"L'inchiesta sulle firme false è pilotata": gli indagati del M5S al contrattacco

In un esposto i deputati Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Giulia Di Vita, e due colleghe dello stesso gruppo, denunciano un complotto nei loro confronti orchestrato da un giovane avvocato "usando" la collega La Rocca che su Fb si difende: "Non sono una 'pentita manovrata'"

Prima il silenzio, poi lo scambio di accuse formalizzato in un esposto alla Procura. E i social network usati, ancora una volta, per chiarire, difendersi, attaccare. E' sempre più teso il clima in casa M5S. I tre deputati pentastellati indagati nell'ambito dell'inchiesta sulle presunte firme false in occasione delle elezioni comunali del 2012 - Riccardo Nuti, Claudia Mannino e Giulia Di Vita, con le colleghe del gruppo Chiara Di Benedetto e Loredana Lupo - hanno presentato un esposto alla Procura e all'Ordine degli avvocati denunciando un complotto ordito nei loro confronti da un giovane avvocato, Ugo Forello (tra i fondatori di Addiopizzo, e candidato alle "comunarie" del Movimento per la carica di sindaco a Palermo), che avrebbe "pilotato" la parlamentare regionale Claudia La Rocca, anche lei indagata, convincendola a presentarsi davanti ai magistrati.

Finora gli indagati con l'accusa di falso sono 13 tra parlamentari nazionali e regionali del M5S, attivisti e un cancelliere del tribunale. Il caso delle firme false è scoppiato dopo un servizio televisivo della trasmissione "Le Iene". La prima reazione da parte del Movimento è stata quella di negare, ma poi il fronte del silenzio è crollato. Claudia La Rocca è stata la prima a varcare la soglia del tribunale per rendere dichiarazioni spontanee. Dopo di lei anche il collega Giorgio Ciaccio. I due si sono inoltre autosospesi, così come richiesto pubblicamente dal blog di Beppe Grillo, dal Movimento. A distanza di giorni, la mossa degli ormai ex colleghi.

"Delle volte - replica Claudia La Rocca sulla propria pagina Facebook - il male è negli occhi di chi guarda. E' questo quello che ho pensato dopo aver letto l'articolo sul Corriere. Cosa ci sia di sbagliato in un avvocato che consiglia a diversi soggetti tirati in ballo nei servizi sulle 'firme false', di scegliere un'eventuale collaborazione con la magistratura, specificandone lo scrupolo e attenzione nel lavoro, non è dato saperlo... Eppure viene disegnato quasi come un peccato mortale. In tutto questo, fra le righe, anche la mia facoltà di intendere e di volere viene messa in dubbio, visto che sono stata dipinta come una 'pentita manovrata', quando di fatto ogni mia scelta è stata fatta in autonomia (e ci tengo a precisarlo), lontana da ogni eventuale consiglio e dopo lunghe riflessioni, pensando di fare semplicemente la cosa giusta nei confronti della mia coscienza e per tutto ciò in cui credo. Solo un cieco non vedeva la degenerazione in cui si stava scivolando". "Strano - prosegue - che chi sceglie di collaborare con la giustizia, parlando prima di tutto del proprio coinvolgimento, venga dipinto come 'irretito' da chissà quale inverosimile complotto. Ancora più strano, è essere stata così ingenua al punto da mettere volontariamente in discussione anni di duro lavoro. Praticamente il mondo al contrario".

"Ho raccontato al pm - precisa La Rocca - solo ciò che effettivamente ricordavo con estrema onestà intellettuale, non una parola di più né una in meno. Le carte lo dimostreranno. Ho sempre sostenuto che alcune ricostruzioni del servizio delle Iene non corrispondessero pienamente alla realtà, come la strumentalizzazione delle mail, del record delle 13 ore in sede o la storia della riunione dove si sarebbe parlato della ricopiatura delle firme. Motivo per cui non c'è nulla che 'stride' fra le mie mail con la Mannino e la mia intenzione di dire la verità ai magistrati, cosa che non ho mai pensato omettere. Sono anche fermamente convinta che i soggetti che hanno portato alla luce questa storia, dopo quattro anni e mezzo, non l'abbiano fatto di certo per amore della verità , ma probabilmente per mal di pancia passati e per creare caos in vista prossime comunali. In qualsiasi caso nulla cambia la realtà di un fatto avvenuto. Il punto è questo. Ci sono tanti comportamenti in questi giorni che mi hanno lasciata perplessa, ad esempio sono convinta che chi è innocente (e non sono io a deciderlo) ha il solo interesse di collaborare per far archiviare quanto prima la propria posizione, senza chiudersi in silenzi o paventate strategie per allungare il brodo. Forse sarebbe stato più sano affrontare con responsabilità una situazione, invece di provare a 'buttarla in caciara'. Purtroppo sembra essersi perso il senso di ragionevolezza e della realtà. In questo momento surreale per vederci chiaro basterebbe fare ragionamenti semplici, oggettivi e logici. Avevo pensato di indire una conferenza stampa, ma a questo punto non lo ritengo più necessario, attendo con fiducia l'esito delle indagini, voglio continuare a credere nel lavoro della magistratura".

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