Comincia così l’analisi del voto della deputata palermitana Marianna Caronia con i colleghi Rossana Cannata, Tommaso Calderone e Riccardo Gallo.

"Il commissario regionale di Forza Italia - concludono i quattro forzisti - parla di risultato straordinario perché il partito ha raggiunto il 21%. Beh, se si vuole  nascondere la testa in mezzo alla sabbia come gli struzzi e continuare a perdere consensi, facciano pure. Noi a questo gioco al massacro del centro destra siciliano non ci stiamo. La gente ci sta mandando dei segnali chiari. Vuole un rinnovamento. E noi che facciamo? Gridiamo alla vittoria di fronte ad una sonora sconfitta. Apprezziamo invece le parole parole di Ugo Zagarella secondo cui 'il vento del cambiamento ha soffiato forte anche in Sicilia e la richiesta che esce dalle urne è chiara e cristallina: i siciliani chiedono alla classe politica un grande ricambio generazionale. Complimenti al M5S che è riuscito a farsi interprete di questa istanza'. Il centrodestra siciliano ha bisogno di una rifondazione. I volti ci sono, le persone per bene anche. Ora serve solo una riflessione, non altre scelte calate dall’alto. I risultati catastrofici di questa tattica si sono già visti".

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