"Mio padre accostato a Lima e Ciancimino": Insalaco contro Ferrandelli

Corsa a sindaco, l'immagine simbolo scelta dal leader dei Coraggiosi non è piaciuta alla famiglia del sindaco ucciso dalla mafia: "Gravissimo danno alla sua memoria, profondo dolore e immensa indignazione"

Corsa a sindaco, il "manifesto" di Ferrandelli

Con la decisione di candidarsi a sindaco, ha spaccato il Pd palermitano e messo in agitazione il centrodestra. E Fabrizio Ferrandelli, il leader dei Coraggiosi, continua a far discutere. Tutta "colpa" di quel manifesto di "lancio" scelto dall'ex parlamentare regionale in cui sono rappresentate le fotografie dei vecchi sindaci palermitani, con al centro l'immagine di Ferrandelli. Un mosaico che non è andato giù alla famiglia del sindaco Giuseppe Insalaco, ucciso dalla mafia nel 1988. "La figura di Insalaco - è l'accusa - è stata accostata a personaggi come Lima e Ciancimino".

Si tratta dell'immagine simbolo della candidatura di Ferrandelli, accompagnata dallo slogan "Ora ci provo io". Una candidatura politica e non civica, quella di Ferrandelli, che arriva a distanza di un anno esatto dalle sue dimissioni da deputato regionale eletto con il Pd. L’ex parlamentare regionale ha ribadito di non avere "né padroni né padrini politici". E forse ha voluto ribadirlo anche con il manifesto appena pubblicato, che lo vede protagonista "a colori", personaggio di rottura, in mezzo ai vecchi sindaci palermitani in bianco e nero. 

“Il signor Fabrizio Ferrandelli – dice in una nota il figlio Luca - nella presentazione della sua candidatura a sindaco di Palermo ha fatto riferimento ai sindaci che negli ultimi 50 anni hanno governato la città, affermando tra l'altro che 'si sono succedute amministrazioni diverse, diverse negli uomini, nelle idee, negli schieramenti politici; ogni sindaco si è presentato, quasi sempre, con programmi e proclami di miglioramento e con promesse che troppo spesso sono state disattese'. In questa presentazione, nel suo sito e nel filmato che è stato trasmesso tramite social network e media, era messo in evidenza un cartellone con le foto di alcuni primi cittadini della città di Palermo. Tra le foto era ben visibile quella di Giuseppe Insalaco, sindaco per solo 100 giorni poichè immediatamente sfiduciato dai politici del tempo, in quanto aveva cercato di intraprendere un'amministrazione rispettosa della legalità e contro la criminalità organizzata fino ad essere successivamente barbaramente trucidato dalla mafia".

La nota prosegue così: "L'inserimento dell'immagine della figura di mio padre all'interno del cartellone della sua candidatura e di conseguenza l'adombrare che anche la sua azione politica fosse stata l'ennesimo fallimento o il risultato di comportamenti inefficaci offende la nostra famiglia, gli amici e tutti i cittadini sani della città che hanno vissuto le sue tragiche vicende. Ferrandelli, nell'inserire anche Giuseppe Insalaco tra gli autori del fallimento amministrativo e politico della città, accomunandone la figura a quelle di un Ciancimino e di un Lima e non inserendo tutte le immagini dei passati sindaci come se avesse voluto escluderne solo alcuni dal malgoverno, ha arrecato gravissimo danno alla sua memoria, provocando alla famiglia profondo dolore e immensa indignazione".

Immediata la "sponda" del Pd siciliano, che ha espresso "vicinanza alla famiglia di Giuseppe Insalaco". Antonio Rubino, responsabile regionale dell'organizzazione del Pd regionale, ha spiegato: "Capisco l'amarezza di Luca Insalaco e sento il bisogno di esprimergli affetto a vicinanza a nome mio e del partito. Per quanto ci riguarda figure come quella di  Giuseppe Insalaco vanno semplicemente citate come riferimenti positivi della nostra terra e non strumentalizzati nelle battaglie politiche. Chi pensa di ridurre quelle storie a volantini pubblicitari denota, oltre al cattivo gusto, un cinismo piccino piccino dal quale prendiamo decisamente le distanze".

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